Il monachesimo non è un tentativo di risposta;
non è un sistema di credenze;
non è nemmeno una specifica religione:
il monachesimo è una visione dell’uomo e del suo destino;
della vita e del suo divenire;
del tempo e della sua dimensione escatologica;
dello spazio e della sua proiezione oltre la precarietà del limite contingente,
che scaturisce come sorgente viva
dal mistero della creazione,
dell’incarnazione, della redenzione,
della risurrezione e della trasfigurazione.
È, cioè, una visione esistenziale che procede dalla fede,
nella fede, verso la fede totale.
Il monachesimo prorompe dalla costante ricerca umana di pienezza di senso e di significato;
è tensione vitale verso la felicità;
è memoria che trascende il tempo,
ampiezza escatologica del futuro;
è movimento di conversione e trasfigurazione dell’essere:
parte dall’incarnazione e all’incarnazione ritorna,
per incontrare nella persona unica e infinita del Figlio di Dio, salvezza e destino,
principio e fine,
la pienezza della vita
e la fonte di ogni sussistenza.
In questa cultura del non senso, cultura della morte,
il monachesimo si propone come il senso positivo dell’uomo e della vita,
si propone come spazio di umanità nuova.
Ricupero di un significato o, meglio,
esperienza umana che riceve dal Figlio di Dio
pienezza di contenuto;
un significato così radicale della vita e del destino
da poterlo proporre al mondo come esperienza di vera umanità.
Dalla ricchissima tradizione (monastica) emerge esattamente questo: una particolare ricchezza di umanità, una visione dell’uomo, della vita, del tempo, dello spazio, che danno dimensione di gratuità e bellezza all’esperienza umana; una concezione della relazione e della convivenza che spazia nel campo dell’amicizia e della comunione come spazio connaturale; il significato di una conversione verso una trasfigurazione, «conformazione», che supera l’angusto limite dell’ambiziosa affermazione mondana e dà all’uomo un’immensa possibilità di incontro con l’infinito e con il reale. È quindi proposta di un senso alla cultura del non senso (…) e pietà per le vittime del cinismo contemporaneo, la malattia più contagiosa e mortale dell’epoca in cui viviamo.
M Cristiana Piccardo
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