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Clarisse – Da Gubbio uno sguardo sulla Federazione umbra

Il Monastero delle Clarisse di Gubbio, SS. Trinità, si trova in un luogo incantevole, arrampicato su una ripidissima montagna fra boschi di lecci e pini, sopra la straordinaria città medievale. Il luogo e la comunità emanano un fascino e una bellezza tipici delle comunità francescane. La costruzione è antichissima, il primo insediamento eremitico risale al 1200, ampliato poi, sempre nella stesso stile a volte di pietra, da un gruppo di frati francescani un secolo e mezzo dopo. La proprietà è sempre rimasta ai francescani, anche se varie presenze si sono alternate, fino all’insediamento, una trentina d’anni fa, delle Clarisse.

La comunità abbastanza numerosa, 17 sorelle, dai volti giovani e dal canto veramente angelico, riempie oggi tutti gli spazi disponibili nel monastero.

La Presidente della Federazione umbra, di Santa Chiara e Agnese, è una sorella di questa comunità, Madre Chiara Cristiana Mondonico; siamo qui per intervistarla.

 

D – Mi può dare una veloce panoramica dei vostri monasteri di Clarisse in Italia?

R – Sono 100 monasteri, per un totale di 1107 monache, suddivisi in 8 Federazioni.

La nostra federazione Umbra comprende 23 monasteri, fra cui: il Protomonastero di Assisi (38 monache), i monasteri di Foligno (28), Città della Pieve (circa 30), Attimis (28), Perugia (24), Novaglie (26) sono quelli più numerosi. Poi c’è St. Claire di Gerusalemme. Il Protomonastero di Assisi ha fatto diverse fondazioni, Nicaragua, Ruanda. Quella di Kamonyi (Rwanda) è una comunità bellissima che sta a sua volta sciamando in fondazioni, perché sono in tante.

 

D – Fermiamoci un momento: mi dice che è una comunità bellissima; conosco comunità contemplative africane che debbono affrontare problemi legati alla tradizione ancestrale molto molto gravi, di cui non riescono a venire a capo. Non succede questo in Rwanda?

R – Sì, conosciamo questi problemi; ma sembra che per grazia di Dio queste nostre sorelle siano riuscite a superare le difficoltà.

 

D – Questo sarebbe straordinario. Come?

R – Certamente con la formazione, lunghissima, seguendo per anni le aspiranti quando sono studenti. Poi c’è stata una grazia speciale, venuta certamente dal fatto che durante il tempo del genocidio le sorelle hanno potuto continuare a vivere insieme, sia Hutu che Tutsi, nella pace.

 

D – Il fatto di avere superato i problemi della tradizione è certamente fuori dell’ordinario! Varrebbe la pena andare ad imparare da loro… Può parlarmi della vostra esperienza di Federazione? Quando vi siete federate?

R – Subito! Ci siamo subito aperte alla richiesta della Santa Sede, al tempo di Pio XII, che chiese a tutte le contemplative di federarsi, pur senza obbligarle. Abbiamo iniziato un cammino, e la Federazione è nata nel 57.

 

D – Anche questo, forse, è abbastanza straordinario. Non ci sono state resistenze, paure?

R – Certamente sì. Le comunità erano attaccatissime ciascuna alla propria autonomia. Questa ha degli aspetti positivi, di salvaguardia della tradizione; ma nelle comunità più piccole e povere, poteva avere delle conseguenze drammatiche, a livello di debolezza della formazione e povertà umana.

Penso che le due grazie che hanno aperto un cammino positivo di Federazione siano state: la grazia della pronta obbedienza alla Chiesa, che nessuna metteva in discussione, e la grande e generosa collaborazione dei fratelli francescani.

Il Padre Provinciale ha prestato un umilissimo e santo fratello, che è stato incaricato dalla Santa Sede di curare come Assistente per la formazione della Federazione. Questo fratello per anni ha girato visitando i monasteri, sensibilizzando piano piano le sorelle, spiegando loro i motivi della richiesta della Chiesa. Se non capivano o non si aprivano subito, continuava a seguire fraternamente le comunità, essendo loro vicino per i loro bisogni. Dopo qualche tempo la Federazione è nata.

 

D – Ci sono state difficoltà?

R – Certamente, ma posso dire che subito il cammino è iniziato bene. Abbiamo imparato pian piano a dialogare, negli anni abbiamo fatto un bel cammino, la coordinazione della Presidente ora funziona bene. Abbiamo imparato a dialogare anche fra le Presidenti delle diverse Federazioni. In passato c’erano tensioni fra le diverse osservanze, particolarmente sulla Clausura e questo creava qualche diffidenza. Ora c’è un bel clima di dialogo, nel rispetto delle diverse sfumature. Cerchiamo di vigilare su quello che è essenziale, il concetto stesso di vita contemplativa.

 

D – Quali sono stati, secondo lei, gli strumenti più efficaci, oltre il dialogo nel rispetto reciproco?

R – Quello che ci ha veramente aiutate è stato chiederci sempre le ragioni delle nostre osservanze, cercare di approfondirle, anche a livello di studio storico e di riflessione. Nella nostra Federazione siamo particolarmente attente alla tradizione. Per cambiare qualcosa non basta dire: “non siamo più nel Medioevo”! Cominciamo a chiederci: ma lo so cos’è il Medioevo? Lo conosco? Qual era all’inizio e qual è ora il valore della nostra forma? Per fare questo lavoro ricorriamo a un approfondimento serio dei testi, soprattutto della Regola di S. Chiara, valorizzando i doni delle sorelle capaci di studiare. Abbiamo avuto così la possibilità di conoscere e approfondire le fonti. Sono molto contenta del forte lavoro fatto, ne vediamo i risultati.

 

D – Ascoltando la storia della Federazione sono stata colpita dal ruolo di sostegno che hanno avuto i Frati Minori. Mi è parso di capire che sia stato un sostegno forte e discreto, umile e fraterno, forse decisivo in un momento in cui i monasteri non erano ancora in grado di relazionarsi fra di loro. Come si configura ora il vostro rapporto coi fratelli?

R – É possibile una varietà, che risponde alle diverse situazioni concrete. Alcuni monasteri della Federazione hanno come Ordinario il Provinciale dei Minori. Gli altri dipendono dal Vescovo. C’è sicuramente una differenza, dal punto di vista della formazione, della salvaguardia del Carisma, delle visite Canoniche. Queste oggi vengono fatte dall’Ordinario con la Presidente. Coi frati la possibilità di comunicazione al livello del carisma è naturalmente maggiore.

 

D – All’inizio com’era la struttura?

R – Chiara voleva l’aiuto del Provinciale e dei Frati per formare al Carisma. Per quanto riguardava la Giurisdizione, assolutamente no: voleva dipendere da Roma. Questo per assicurare l’autonomia del governo.

 

D – Penso che una giusta collaborazione all’interno del carisma fra fratelli e sorelle, nel rispetto reciproco, sia straordinariamente importante, sia la cifra del futuro della vita religiosa – che non è affatto finita benché alcune delle sue forme – deformazioni dovessero realmente finire. A che cosa dovete il bene di avere conservato, o piuttosto ritrovato, questo rapporto positivo e costruttivo?

R – Penso soprattutto al lavoro, di cui sopra le accennavo, di preparazione della Federazione. Il rapporto con I Frati Minori nella nostra Federazione è molto buono, nel rispetto delle diverse forme di vita.  Pian piano poi è nata fra le sorelle dei nostri monasteri una bella fraternità e confidenza,  la capacità di dirsi anche i propri problemi, di cui prima si aveva paura. La vicinanza fraterna e la ricerca comune sul carisma sono stati i due punti di unità. Aiuta molto anche la conoscenza reciproca nella partecipazione ai corsi formativi organizzati dalla Federazione. Ci sono alcuni Minori che svolgono un servizio formativo prezioso a livello teologico.

 

D – Grazie di questa bella testimonianza, che è una speranza per tutte. Mi colpiscono veramente questi due pilastri, la collaborazione positiva fra carisma femminile e carisma maschile e l’amore alla Chiesa.

R – L’amore alla Chiesa l’ho respirato dal mio primo giorno in monastero. Viene da Francesco e Chiara. Se è mantenuto, alla fine salva! Questo non vuol dire che non rimangano anche da noi tanti problemi. Molti monasteri sono stati chiusi, quelli più piccoli sono in difficoltà.

DOMANDA CHE LASCIAMO APERTA: LA PRONTA OBBEDIENZA ALLA VOCE DELLA CHIESA CHE CHIAMAVA DA ANNI LE CLAUSTRALI A FEDERARSI ha dato, almeno secondo questa testimonianza, ottimi risultati a chi ha potuto rispondere subito, in tempi in cui il cammino ecclesiale era meno complesso; le vocazioni erano più numerose, la collocazione dei monasteri all’interno di una cristianità ancora percepibile era più semplice. Oggi, in tempi per tutti difficilissimi, questa via della Federazione è recuperabile? Oppure in alcuni casi è diventata impraticabile?

CHI PUO’ DARCI UN CONRIBUTO PER RISPONDERE?

Vedi anche https://insantaunita.org

 

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Posted in Cronache, Perché vivono i monasteri
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