di sr. Maria Gemma Fornasir, ocso
Come nell’insegnamento dell’Abate, come nell’Omelia del cappellano, così nella lectio e meditatio del monaco o della monaca non possono mancare i grandi temi, domande, risposte, che travagliano e rischiarano il cammino dell’umanità contemporanea. La luce del magistero, che attinge perennemente alla grande Tradizione scritturistica, patristica, ecclesiale, accompagna e orienta il nostro cammino di ricerca.
Il legame tra la “custodia della persona umana” e “la ricerca dell’unità” (e quindi la lotta contro qualunque forma di divisione, contrapposizione, sfruttamento, manipolazione, schiavitù ed emarginazione) è una chiave di lettura suggerita dal testo stesso e dimostra che guardare alla realtà con gli occhi di Cristo è il modo migliore per salvaguardare nel senso più pieno del termine la dignità della persona umana e apre all’incontro, alla collaborazione e all’intesa con chiunque abbia veramente a cuore “l’uomo” anche se si professa non cristiano.
La spiritualità di cui abbiamo bisogno è una spiritualità eucaristica, cioè una spiritualità dell’unità ecclesiale nell’amore. […] Da questa comunione nasce anche la solidarietà cristiana, poiché lʼ«unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona». […] E in Cristo, pur essendo molti e differenti, siamo una cosa sola: “In Illo uno unumˮ. L’eucaristia ci apre alla giustizia e alla condivisione, con un’attenzione preferenziale verso chi porta il peso della povertà e dell’emarginazione. E mentre le nuove reti economiche e tecnologiche possono generare esclusione, isolamento e dipendenze, la Chiesa, nutrita dall’eucaristia, è chiamata a rendere visibile un’altra misura, custodendo legami, restituendo voce agli invisibili e orientando i processi verso la dignità delle persone. (n. 234)
Questa ottica che lega “unità e dignità delle persone “è evidente già nell’introduzione:
nn. 1 e 2: Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» […] Fondati su Cristo, […], facciamo esperienza della potente e misteriosa azione dello Spirito Santo, e crediamo che ogni autentico sforzo umano di cooperare con Lui per il bene sarà benedetto dal Padre celeste, […]. Per questo possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi […]. Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, […] Tale attitudine al dialogo è parte integrante della vocazione della Chiesa, perché essa, costituita «in Cristo, in qualche modo il sacramento […] dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano», riconosce nella storia il luogo in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana.
La conclusione indica nel Magnificat di Maria la chiave per riconoscere e vincere ciò che minaccia la dignità della persona umana: ogni forma di divisione e contrapposizione:
La Vergine Maria […] indirizza anche il nostro sguardo «sui punti di frattura dell’umanità, là dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati», educandoci «ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, […]; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti». […] Il Magnificat è «l’inno più forte e innovatore che sia mai stato pronunciato, […] che rivela il disegno trasformatore dell’economia cristiana, il risultato storico e sociale, che tuttora trae dal cristianesimo la sua origine e la sua forza». (n 244)
Queste affermazioni si “incarnano e declinano” lungo tutto il testo dell’enciclica in una profonda, accurata e sapiente analisi dei problemi e delle sfide con cui attualmente l’umanità deve confrontarsi, viste con gli occhi di Cristo, che non escludono, anzi rendono più acuta e lungimirante l’analisi storica, scientifica, sociologica, politica delle situazioni considerate.
Il primo capitolo riassume in modo veramente magistrale lo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa, come si è delineata nel magistero dei Papi, da Leone XIII a Pio XI e XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, del Concilio Vaticano II, e degli ultimi Papi fino a Francesco.
Il secondo capitolo intende delineare «alcuni fondamenti e principi della Dottrina sociale che aiutano a leggere le “cose nuoveˮ […], alla luce della dignità fondamentale della persona umana». Poiché «oggi, per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dobbiamo tornare a riflettere sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale.[…] affinché risalti con chiarezza come (questi principi) si richiamano e si illuminano reciprocamente.(n.46).
È dichiarato lo scopo dell’enciclica stessa: «desidero anzitutto aiutare i fedeli laici e tutte le donne e gli uomini di buona volontà a riscoprire il proprio compito di portare nel quotidiano, nei rapporti familiari, nel lavoro e nella partecipazione sociale, (questi principi), lasciandosi animare dall’intento di incarnare l’amore di Dio nella trama concreta della storia (n. 47).
Il terzo capitolo è quello più “tecnico”, in cui sono abilmente smascherati limiti e inganni spesso dissimulati e ignorati che si nascondono in tanti prodotti dell’IA. Particolare attenzione è rivolta a come la raccolta, l’uso e la manipolazione dei “dati” possano diventare nel mondo d’oggi subdole fonti di ingiustizia, discriminazione e prevaricazione che offendono la dignità della persona umana invece di sostenerla. Sono usate parole semplici, a tutti comprensibili, ma che sottintendono una profonda comprensione dei limiti insiti nei metodi statistici su cui si basa inevitabilmente l’I.A. e sui problemi etici e giuridici che essa solleva.
n.94: Il pericolo che l’umanità diventi vittima delle sue stesse conquiste era già stato colto con lucidità da San Paolo VI, quando avvertiva che «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo». Per questo il progresso tecnico […] chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guida e sui fini che persegue. Se […] procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, possono aumentare i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si “ha di piùˮ ma non si “è di piùˮ, e la persona rischia di essere valutata […] in base alle prestazioni che garantisce.
nn. 106-108 Chiedere prudenza, verifiche rigorose, e talvolta anche un rallentamento nell’adozione dellʼIA non significa essere contro il progresso, ma esercitare una cura responsabile verso la famiglia umana. […] Non basta invocare genericamente lʼetica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità di calcolo. Non possiamo limitarci a invocare […] il cosiddetto “allineamentoˮ dellʼIA a valori umani, senza avere il coraggio di porre una ulteriore condizione: la possibilità di discutere il codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti, chi controlla lʼIA imporrà la propria visione morale, che diventerà l’infrastruttura invisibile dei sistemi. Non serve unʼIA più morale, se questa morale è decisa da pochi. […] L’ʼIA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse economiche, competenze e accesso ai dati. […] contraddicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli […]. La proprietà dei dati […] va regolamentata. Essi sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi. Serve una creatività in grado di gestirli come uno dei beni comuni o collettivi […] condivisi.
n. 129 L’umanesimo cristiano non rifiuta la scienza e la tecnica, ma le assume con gratitudine e realismo, e le colloca “con i piedi per terraˮ dentro una vocazione più alta. L’intelligenza creativa dell’essere umano è un dono […] ma essa deve restare ordinata al bene comune, alla giustizia, alla cura dei fragili e del creato. […], la vera alternativa è tra due modi di costruire: un progresso che serve la persona e i popoli, oppure un progresso che li piega a logiche di potere. La domanda decisiva resta quella indicata da San Giovanni Paolo II: lʼIA «rende la vita umana sulla terra, in ogni suo aspetto, “più umanaˮ? La rende più “degna dellʼuomoˮ?»
Il quarto capitolo parla di “verità, lavoro, libertà”, e afferma l’importanza della scuola-
n.131 Alla luce dei principi della Dottrina sociale della Chiesa, la trasformazione digitale ci chiede di riscoprire la verità come bene comune, di tutelare la dignità del lavoro e di custodire la libertà contro ogni dipendenza e mercificazione.
n.139 -In un tempo in cui la verità viene spesso piegata a interessi e strategie comunicative, il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo. […] siamo impreparati sul piano educativo. La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dellʼiperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità.
n.143 La scuola è il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona.
n,180 La ricerca della verità nella vita pubblica, lʼeducazione nellʼambiente digitale, le trasformazioni del lavoro, la fragilità delle famiglie e le nuove forme di schiavitù, non sono fenomeni separati. […] Se la tecnica diventa criterio assoluto, la persona rischia di essere trattata come dato, ingranaggio o merce; se invece la tecnica è assunta dentro un orizzonte di sapienza, può diventare occasione di crescita, di giustizia e di fraternità.
n.181 In tale prospettiva, la Dottrina sociale della Chiesa propone una responsabilità condivisa. […] Solo così lʼinnovazione potrà diventare realmente sviluppo umano integrale e non fattore di esclusione e dominio; e solo così la promessa del progresso potrà essere riconosciuta come vera, perché misurata sulla dignità inviolabile di ogni uomo e di ogni donna.
Il capitolo quinto parla della guerra e della responsabilità di tutti nel costruire la pace, aprendo ad una alternativa che non è mai considerata: il perdono.
n.192 Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giustaˮ, troppo spesso invocata […], fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto. L’umanità ha strumenti molto più efficaci e capaci di promuovere la vita umana per affrontare i conflitti, come il dialogo, la diplomazia, il perdono. Il ricorso alla forza, alla violenza e alle armi testimonia una povertà relazionale che ha sempre conseguenze disastrose sulle popolazioni civili.
n.214 Il primo contributo che possiamo dare a una civiltà più umana è fare attenzione alle nostre parole. «Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra». […] «La pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo, ascoltiamo, parliamo degli altri.
La conclusione è speranza, affidata a Maria: lo Spirito Santo può rendere “storia di salvezza” tutto, se vissuto nella relazione con Dio e nell’ accettazione del limite umano.
n.236 oggi il nostro costruire deve avere come fondamento la relazione con Dio, come regola l’accettazione del limite umano quale realtà naturale e positiva, come stile la corresponsabilità e il linguaggio evangelico.
n.245 anche il tempo dellʼIA può diventare un passaggio in cui lo Spirito fa maturare la civiltà dellʼamore nella nostra vita: il Signore continua a fare nuove tutte le cose e mantiene aperta per ogni epoca la possibilità di diventare storia di salvezza alla luce dellʼIncarnazione. Affido questo desiderio alla Madre di Cristo, alla donna del Magnificat, perché accompagni i nostri passi nel presente che cambia e custodisca in ciascuno di noi la fiducia nel Vangelo, così che possiamo testimoniare la bellezza di una magnifica umanità abitata da Dio.
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