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Italia, Terra di Missione (2)

Articolo pubblicato su Il Seme – settembre 2018

Notiamo che di sei Patroni dell’Europa, 5 sono monaci o monache, di differenti Ordini. Che cos’è un monaco, che cos’è un monastero? E’ un luogo dove si raggruppano insieme uomini o donne che cercano Dio, vale a dire il senso e il fine della loro vita; e a partire da questa ricerca, si sforzano di costruire un modo di vivere più umano, più giusto, aperto a tutti.

L’Italia è disseminata da resti di monasteri benedettini, attorno ad alcuni dei quali si sono formate città; molti di questi ancora vivono, altri sono spariti, altri nascono ancora oggi.

Scrive dom Guillaume Jedrezjack, Presidente della Fondation des monastères (Francia):

«Quando le persone arrivano per la prima volta nelle nostre abbazie sono sempre stupite e ci chiedono, con un pizzico di invidia, e talvolta anche con un po’ d’irritazione, perché i monasteri sono sempre costruiti in luoghi così belli. Ma dimenticano di chiedersi se questi luoghi, lontani dalle strade e dalle città, sono stati scelti perché erano belli o se lo sono diventati grazie all’attività e alla creatività dei monaci. In effetti, il volto dell’Europa è stato modellato da migliaia di monasteri che hanno cambiato la sua fisionomia con un lungo e paziente lavoro di disboscamento, di irrigazione, di scolpitura della roccia e dissodamento della terra. Di una natura selvaggia e disordinata, i monaci hanno fatto un giardino dove, ancora oggi, fa piacere passeggiare. Coloro che rimangono estasiati davanti alla bellezza dei nostri boschi e delle nostre foreste, dimenticano spesso che questa natura addomesticata, così come noi la conosciamo, è il frutto di un lungo e paziente lavoro di artigiani e contadini che hanno saputo addolcire e dominare la sua violenza originaria per farle portare frutto: trenta, sessanta, cento volte tanto. Dietro la poesia delle curve delle nostre strade e delle ondulazioni delle nostre campagne, ci sono secoli di lavoro assiduo e anonimo, il cui unico progetto era di rendere fecondo ciò che era incolto, di mettere al servizio della vita ciò che le era ostile».

Sono righe che esprimono bene il lavoro cristiano e il lavoro monastico, l’animo della nostra cultura europea e italiana, specialmente benedettina. Il nostro scopo, prima ancora che il realizzare delle opere, o meglio, unitamente alle modeste opere che stiamo iniziando, è quello di farvi conoscere ed amare, a poco a poco, questa realtà.

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Pubblicato il Cronache

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    L’associazione, inoltre, promuove la valorizzazione e la sostenibilità delle opere nate dai diversi carismi.

    Il CNEC stimola gli istituti religiosi alla collaborazione per la gestione e il futuro delle opere.

    Infine, si impegna a collaborare con le istituzioni preposte alla guida della vita consacrata (CEI – USMI – CISM),
    e con le altre associazioni che operano a favore degli istituti religiosi.