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2020

Nel corso dell’anno vorremmo continuare le riflessioni iniziate con l’articolo  Perché muoiono i monasteri?

Chi avesse riflessioni ed esempi da rendere noti, ce li può inviare.

COME RINASCE UN MONASTERO

MONACHE CISTERCENSI DI CORTONA

Non è del tutto giusto dire “rinasce”: il monastero delle Cistercensi di Cortona era in realtà ben vivo. Ma era vivo come un bellissimo focherello sotto la cenere: braci calde, resistenti, formatesi in una lunga combustione. Ma essendo sotto la cenere, a molti pareva che fosse giunto (da tempo) il momento di dare due colpi di paletta e liberare quei grandi, maestosi edifici, troneggianti sul fianco della collina di Cortona, che può definirsi uno fra i posti più suggestivi d’Italia. D’altronde il riutilizzo dei sacri edifici era facile: già vari monasteri cortonesi – le Duchesse, il monastero maschile dei Cistercensi e certamente altri erano stati venduti e adibiti vuoi a residenza estiva di università americane, vuoi ad albergo in questa cittadina turistica. Poco ci voleva per fare del nostro monastero una residenza per anziani, oppure una struttura per turisti, potremmo anche chiamarli pellegrini.

Cosa ci vuole invece perché un monastero non muoia, ma rinasca a nuova vita? La risposta è semplice e sempre ne siamo state convinte: ci vuole qualcuno che lo desideri, ci creda, prenda a cuore la cosa, sia disposto a lavorare e faticare un po’ per questo.

Dovranno essere monaci e monache, autorità ecclesiastiche e popolo di Dio.

In questa vicenda si sono presentati tutti gli attori:

  • La prima mozione è venuta dal desiderio di unità di un Abate Generale (don Bernardo Olivera, OCSO), all’interno della sua Famiglia monastica
  • La seconda,  dall’impulso di filiale obbedienza a questo desiderio nel cuore di alcune monache (di Valserena)
  • La terza, dalla straordinaria apertura, umiltà e saggezza profetica del giovane cuore di una Badessa ottantenne (madre Giuliana di Cortona)
  • La quarta, da un fedelissimo amico laico della comunità, rappresentante del popolo di Cortona presso il Vescovo (signor Giorgio Scirghi)
  • La quinta, dalla fiduciosa parresia di un Vescovo, che ha trovato eco nel cuore di una comunità (Mons. Gualtiero Bassetti)
  • La sesta dalla benevolenza cortese di un Abate che, senza affatto credere nel progetto, pronunciò tuttavia, ispirato da Dio, una triplice benedizione su di esso; e una volta che la benedizione attecchì, ne custodì fedelmente il seme (Don Luigi Rottini)
  • La settima dall’umiltà di un altro Abate (don Giacomo Brière), che avendo dapprima osteggiato il progetto, lo curò e lo servì poi con paterna dedizione. E in seguito potremmo dire lo stesso dalla benevolenza di altri Abati Generali che seguirono …
  • L’ottava, dalla fede, dalla speranza e dal coraggio indomito di due Comunità

(segue)

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