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PERCHÉ MUOIONO I MONASTERI?

Riflessione

 

In una sua recente conferenza, don Guillaume Jedrzejczak diceva che il fatto che le comunità vedano diminuire i propri membri è un fenomeno del tutto normale. Deriva principalmente dall’evolvere dei tempi: l’epoca da cui veniamo, il XIX secolo e la prima parte del XX, è stata di grande espansione religiosa e monastica, ed è inevitabile una diminuzione. Di fatti, nella storia non esiste un modello di continua crescita, come abbiamo in mente, ma una alternanza di alti e bassi. Un po’ nuovo e un po’ strano è il fatto che, invece di approfittare dell’epoca di crisi per riflettere, approfondire, interrogarci, abbiamo la tendenza a scandalizzarci della realtà e ad andare verso la chiusura dei monasteri.

Non sempre è una scelta saggia. Sembrerebbe più prudente adottare gradualmente soluzioni che ci permettano di vivere una buona qualità di vita monastica in un numero più ridotto. Certamente non è facile, potremo ritornare in seguito su questa riflessione.

Condividendo e tenendo per fermo l’invito a non sopprimere con leggerezza una comunità monastica, dobbiamo anche riconoscere che molte comunità vengono chiuse o finiscono perché non sono riuscite a vivere un adattamento al cambiamento dei tempi, con il rinnovamento richiesto. Hanno perso la capacità di integrare – o prima ancora di riconoscere – le nuove vocazioni in generazioni che rapidamente cambiavano; di conseguenza non sono riuscite a mantenere un livello di vita monastica soddisfacente; e ancora di conseguenza hanno perso la capacità di attrarre.

L’Ordine di cui faccio parte è fra quelli che hanno vissuto, grazie al Capitolo Generale e ad altre strutture di cui si è mantenuta l’efficacia, un rinnovamento che si può definire di buon livello. Le comunità, nella maggioranza, hanno vissuto una buona qualità di modernizzazione, organizzazione del lavoro, celebrazione liturgica, formazione, approfondimento culturale, animazione della comunità, ecc. Ciononostante anche qui si verifica in alcune parti un movimento verso la chiusura. Perché?

I motivi delle difficoltà sono diversi e complessi e le situazioni andrebbero analizzate ad una ad una per evitare generalizzazioni superficiali. Tuttavia ci sembra di poter menzionare alcuni elementi generali che sembrano obiettivi:

  • Un clima di disistima per la vita contemplativa reale, accompagnata da molte teorizzazioni ideali, si avverte nell’aria. Questo influisce pesantemente sui superiori e sulle comunità

(segue)

La Fondazione Monasteri

La Fondazione Monasteri, traendo ispirazione dalla Fondation dès Monastères che dal 1974 aiuta a diversi livelli molte comunità monastiche e religiose della Francia, si è costituita nel 2009 ed ha sede a Bologna.

Si pone come scopo quello di contribuire alla conservazione e alla diffusione dell’eredità religiosa, culturale, artistica di cui i monasteri sono portatori, perché i monasteri possano ancora oggi vivere e mettere a servizio degli uomini di oggi il loro patrimonio di forza spirituale, di tradizione e di cultura.

La Fondazione ha quindi anche lo scopo di venire incontro ai bisogni delle comunità monastiche, specialmente contemplative, dando loro un supporto di ordine formativo-informativo, amministrativo, giuridico, fiscale e nella misura del possibile anche un aiuto finanziario.

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