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Il Carmelo di Concenedo, frazione di Barzio in Valsassina

Il Carmelo di Concenedo nasce da “un fallimento”: Rosa Ambrogina Bonfanti desiderava vivere la vita monastica carmelitana. Non riuscendovi a causa dei suoi problemi di salute, acquistò il terreno e fece costruire nel luogo un monastero, che ricevette nel 1985 un primo piccolo gruppo, quindi altre monache provenienti da altri monasteri e nel 1999 il Cardinale Martini riconobbe il «Sito S. Maria al Monte», come un monastero di clausura appartenente all’Ordine delle Carmelitane Scalze.

Una volta arrivati al luogo di culto, si gode da lì di una meravigliosa vista che spazia sulla vallata sottostante.

Ci riceve la superiora suor Cristiana che ci racconta come la loro casa sia fiorente di vocazioni: il massimo consentito ad un Carmelo è di 21 suore, e attualmente Concenedo sono 16, di cui 8 giovani; non è stato fatto nessun lavoro per farsi conoscere e promuovere incontri vocazionali.

Le ragazze provengono dalle zone limitrofe, piccoli paesi nella provincia di Lecco, di Bergamo, dalla Valtellina, alle ragazze che chiedono di essere accolte viene proposto un anno di aspirantato che vivono con la comunità, ma dopo questo periodo possono tornare a casa per un anno. Dopo un anno di aspirantato si parte con l’anno di probandato, poi il noviziato di due anni e infine la professione temporanea che dura da tre a cinque anni. Non vi sono limiti di età per entrare nel monastero, l’unico vero limite è la possibilità di lasciarsi plasmare dallo Spirito: ne abbiamo un esempio in Edith Stein.

In comunità non hanno avuto il problema dell’impatto tra le giovani generazioni e le suore di formazione più antica, perché hanno avuto un inanellarsi di giovani, per cui si è formato un tessuto connettivo che si è inserito in modo armonioso nella comunità. È vero che le giovani di oggi (quasi tutte laureate) rispecchiano più problemi esistenziali, ma qui la fragilità della diversa appartenenza culturale dell’epoca attuale viene accolta con semplicità, nella prospettiva e nell’esigente taglio carmelitano. Poi la Priora opera un discernimento sull’equilibrio della persona e nell’intravvedere davvero l’azione dello Spirito, tenendo conto della storia di conversione reale e di frequentazione con l’esperienza orante.

Il carisma del Carmelo di Concenedo è in continuità con l’origine: San Giovanni della Croce e Teresa d’Avila. All’interno del tracciato originale ogni comunità ha la propria originalità, da noi c’è uno spazio importante per corsi con biblisti e per la formazione teologica e biblica della comunità. Al Carmelo la cosa essenziale rimane l’ascolto della Parola e l’Eucaristia.

In comunità ha uno spazio importante il dialogo nel momento della ricreazione e nel momento di ascolto “Martiniano”, per cogliere la vitalità della Chiesa nel presente: si parte da un brano, una incaricata a turno lo presenta, ciascuna ha preparato la sua riflessione e la offre alle altre, alla fine la Priora raccoglie quanto è stato condiviso.

In questo tempo abbiamo momenti di studio della biografia di Giovanni della Croce in spagnolo, toccando i punti più attuali, utilizziamo il testo di padre Josè Vicente ‘Juan de la Cruz’.

Quanto all’accoglienza, non è l’aspetto più rilevante del nostro carisma: a un centinaio di metri dal monastero sorge il cosiddetto ‘monasterino’ in un antico fienile del 1700 ristrutturato, accanto alla fontana benedetta da San Carlo: vi sono nove piccole celle come un monastero in miniatura dove accogliamo, dando però la struttura in autogestione.

Abbiamo un grande afflusso di gruppi parrocchiali o di altre esperienze ecclesiali: qualche gruppo chiede un confronto su un problema teologico, altri la condivisione della lectio divina, altri il racconto di esperienze.

Offriamo anche l’adorazione notturna, è una presenza continua.

La nostra non è una clausura, ma è una vita contemplativa con delle regole precise, in questo senso rispondiamo alle domande di testimonianza e di incontro o di conferenze: ad esempio in questo anno centenario della nascita di Santa Teresina del Bambino Gesù, oppure su Edith Stein o sull’ultima canonizzata carmelitana Santa Candida dell’Eucaristia.  “Il Signore ad ogni svolta della storia indica un testimone che ci dice cosa si deve fare, come si deve vivere”.

Se dovessi sintetizzare chi siamo direi: siamo inutili, non facciamo niente, non ci manca niente, viviamo di Provvidenza.

Sepolte vive??? Noo, vive, non sepolte!

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Pubblicato il Monasteri, Perché vivono i monasteri, Vita consacrata

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    Il CNEC stimola gli istituti religiosi alla collaborazione per la gestione e il futuro delle opere.

    Infine, si impegna a collaborare con le istituzioni preposte alla guida della vita consacrata (CEI – USMI – CISM),
    e con le altre associazioni che operano a favore degli istituti religiosi.