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È possibile evitare che muoia un monastero?

In questi giorni è stata alla ribalta la vicenda delle Domenicane di Marradi: monastero di cui è stata decretata la chiusura, resa almeno per il momento impossibile dall’intervento della popolazione, che non accetta la soppressione di questa presenza.

Non vogliamo certamente intervenire in una situazione complessa e dolorosa, di cui non abbiamo informazioni particolari. Però questo avvenimento ci invita a riflettere, e la riflessione può essere importante per tantissimi altri casi.

Chi è che decide della chiusura di un monastero? Nelle evoluzioni del diritto, che può volta a volta essere cambiato dalla competente autorità ecclesiastica, è certo che la prima interessata è la comunità stessa. Il punto è così importante e vasto, che non possiamo neanche aprire qui il discorso.

Oggi si sottolinea anche come il discernimento di una comunità, che diventa anziana, piccola, fragile, deve necessariamente essere completato: non diversamente da come il nonno e la nonna possono, a un certo punto, non essere più completamente in grado di discernere da soli sul proprio vero bene e su quello della famiglia.

Chi deve intervenire a questo punto? Il diritto regola le competenze, i diritti, i doveri delle differenti istanze: la Congregazione religiosa di appartenenza, il corrispondente Ordine maschile (parlando di monache, come in questo caso), l’Autorità ecclesiastica. E qui non è sempre semplice, non è sempre chiaro il concatenarsi delle responsabilità, diritti e doveri, spettanze; ogni situazione è a sé, ogni storia ha le sue peculiarità, il diritto universale è eguale per tutti ma deve tenere conto del diritto particolare delle famiglie religiose e deve essere applicato con equità, giustizia e umanità nelle situazioni differenti.

Proprio per questo non vogliamo minimamente entrare in questa questione i cui termini ci sfuggono. Vorremmo però osservare come questa vicenda abbia messo fortemente in luce una componente da non trascurare nel discernimento: il Popolo di Dio.

La Chiesa non è solo legge, la Chiesa non è solo struttura, anche se per incarnarsi ha bisogno di leggi e di strutture, la Chiesa non è solo istituzione ecclesiastica: la Chiesa è anche Popolo di Dio. In questo caso, è stato il Popolo di Dio a levare la voce, reclamando di poter dire la sua parola sulla presenza della Comunità domenicana, e sulle evoluzioni necessarie e possibili di questa presenza.

La voce del popolo deve essere vuoi completata vuoi corretta da quella delle gerarchie; ma anche le gerarchie si lasceranno interpellare, ascolteranno il popolo di Dio.

Iter complesso, faticoso, percorso nel quale si può cadere in ogni sorta d’inciampi e di errori; ma benedetto percorso, necessario percorso, che potrà rivelarci, forse, quello che ancora non sapevamo, quello che non potevamo supporre.

Una cosa vorremmo ricordare, ritenere da questa vicenda: la voce del Popolo di Dio è un elemento ineliminabile del discernimento sulla sorte di una comunità religiosa.

Si potrà giustamente obiettare che il Popolo di Dio è largamente scristianizzato, si potrà persino dubitare che esista ancora. Si potrà far presente che può ingannarsi, prendere abbagli, essere mosso da altri interessi – Cosa che peraltro potrebbe capitare anche alle nostre élites spirituali.

Ma resta vero che il sensus fidei del popolo cristiano rimane, in ogni tempo della Chiesa, una delle risorse più stupefacenti dello Spirito Santo.

Tutto questo potrebbe condurci ad esaminare prudentemente se davvero un monastero debba essere eliminato. Potrebbe invitarci a chiederci se una necessaria redistribuzione di ambienti divenuti troppo grandi per renderli fruibili alla cittadinanza, ad esempio per usi culturali, non tragga in realtà giovamento dal permanere, forse in spazi più ridotti, di una comunità che rimane l’anima, oltre che la memoria storica, di un luogo significativo. Il discorso potrebbe prolungarsi.

Nel frattempo noi, popolo di Dio un po’ più distante dal Mugello, cogliamo un appello alla preghiera, pressante e accorata, perché lo Spirito Santo illumini questi nostri fratelli e sorelle in cammino per un discernimento tanto importante; ed egualmente illumini le tante Comunità che si trovano di fronte a un simile passo.

Monica della Volpe

 

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