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Guillaume Jedrzejczak, Omelia nella notte di Natale

Is 9, 1-6; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14.

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I testi della liturgia di questa notte di Natale ci presentano due facce della storia degli uomini. La prima corrisponde a ciò che ci raccontano ogni giorno i nostri media: guerre, soldati macchiati di sangue, violenze ma anche decisioni politiche dei potenti di questo mondo, come questo censimento deciso da un lontano imperatore, che disturbano la vita quotidiana di milioni di persone, che non capiscono il perché. La realtà del nostro mondo, anche se più sofisticata e più tecnica, non è tanto diversa da ciò che Giuseppe e Maria hanno conosciuto. Questi rapporti di potere e di oppressione esistono fin dall’inizio dell’umanità. Cambiano i mezzi, ma non cambia il desiderio di dominazione di alcuni uomini.

Ma c’é anche il secondo aspetto della storia, molto più nascosto, ma molto più vitale. Quest’altro lato della realtà non si percepisce così facilmente. Ci vuole un’attenzione particolare, una sensibilità alle cose di lassù. Tra i contemporanei di Giuseppe e Maria, pochi sono stati capaci di riconoscere i “segni dei tempi”, come dice la formula ormai famosa dell’ultimo Concilio Vaticano II. Certo, i cori celesti erano presenti, e si facevano sentire, in questa piccola città della Giudea. Ma pochi sono stati gli uomini che li hanno ascoltati e sono andati a trovare il bambino “adagiato nella mangiatoia”.

Così appare, in un modo molto chiaro, ciò che si poteva già presumere dalla storia del popolo di Dio: i segni di Dio sono sempre molto discreti, molto umili, e ci lasciano sempre liberi di seguirli e di rispondere o di ignorarli. Il più grande avvenimento della storia umana, quello che ha cambiato la vita dell’universo, non c’é quasi nessuno che l’ha capito. Quando Dio parla, lo fa in un modo così simile, ma anche così diverso del nostro che abbiamo bisogno di molto tempo, di anni, di secoli, per capire.

La vera storia dell’umanità non è quella scritta in tanti libri che raccontano guerre e battaglie, personaggi che credevano di essere importanti ed erano considerati così. No, la vera storia dell’umanità è scritta sottovoce, in un modo nascosto e umile. E questo vale anche per ognuno di noi. Quando Dio viene, non ce ne accorgiamo mai. Essendo così sedotti da tutto ciò che fa rumore e brilla, non vediamo, non sentiamo la sua presenza. Ogni tanto, ce ne accorgiamo dopo, quando è già passato. Ma molto spesso, lo vediamo anni dopo, decenni dopo, perché questo incontro ha cambiato la nostra vita.

Nel bambino di Betlemme, si trova riassunta tutta la pedagogia divina con il genere umano. Noi aspettiamo, come il Battista, un Dio potente che viene per giudicare e proclamare la verità, e Dio ci manda, un bambino che non può parlare, in una famiglia umile e povera. E Dio continua a parlare così, anche a noi. Ma noi non lo sentiamo, perché preferiamo il terremoto alla brezza del nuovo giorno. In questa notte di Natale, il Signore vuole insegnarci il suo linguaggio, il suo modo di comportarsi, che è così diverso dal nostro. Ascoltiamo! Apriamo gli occhi! Lasciamo perdere le nostre idee! Riceviamo il bambino di Betlemme, l’Emmanuele.

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