di D. Guillaume Jedrzejczak
Ci stiamo interrogando sulla necessità di guide spirituali; si tratta anche, evidentemente di avere criteri per discernere chi può veramente esserci guida. Questa riflessione sul tema della verità ci propone un criterio che riteniamo fondamentale, quello della verità. Qual è il posto della verità nella società in cui viviamo? Come essere testimoni della verità?
Di solito, un regno si definisce con tre elementi essenziali: il potere, la ricchezza e l’uso della forza. Il suo regno, il Signore lo caratterizza invece con una sola cosa: la verità! «Per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità». Si capisce subito perché il Signore dice a Pilato che gli sta chiedendo se è re: «il mio regno non è di questo mondo». Difatti, la parola «Re» potrebbe essere ambigua per chi si riferisce solo alle cose di quaggiù. Adesso questo è diventato ben chiaro: se il regno di Gesù è «testimonianza alla verità», non può essere di questo mondo.
Questo dialogo suscita almeno due domande che rimangono valide anche per noi oggi. La prima domanda tocca il rapporto che la realtà in cui viviamo e ci muoviamo può avere con la verità. Qual è il posto della verità nella società in cui viviamo? E la seconda domanda è legata al compito di Gesù: rendere «testimonianza alla verità». In un mondo che non ama la verità, come si fa, cosa si deve fare per diventare testimoni della verità?
La pretesa di cercare la verità, di affermare una verità, di imporre la propria verità nel nostro mondo, non significa che c’è una autentica ricerca della verità. È piuttosto il contrario! Sembra difatti che oggi ognuno costruisca la propria verità, secondo i propri criteri, le proprie idee, i propri sentimenti, o peggio ascoltando le voci e i pettegolezzi del momento. L’opinione, il parere, il sentimento, il sentito dire, hanno preso il posto della verità. Perché la ricerca della verità suppone una disciplina, e questo non è di moda, e almeno due qualità.
La prima qualità è la consapevolezza del nostro accecamento a causa delle passioni, dei pregiudizi, delle paure, e soprattutto del pensiero comune. Spesso siamo prigionieri di ciò che si dice, di ciò che si deve pensare, e non facciamo più lo sforzo di riflettere, di esercitare un minimo di spirito critico. Basta che si affermi qualcosa nei media o su internet, perché diventi una verità. Oggi, il nostro mondo è diventato specialista nella manipolazione della verità. E questo vale a tutti i livelli. Richiede, dunque, da parte nostra uno sforzo, una libertà che spesso ci manca. Per cercare la verità, si deve, dunque, vincere la propria pigrizia, si deve cominciare a lavorare.
Però c’è una seconda qualità che è assolutamente necessaria. È la capacità di fidarsi per diventare affidabile. Appoggiarsi sulla testimonianza di chi è affidabile per diventare noi stessi testimoni della verità. E questo suppone qualcosa che molto spesso ci manca, il coraggio di non seguire in modo gregario, di verificare la credibilità dei testimoni, di non lasciarsi impressionare dal potere, dalla ricchezza e dalla violenza. Ma anche di fare il salto della fede. I martiri hanno testimoniato la loro fede, rendono testimonianza anche oggi, seguendo Cristo. Entrare nel regno della verità, confessare la propria fede richiede di nuovo oggi il coraggio e la forza, per non sottomettersi alla mentalità del mondo.
(Omelia 24 Novembre 2024, Cristo Re, Dn 7,13-14; Ap 1,5-8; Gv 18,33b-37)
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