Comunità fragili? Fragili in Europa? Certamente, scarsità di vocazioni, problemi di edifici, burocrazia schiacciante, fragilità canonica …
Ma per fortuna, si dice, in altri continenti ci sono molte vocazioni e comunità fiorenti, per esempio in Africa. Certamente, ma i problemi sono ancora più delle vocazioni. La nostra comunità di Soke, Huambo, Angola, dopo anni e anni di guerra e vicissitudini di ogni genere ha potuto finalmente costruire il suo monastero e una chiesa bellissima; ma le fatiche sono state tante che gran parte delle pietre vive si è dispersa o si trova attualmente a fondare la comunità del cielo, lasciando memoria di sé nel cimitero costruito sulla montagna. Nonostante tutto questo la speranza è ancora viva e il 25 marzo di quest’anno la comunità ha celebrato la Dedicazione della sua chiesa. Pubblichiamo stralci di una cronaca stesa dalla superiora della Casa fondatrice.
Ci siamo recati a Soke con Padre Maximilian superiore di Tre Fontane e Padre Immediato, l’architetto Sergio Cabassi, l’amico Flavio, dal 18 Marzo al 29 marzo per la Dedicazione della chiesa prevista ormai da tempo.
Non è possibile farlo nei dettagli, ma occorre far memoria della storia che ci ha condotto fino a qui.
1978: Le prime sorelle angolane iniziano vita monastica a Huambo dopo 12 anni di formazione in un monastero spagnolo, Benaguacil.
Le tappe della storia sono:
La comunità viene adottata da Valserena nel 1980, con l’invio di tre sorelle a tempo indeterminato. Una di loro è adesso la Superiora, md. Manuela Salvadori, dopo aver servito la comunità come maestra delle novizie per diversi anni.
Per tutto il tempo della guerra (1975-2002) le fondatrici si insediano nella città di Huambo e intanto ricercano un terreno per il futuro monastero e iniziano a coltivarlo. Vivono la loro fedeltà all’Ufficio divino e sono una presenza per il popolo, nutrono gli affamati curano i feriti seppelliscono i morti accolgono i fuggitivi di ogni parte.
Finalmente sulla montagna trovano un terreno più adatto a un monastero contemplativo: Il Signore disse a Mosè va’ …
Vivono in casette provvisorie di mattoni di fango come un accampamento nel deserto, mantenendo il desiderio di costruire un luogo stabile. […]
Infine costruiscono un bellissimo monastero.
Ma contemporaneamente vengono alla luce problemi di ogni genere, sofferenze sedimentate nelle famiglie e nei cuori nei lunghi anni di guerra e confusione; se il tempo della guerra è stato quello dell’eroismo, l’inizio della pace coincide con l’emergere delle ferite e difficoltà accumulate. +
Così in qualche modo la costruzione della chiesa nuova e l’abitarvi è coinciso con un lungo tempo di purificazione, con lunghi mesi di silenzio e adorazione eucaristica prolungata, mentre i superiori e i loro assistenti cercavano soluzioni adeguate. Tutto questo è stata una scuola di fede, di discernimento, di sapienza, di speranza.
Poi nel 2024 la riapertura del monastero al pubblico, con una festa grande che manifestava la gioia della Chiesa angolana e adesso la Dedicazione della Chiesa.
In questa celebrazione si è come toccata con mano la grande sproporzione tra lo splendore di gloria della celebrazione stessa e la fragilità della comunità: la partecipazione del Nunzio S.E. Mons. Krispin affiancato dai due vescovi di Huambo uno in carica, Mons. Zefirino, e uno emerito, Mons. Queiros, e da una ventina di sacerdoti tra cui due assistenti del commissario, dom Emmanuel OCSO e Pd. Sissimo, Provinciale dell’Opera Don Calabria della diocesi di Luanda, che ha fedelmente seguito in questi anni il cammino delle sorelle. Un coro meraviglioso, quale non pensavo si potesse trovare in Angola, capace di cantare un gregoriano quasi divino, guidato da un maestro che oltre dirigere, canta suona e compone: Pd. Vasco; la partecipazione delle sorelle Redentoriste e Benedettine di Tutzing, e di molte persone di Huambo e vicinanze, alcune delle ragazze che frequentano il monastero in vista di un discernimento vocazionale, insomma, la chiesa piena.
C’era anche l’architetto che ha progettato e costruito la chiesa che ha dato la sua umile e competente testimonianza, in cui ha evidenziato come ha messo insieme l’esigenza di inculturare il carisma Cistercense e quella di esservi fedele proprio nei particolari architettonici, strutture e luce.
Di fatto questa chiesa, lo dice dom Emmanuel che conosce un poco l‘Ordine, è una delle più belle e ha un’acustica invidiabile. Il piccolo coro delle sorelle sembra riempire le volte della chiesa, ma sono solo in otto! per me è stato una scoperta molto bella. Sono povere, precarie fragili, ma cantano tutte!!! la comunità nella sua povertà è una Schola Cantorum: tutte cantano e fanno i servizi liturgici. E pensando alla storia la fedeltà all’Ufficio divino è il filo d’oro di tutti questi anni, nelle circostanze più diverse.
Sproporzione, dunque, tra l’esiguità della comunità monastica e la massiccia partecipazione della Chiesa angolana, segno di speranza ma anche appello a una responsabilità.
Siamo coscienti della grande importanza che questo piccolo nucleo ha nella vita della Chiesa angolana, accogliendo ritiri e offrendo spazi di preghiera. Inoltre, con la sua fragilità il monastero funziona a tutti i livelli: liturgico, lavorativo (una trentina di operai e il lavoro delle sorelle per la campagna, gli animali, l’orto i giardini). Hanno anche un consultorio medico a Huambo, che funziona in modo indipendente ma nato grazie a loro, e una fabbrica di medicinali venduti a un prezzo accessibile al popolo. Guardiamo dunque verso il futuro con speranza e timor di Dio …
Madre Maria Francesca Righi – Badessa di Valserena, OCSO
Chiediamo la preghiera di tutti i nostri amici e la forza dello Spirito Santo, perché questo piccolo nucleo possa proseguire nella propria missione.
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