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Il monachesimo e l’unità della Chiesa

Il monachesimo e l’unità della Chiesa
 

Di Monica Della Volpe

In queste modeste pagine non possiamo trattare grandi argomenti, piuttosto diamo notizie di tutto ciò che vorrebbe tendere ad essere genuinamente monastico e amiamo interrogarci sui problemi e le opportunità che toccano la vita monastica.

Ma ormai non possiamo esimerci dal chiederci: qual è la parola che oggi è chiesta alla vita monastica di fronte alla contingenza ecclesiale – non solo in ciò che tocca direttamente i monasteri, ma in generale? Domanda troppo vasta, limitiamoci a sfiorare due punti:

Come ci collochiamo rispetto all’evidente spaccatura che tenta di dividere oggi la Chiesa?

Ciascun monastero ha una parola da dire, anzitutto la parola dell’unità. Unità nell’amore, unità nella fede e nella carità della comunità monastica. Qui il discorso è semplice: dove questa unità non è stata sufficiente, le comunità si sono sciolte, o si vanno sciogliendo più facilmente (non vogliamo però dire che questa sia l’unica causa). Nelle comunità che stanno salde, l’unità e l’amore spesso rifulgono. In piccole situazioni precarie, talvolta sono proprio l’unità e l’amore la forza luminosa che tiene insieme il piccolo resto, e vede germogliare semi di rinascita. Talvolta unità e amore rifulgono, in un tempo di rinnovamento confuso, come l’unica cosa vera che tiene, quella su cui si riparte.

Fragile miracolo sempre minacciato, o dal di dentro, dove l’abuso di potere è stato conteso prima da superiore troppo rigide e autoritarie, poi da assemblee così dette democratiche, abusive a loro volta e turbolente, non meno tiranniche.

Ci sono poi le minacce dall’esterno. Nel nostro difficile tempo assistiamo a un altro fenomeno; cavalcando gli scandali e usando la parola «abusi» come un «mantra», alcuni superiori maggiori eliminano le piccole superiore locali accusandole di abuso per un nulla; e così l’abuso del più grande sul più piccolo è compiuto con estrema facilità. Un po’ come il «mantra» della «sinodalità» che, abilmente manovrato, facilita di molto la dittatura, eliminando le autorità intermedie.

In questo contesto diviene un fiore quanto mai prezioso l’unità nella carità, fra le sorelle, attorno alla Madre; miracolo che si può rinnovare nella piccola chiesa monastica che di per sé ha un cuore di comunione, di amicizia profonda.

Sappiamo che la Chiesa nel suo centro è carità e comunione, a immagine di quella che regna fra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. E similmente ogni chiesa particolare, ogni comunità di comunione all’interno della Chiesa Una. La Chiesa poi necessariamente si ordina e si struttura gerarchicamente; e sempre ogni struttura ha la tendenza a invecchiare e irrigidirsi, sclerotizzarsi, e sempre dovrà rinnovarsi a partire dalla comunione.

Ogni comunità monastica, in particolare contemplativa, può essere questo cuore pulsante di carità che rinnova incessantemente il suo battito per la vita del corpo intero. A questo certamente siamo chiamate. Sappiamo anche che questo è più facile a dirsi che a viversi, e tutte siamo allenate o ci vogliamo allenare nella lotta quotidiana contro le tentazioni di divisione che vengono dal cuore.

Ma che fare di fronte alle contraddizioni, confusioni, insidie che provengono da una struttura invecchiata o mal rinnovata, scricchiolante, pericolante e oppressiva? Non facciamo d’ogni erba un fascio ma le contraddizioni esistono e sono sotto gli occhi di tutti.

Certamente la seconda grande parola è: fede. E certamente bisogna capire cosa significhi vivere di fede in un contesto ecclesiale problematico.

Fede in Dio, fede nella rivelazione quale ce l’ha consegnata la tradizione, fede nella Chiesa.

Credo in Dio:

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio,
Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini
e per la nostra salvezza
discese dal cielo
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto.

Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture,
è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.

E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà. Amen.

«Credo in Dio», un testo lungo e densissimo. «Credo la Chiesa», una riga. Di fatto, ci troviamo a fare i conti con questa riga.  … (segue)

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Pubblicato in Cose nuove e cose antiche, Riflessioni, Vita consacrata

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    e con le altre associazioni che operano a favore degli istituti religiosi.

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