Di Monica Della Volpe
Paternità spirituale o accompagnamento? Nei padre monastici non si parla di Direzione spirituale, ma di paternità. Nei secoli della modernità sorge la figura del direttore spirituale. Oggi si parla quasi solo di accompagnamento.
Cerchiamo di comprenderne queste evoluzioni e di intenderne il significato.
Presso gli antichi Padri la paternità spirituale è un fatto. La scelta monastica, scelta di dedicare la vita alla ricerca di Dio e alla penitenza per la salvezza della propria anima, coincide con la scelta di mettersi alla scuola di un padre per ricevere, per la sua mediazione, la vita nuova da Dio. Lo strumento principale viene riconosciuto nella parola: padre, dammi una parola. La parola del padre è una mediazione della Parola di Dio. Si riconosce chiaramente che la vita dello spirito viene da Dio e che per riceverla abbiamo bisogno del tramite di una paternità umana, perciò si sceglie di obbedire alla parola di un padre.
La Regola di san Benedetto è chiarissima sin dai primi versetti: “Ascolta o figlio la voce di un padre pieno di amore e ritorna per la fatica dell’obbedienza a Colui dal quale ti eri allontanato per l’accidia della disobbedienza”.
La Regola di san Benedetto si presenta dunque con la voce di Dio Padre che ti chiama, incarnata nella voce di un padre e maestro che ti indica la via per ritornare a Colui che ti ha creato e che ti ama e dal quale ti sei allontanato per il peccato della disobbedienza. In questo richiamo è insita così la spiegazione del peccato come via della volontà propria, diversa da quella di Dio. È una precisa interpretazione del peccato di origine e della condizione di ogni uomo. Il ritorno alla volontà del Padre coincide con il ritrovare la via del bene e della vita. Questa Via è Cristo stesso.
Chiaramente, in un mondo che accantona questi contenuti fondamentali della Rivelazione cristiana, oppure che li tradisce, oppure che li nega, sarà difficile parlare nello stesso modo di paternità spirituale.
La Regola di Benedetto concretizza poi questa Via nella vita stessa della comunità monastica, che si colloca così al cuore della Chiesa, come si può rilevare inoltrandosi nel testo: vita di preghiera liturgica e di lavoro, di carità fraterna e di obbedienza, disegnata in tutti i suoi dettagli, pur lasciando all’abate la libertà di disporre diversamente le cose. In questo contesto, l’offerta della propria vita a Dio, anima e corpo, fatta liberamente da ogni monaco, si concretizza nel percorrere questa via già tracciata, come vita umana e cristiana nella comunità, obbediente alla volontà di bene di un Padre.
In una generazione che vive di queste certezze, esercitare la paternità spirituale non sarà impossibile anche a uomini limitati: la via è tracciata, si tratta di aiutare ciascuno a seguirla, secondo le proprie forze.
In contingenze storiche in cui la via della Regola diviene meno chiara, guidare chi entra sarà molto, molto più difficile. Bisognerà mantenere molto salda la fede, molto vigile l’ascolto dello Spirito.
In generazioni che hanno smarrito le certezze della fede, paternità spirituale e vita comunitaria potrebbero divenire pressoché impossibili. Questa vita è dolce e bella se la si vive nella fede, ma non è a misura d’uomo se la fede ci abbandona.
Sarà molto facile allora ribellarsi o dall’altra parte commettere abusi, smarrirsi su false vie.
La figura del Direttore Spirituale si afferma nei secoli della modernità, quando la via regale non è più quella tracciata all’interno dei monasteri ma, in una società laica e ancora cristiana in pieno sviluppo si cercano nuove vie. Emergono grandi spirituali e grandi Santi, persone che si dimostrano capaci di percorrere le vie dello spirito non poggiando anzitutto sul fondamento di una Regola, ma cercando nuove applicazioni del Vangelo nel mondo in trasformazione. Pensiamo a Ignazio e alla Compagnia di Gesù, a Francesco di Sales, Antonio Maria Zaccaria, e con loro a tanti altri fino ai giorni nostri, come Josemaria Escrivà. Tutto questo è stato un dono del cielo per moltissimi fedeli, ma quando questi metodi sono entrati nei monasteri e si è tentato di far convivere Regola e Direttori, dobbiamo riconoscere che talvolta sono stati piuttosto ingombranti quando non fuorvianti.
Ancora più complesso l’uso della moderna psicologia all’interno del monastero, o il ricorso di aiuti specializzati all’esterno; occorrerà ritornare sull’argomento.
Visualizzazioni: 22