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Che Dio sia glorificato in ogni cosa!

Presentiamo il volto e cenni di storia di una comunità monastica in Francia, Boulaur; comunità vivente e creativa dopo avere attraversato vicende storiche complesse. 

Sempre più ci rendiamo conto, conoscendo le più diverse comunità, del modo di operare dello Spirito Santo. Una comunità, una famiglia monastica, nascono e non possono che nascere, o rinascere, dal soffio dello Spirito. Questo normalmente opera come pizzico di lievito, con la dinamica del granello di senape. Opera come vuole, dove vuole, fra contraddizioni e tenebre di ogni sorta, subendo e superando attacchi da ogni parte e sempre riprendendosi; e non sai donde viene e dove va.

L’Istituzione avrà sempre il compito di regolare i carismi, di approvarli, se necessario di disciplinarli e raddrizzarli; ma non potrà mai crearli, sostituirli e neanche rivitalizzarli: la vita è di Dio, dello Spirito.

Un carisma non nascerà mai a tavolino. Perciò dovremo sempre essere attenti alla vita dello spirito, rispettosi della vita, pieni di tremore e timore davanti alla vita. L’ansia di sopprimere la vita viene dal nemico, la gioia per la vita che nasce è di Dio. La cura della vita, l’aiuto alla vita in tutte le sue manifestazioni anche spirituali è il compito di tutti noi, fratelli e sorelle, che la incontriamo ferita o bisognosa passando per la strada.

L’Abbazia di Boulaur si trova sulle colline del Gers (tra Tolosa e Auch). Fu fondata nel 1140 dalla badessa di Fontevrault per accogliere uno sciame delle sue monache, la cui spiritualità si ispirava alla Regola del nostro padre San Benedetto. La lunga storia del monastero potrebbe raccontare di molte prosperità, ma anche di molti dolori dovuti alle guerre e alle disgrazie del tempo. Eppure, secolo dopo secolo, al di là delle vicissitudini della terra, le monache hanno vissuto qui la loro vocazione perché fides tenebras nescit (la fede non conosce le tenebre), come indica il motto del monastero. Nel 1904, le leggi anticlericali cacciarono le monache dal monastero.

Nel 1949, le nostre fondatrici (provenienti dall’Abbazia benedettina di Kergonan) si trasferirono negli edifici fatiscenti del convento e nel 1957 il monastero entrò a far parte dell’Ordine cistercense.  Le nostre sorelle fondatrici si rimboccarono le maniche e fecero un lavoro straordinario per dare nuova vita a questo luogo monastico… Tuttavia, nonostante i loro sforzi e la loro fede, in trent’anni non videro arrivare le vocazioni sperate, o ne videro troppo poche. Il monastero non doveva forse chiudere? Fu allora, negli anni ‘80, che le monache, su invito dell’Abate generale in visita, fecero una novena a Claire de Castelbajac, una giovane e radiosa ragazza del Gers morta a 21 anni nel 1975, per chiedere al Signore, per sua intercessione, cinque vocazioni nel corso dell’anno. Questo segno intendeva incoraggiare l’apertura della causa di beatificazione.

Le monache pregavano… e nel corso dell’anno si presentarono cinque giovani ragazze desiderose di abbracciare la vita religiosa. La causa di Chiara fu introdotta a Roma e continuiamo a testimoniare le molte grazie concesse per sua intercessione e la sua influenza, soprattutto tra i giovani. Da allora, molte altre vocazioni si sono riversate, permettendoci di realizzare due fondazioni: una a Rieunette, vicino a Carcassonne, nel 1998, e l’altra a Notre Dame des Neiges, in Ardèche, che è subentrata ai nostri fratelli trappisti alla fine del 2022.

Oggi siamo una Comunità di 25 suore a Boulaur, tra cui 8 suore in formazione.  Questi ultimi anni sono stati segnati da un bellissimo e vasto progetto comunitario per far fronte alla crescita della Comunità e alle ristrettezze economiche. Abbiamo riflettuto sulle nostre attività. Fin dai primi anni della nostra fondazione, le nostre anziane avevano coltivato la terra, avevano mucche e maiali, e lavoravano e vendevano formaggi, paté e marmellate sul posto. Abbiamo sempre voluto continuare a lavorare la terra. Seguendo le orme delle grange cistercensi del XII secolo, abbiamo progettato i nostri nuovi edifici di lavoro con questo spirito. Nel XII secolo, nelle nostre campagne sono state costruite centinaia di Grange cistercensi.

Queste Grange erano centri di sviluppo economico, vere e proprie fattorie “laboratorio” e luoghi in cui si radicavano la cultura e il Vangelo. Ispirandoci a questa storia e nello spirito della Laudato si’, l’abbiamo utilizzata come ispirazione per i nostri nuovi edifici di lavoro (fienili e laboratori di produzione). Nell’ambito della nostra spinta missionaria, abbiamo anche progettato le strutture per consentire ad alcuni visitatori, ad esempio le scolaresche, di scoprire il lavoro svolto in fattoria in uno spazio educativo.

Nello spirito di queste grange cistercensi, lavoriamo in Comunità secondo la nozione di ecotono, utilizzata dagli specialisti del mondo vivente. In natura, gli ecotoni sono aree in cui due ecosistemi si incontrano, come le rive di un lago o il margine di una foresta; aree protette che svolgono un ruolo molto importante per la particolare profusione di vita che contengono. Questa nozione ha risuonato con la nostra vita monastica, in un momento in cui stavamo pensando a un nuovo negozio per ospitare una produzione più ampia e nuovi spazi di accoglienza. Ci siamo rese conto di quanto la nozione di ecotono potesse ispirare il nostro pensiero sulle molteplici interazioni tra il monastero e il mondo, sia in termini di accoglienza dei fedeli e degli ospiti, sia in termini di esigenze economiche o di relazioni con il territorio. Abbiamo progettato questi spazi (che saranno inaugurati tra qualche settimana) come luoghi in cui la bellezza e la pace favoriscono l’incontro e l’apertura del cuore a Dio. In questo modo, il luogo, gli edifici antichi e nuovi, la terra e le colline, gli alberi… diventano parte integrante del cammino verso Dio, come un libro aperto.

Come concludere questa breve presentazione senza parlare della ragion d’essere dei nostri monasteri: la lode di Dio! Da alcuni mesi siamo in attesa di cantare i nuovi graduali, una bozza per l’edizione finale del Graduale cistercense alla fine del 2024. Questo è il frutto di sette anni di lavoro con diversi monasteri cistercensi in tutto il mondo. L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di studiare, con l’aiuto di specialisti, i manoscritti cistercensi e la tradizione del canto gregoriano, al fine di far luce sulla riforma voluta da San Bernardo nel XII secolo e sul colore distintivo del canto cistercense che ne è derivato. È una grande gioia poter cantare il canto cistercense e trasmettere questa tradizione specifica del nostro Ordine.

 

Che Dio sia glorificato in ogni cosa!

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Pubblicato il Cronache, Monasteri

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    L’associazione, inoltre, promuove la valorizzazione e la sostenibilità delle opere nate dai diversi carismi.

    Il CNEC stimola gli istituti religiosi alla collaborazione per la gestione e il futuro delle opere.

    Infine, si impegna a collaborare con le istituzioni preposte alla guida della vita consacrata (CEI – USMI – CISM),
    e con le altre associazioni che operano a favore degli istituti religiosi.