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50° di Fondazione dell’Abbazia benedettina «Mater Ecclesiæ» – Isola di San Giulio

«Dichiarerete santo il cinquantesimo anno… Sarà per voi un giubileo» (Lv 25,10)

L’11 ottobre di quest’anno 2023 celebreremo con gioia il cinquantesimo di fondazione della nostra Abbazia benedettina «Mater Ecclesiæ» posta sulla piccola Isola San Giulio, nel lago d’Orta, diocesi di Novara.

È un avvenimento a cui ci stiamo preparando da tempo proprio per rendere grazie al Signore che ha voluto far fiorire il piccolo seme di vita monastica deposto fra queste pietre a sua maggior gloria. In tale occasione, rivisitando gli scritti archiviati, abbiamo ritrovato le parole con cui la carissima Madre fondatrice, Madre Anna Maria Cànopi, descriveva la nostra avventura monastica: «Qui, chiamata dal Vescovo di Novara, nell’autunno 1973, quando l’Isola rimaneva completamente disabitata fino alla primavera, approdò la nostra piccola comunità monastica benedettina, costituita allora da sei membri provenienti dall’Abbazia di Viboldone (Milano) e da una postulante, arrivata nello stesso giorno della fondazione, l’11 ottobre. I disagi logistici non impedirono, anzi facilitarono l’attuazione dell’ideale benedettino Ora et labora. La celebrazione della Liturgia era – com’è ancora e sempre più – la festa della nostra vita. La preghiera, infatti, trasforma in gioia il sacrificio, il sostegno vicendevole della carità fraterna alimenta la forza interiore nell’intento di costituire una “casa di Dio” serena e accogliente, una dimora di pace per chiunque venga a bussare, come dice san Benedetto nella Regola (c. 53). Allora pensavamo di rimanere sole per molto tempo, invece ben presto la comunità si fece numerosa, si dovettero restaurare e occupare altri edifici e organizzare anche in modo più adeguato il lavoro».

La benedizione del Signore ha continuamente accompagnato e sostenuto il nostro cammino a cui non sono mancate anche gravi prove, specialmente in ordine alla salute. Esse ci hanno in certo modo costrette a non perdere mai di vista la certezza che se non è il Signore a costruire la casa, ci si affatica invano. Abbiamo invece sempre potuto sperimentare la Sua amorevole presenza, e anche il momento della successione di Madre Anna Maria – mancata il 21 marzo 2019, giorno del transito di san Benedetto – è avvenuto nella pace. La comunità ha potuto proseguire con naturalezza il suo cammino nella fedeltà al solco da lei tracciato: il primato dell’Opus Dei, l’ascolto della Parola di Dio, il lavoro e l’ospitalità segnano ancora il ritmo delle nostre giornate sotto la guida sapiente ed equilibrata di Madre Maria Grazia Girolimetto, amabile custode della comunione fraterna.

Un dono speciale per noi è stata anche la presenza del sacerdote che il vescovo ci ha assegnato come cappellano, don Giacomo Bagnati. Egli è approdato con noi sull’Isola l’11 ottobre 1973, come parroco della Basilica che contiene i resti mortali di san Giulio, sacerdote greco venuto da un’altra isola, quella di Egina, per evangelizzare queste terre e costruire chiese. Secondo la tradizione è morto sull’Isola nel 401 e la gente lo venera tuttora solennemente come patrono dei muratori il 31 gennaio. Don Giacomo, gracile per natura, ha ormai superato la veneranda soglia dei 90 anni – chi l’avrebbe mai immaginato! –, e custodisce ancora con la sua mite presenza e l’incessante preghiera questa comunità che è stata ed è la sua famiglia. Alla sua discreta presenza dobbiamo molto, e tuttora egli edifica per la sua pietà i numerosi ospiti che partecipano alla nostra liturgia.

Alcune sorelle della prima ora hanno già raggiunto “l’altra riva” – il nostro cimitero infatti è situato sulla sponda occidentale del lago. Sicuramente continuano a vegliare su di noi, perché nuove sorelle giungono ad occupare gli stalli di coro lasciati vuoti. Questo ci permette di tenere operosi i vari laboratori e di essere un punto di approdo per tanti fratelli ora più che mai assetati di Dio e della presenza di suoi testimoni.

Sr. M. Maddalena
Abbazia Benedettina
“Mater Ecclesiæ”
Isola San Giulio (Orta)

Vedi su:  https://benedettineisolasangiulio.org/comunita/verso-il-50-di-fondazione/

Germogli a Saint-Oyen, in Val d’Aosta

A Saint-Oyen – nella valle che sale al valico del Gran San Bernardo – a 1300 metri di altezza, da secoli vi era un “ospizio” per i pellegrini, i viandanti ed i commercianti che percorrevano la strada del valico.

Poi l’ospizio era diventato una fattoria, il cui reddito contribuiva al mantenimento dei Canonici. Da alcuni decenni i canonici avevano ceduto gli edifici alla diocesi, che aveva riutilizzato l’ospizio come “casa per ferie”, ma accanto a questa era stato fatto posto anche per un monastero di clausura: un vecchio fienile ha così dato il suo spazio ad una chiesa monastica.

Nel 2000 il vescovo di Aosta aveva chiesto alla badessa del monastero Mater Ecclesiae, dell’isola di San Giulio nel lago d’Orta, la possibilità di avere una fondazione monastica di clausura nella sua diocesi.  Nel 2002, rispondendo all’appello, sono arrivate a Saint-Oyen sette monache del monastero di san Giulio, costituendo un Priorato.

Col tempo, dal 2018 la comunità è diventata un monastero; oggi le monache sono 16, di cui 14 hanno fatto la loro professione solenne a San Giulio, e solo in seguito si sono trasferite qui, ma una ha fatto la sua professione solenne a Saint-Oyen ed un’altra, ancora novizia, attende di farla. Sia qui che a San Giulio i numeri parlano di una crescita costante, con i tempi del Signore.

Ne parliamo con suor Anna Maria, priora. Proviamo a chiederle quali motivi può avere questa crescita, su quali basi si fonda, ma lei preferisce lasciarci esercitare la nostra intuizione. Ci parla della regola benedettina, con i laboratori di artigianato (pirografia), di “broderie”, di “pittura di icone”; sperimentiamo noi stessi la bellezza della liturgia delle ore, con l’attenzione ai canti in gregoriano.  Molte persone salgono a condividere per qualche momento la loro vita, ospitate presso l’ostello, o anche – se interessate ad una ricerca vocazionale – nel monastero.

Ripartiamo ristorati dal colloquio.

Nel mondo monastico il Signore sta lasciando avvenire vigorose potature, ma vi sono anche germogli nuovi che crescono.

Nicola Coccia

 

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Pubblicato il Monasteri, Testimonianze

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