Il 2 Febbraio 2026, nel santuario di Santa Gemma Galgani a Lucca, alla presenza del Vescovo e di una numerosa assemblea di fedeli, si è svolto il rito della professione eremitica di ben tre eremiti:
Fratel Benedetto (Alessandro) Doni, già Monaco Cistercense, professo solenne e sacerdote del Monastero di Pad’Mill, sorella Kasia Ostalecka e fra Giovanni Roberto Carniggia.
Il solenne rito è molto simile a quello della professione Monastica: la chiamata per nome da parte del diacono dopo il Vangelo; l’Omelia del Vescovo di Lucca, Paolo Giulietti, felice Pastore di un gregge di Eremiti. Era presente anche S.E. Mons. Roberto Filippini, Vescovo emerito di Pescia.
Sono poi seguite le interrogazioni, le Litanie dei Santi, la formula di professione, pronunciata e firmata personalmente sull’altare da ciascuno degli eremiti, con la conclusione da parte del Vescovo e la consegna della Regola di vita, poi dell’abito.
Ha concluso la cerimonia la solenne benedizione del Vescovo e l’entusiastico abbraccio di pace dei nuovi professi con ciascuno degli eremiti presenti.
Una folla variegata, di uomini e donne, variamente abbigliata, un buon campionario della fantasia dello Spirito Santo, della follia spirituale degli uomini di Dio e della ampiezza di cuore del Vescovo di Lucca. Il quale, peraltro, non fa che inserirsi nella tradizione di questa affascinante, storica Diocesi che risale al I secolo, abita una zona dai paesaggi incontaminati, che vanno dalla fascia montana impervia e rocciosa a dolci colline ricche di prati e boschi alla pianura dove Lucca, già fiera Repubblica che ha ceduto la sua indipendenza solo di fronte a quel «castigo di Dio» che è stato Napoleone, si presenta ancora intatta nelle sue mura cinquecentesche. Città d’arte tipicamente italiana, dalle cento chiese.
La particolare situazione di questa Chiesa locale ha suggerito la stesura di un Direttorio sulla vita eremitica nell’Arcidiocesi di Lucca, Nel deserto parlerò al suo cuore, che si inserisce nell’alveo del recente documento della CIVCSVA Ponam in deserto viam – La forma della vita eremitica nella chiesa locale – Orientamenti 2021.
Citiamo dalla Premessa del Direttorio:
La presenza eremitica nella diocesi di Lucca è tra le più antiche in Italia: gli insediamenti sul versante lucchese dei Monti Pisani sono una delle prime esperienze eremitiche in Italia. Dal medioevo fino a tempi recenti l’eremitismo si è sviluppato sui monti della Garfagnana e nella Val di Lima in modo tutto particolare, tanto che nel XVI secolo in quelle zone si contavano più di trenta eremi abitati. Alcuni di questi, come Capraia, Minucciano e Calomini, hanno avuto una continua presenza di eremiti fino ai giorni nostri.
Tale forma di vita ha dato alla chiesa Lucchese una schiera di Santi, da ricordare come esempio per gli eremiti di oggi e incoraggiamento alla santità per tutto il popolo di Dio: Sant’Antonio del Monte Pisano, San Graziano (parente di santa Zita), san Benedetto da Compito, san Pellegrino e san Bianco, san Doroteo da Cardoso, san Viviano da Vagli, san Landuino, (eremita insieme a san Bruno sul massiccio della Chartreuse) e soprattutto san Frediano, che il lucchesi del VI secolo tolsero dal suo eremo sul Monte Pisano per eleggerlo Vescovo in tempi particolarmente burrascosi.
Negli ultimi anni la vita eremitica nella diocesi sta di nuovo crescendo, come autentico dono dello Spirito alla Chiesa di Lucca: gli eremi infatti sono presenze silenziose, ma feconde, complementari e non alternativi alle parrocchie, per rigenerare e dare respiro spirituale al tessuto ecclesiale e sociale.
Perché parliamo degli eremi? Non solo perché abbiamo eremiti fra i nostri amici; ma anche perché questo fenomeno dello spirito denota una ricerca, una inquietudine spirituale della nostra epoca che riteniamo benefica. È evidente il disagio che si rivela ai nostri giorni nella Istituzione ecclesiale e nessuno di noi sa bene come porvi rimedio. In questi frangenti, coloro che mancano di prudenza non trovano altro rimedio che abbandonare la Chiesa, Corpo di Cristo.
Altri, a nostro parere più saggi e prudenti, si ricordano che la Chiesa non nasce come Istituzione, ma come Comunione Missionaria, come ebbe a dire Benedetto XVI.
Le vie della Comunione, le abbiamo tentate da dopo il Concilio e ci sono spesso risultate, poiché eravamo impreparati, impervie.
Molti di noi sono partiti per la Missione, forse più con generosità che per vero mandato, e sono stati rinviati dal Maestro alla prima delle Missioni, quella verso il proprio cuore; alla radice della Comunione, che è prima di tutto quella con Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Alcuni sono poi ripartiti, rinfrancati. Alcuni vi si sono trovati così a proprio agio che vi sono rimasti: sono gli eremiti. Sanno di essere la pietruzza nascosta alla base dell’Edificio che, con tante altre pietruzze, contribuisce a sostenerlo. Rimangono, così cementati nella Pietra Angolare.
Sr. MariaBenedetta Casati
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