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L. Bartolomei, Monica della Volpe: un lavoro di pensiero, di elaborazione, di discernimento (Intervista)

Per gli amici che ci chiedono notizie sulla nostra Fondazione, riportiamo qui questa intervista del Settembre 2019 pubblicata sulla rivista elettronica in_bo*

D. Gent.ma Sr Monica, lei ha deciso di fondare di recente una Fondazione per i Monasteri. Che senso ha oggi una simile fondazione? Quale il senso, il significato e il ruolo oggi di una FONDAZIONE DEI MONASTERI? 

La Fondazione è sorta un po’ più di 10 anni fa, in modo del tutto occasionale, che se si vuole si può considerare provvidenziale. L’occasione (un modesto lascito patrimoniale che al momento non si poteva liquidare) ci ha indotti a cercare di rispondere a un bisogno che sentivamo acutamente: quello di molte comunità sole e piene di problemi di fronte al mutare rapido e alle difficoltà dei tempi. Di fatto, di queste molte, possiamo raggiungerne pochissime; ma pensiamo che anche si trattasse di una sola, avrebbe un senso, il senso di un aiuto fraterno, che non va mai perduto. Presidente della Fondazione è sempre un Abate o Badessa. Se avremo più forze, gli interventi potranno moltiplicarsi.

 

D. La domanda precedentemente posta, il senso e il ruolo di una simile fondazione, lo declinerei secondo due categorie: AD INTRA, nella Chiesa, e AD EXTRA, ossia fuori dalla chiesa…ossia tanto rispetto alle comunità dei religiosi (ad intra, per il suo valore intraecclesiale), quanto ad Extra, per la capacità e possibiltà di dialogo con le istituzioni e i soggetti del mondo laico. 

Il ruolo di una simile fondazione ad intra lo sentiamo potenzialmente molto importante. Nasce dall’esperienza di monasteri che fanno parte di un Ordine vitale e articolato (OCSO), dotato sin dall’inizio di strutture pastorali che collegano i monasteri secondo un principio di carità e non di potere. La Carta di Carità è un documento che risale al 1119, secondo cui i monasteri nati da uno stesso ceppo, tutti autonomi, si riuniscono regolarmente per esaminare i loro problemi e si impegnano ad aiutare chi fra di loro si trovi nel bisogno. Un’altra forma di aiuto è il legame giuridico fra una comunità madre e una comunità figlia, che riceve una Visita annuale o biennale, con un compito di aiuto pastorale. La comunità figlia conserva tuttavia la sua piena autonomia.

Molte volte abbiamo potuto verificare i benefici di questo aiuto fraterno fra comunità, sia economico sia pastorale, e costatare le difficoltà in cui si trovavano invece le comunità isolate. La stessa costatazione ha mosso la Chiesa prima a promuovere poi istituire le Federazioni che riuniscono i monasteri di monache, che si stanno attuando un po’ dovunque. Si potrebbe pensare che queste siano sufficienti, si tratta di qualcosa di importante, giusto, opportuno, ma si tratta di un’altra cosa.

C’è una grande differenza fra l’intervento dell’Istituzione ecclesiale, che certo ha il compito di riconoscere, promuovere, regolare i carismi ma tuttavia non li crea e dunque neppure può alimentarli, per lo meno in maniera prevalente; e quanto può spontaneamente sorgere, appunto, a livello carismatico. L’aiuto fraterno, la vicinanza che può sorgere all’interno della realtà carismatica della vita consacrata – anche se poi si è dotata di uno strumento istituzionale- non è sostituibile da una azione che nasce e rimane a livello centrale.

Recentemente la Chiesa ha prestato molto attenzione alla vita consacrata e ci ha dato una quantità mai vista prima di documenti di ottima qualità. Questo è molto buono; e tuttavia questo tipo di aiuto, prezioso per orientare il rinnovamento, non potrà mai di per sé solo rinnovare la vita stessa. La Fondazione monasteri è un solo un piccolo strumento, molti altri ce ne sono e ce ne potrebbero essere, ci auguriamo che crescano anche fra i laici.

E qui veniamo a parlare del senso della nostra fondazione ad extra: il fatto di essere una iniziativa che parte da monaci, dunque che può porsi all’interno della Vita Consacrata e dei suoi problemi, ci abilita al dialogo fraterno e alla comprensione di problemi e situazioni; il fatto di essere una istituzione ci costituisce come soggetto e ci abilita anche a un possibile dialogo e alla collaborazione con gruppi laici e con altre istituzioni. Questi possono avere un ruolo insostituibile nell’affiancare la vita dei monasteri, sul piano economico, amministrativo, giuridico, culturale …diciamo complessivamente nell’inserimento della vita di una comunità all’interno della società, e anche all’interno della vita concreta della comunità cristiana.

 

D. Quali sono i bisogni di una comunità monastica oggi?… specialmente di una comunità monastica femminile? 

Sono quelli di tutti noi, cioè di tutte le comunità cristiane oggi di tutti i tipi, ma spesso accresciuti da fragilità, isolamento, povertà.

Spesso attorno ai monasteri nasce una rete di aiuti da parte di laici che da un lato usufruiscono della preghiera del monastero, della sua accoglienza ed eventuali iniziative; dall’altro soccorrono le sorelle, specialmente le claustrali, nei loro bisogni di tipo economico e amministrativo: si tratta di una bellissima testimonianza di aiuto fraterno reciproco, fra carismi diversi. Però può capitare che questi aiuti costituiscano anche un condizionamento; lasciando perdere i casi di sfruttamento e frode sempre possibili, anche laddove ci sia gratuità e buona volontà, è talvolta difficile per laici cogliere e rispettare la specificità dei bisogni di una comunità contemplativa. Una azione concordata fra laici e religiosi può essere utile in questi casi.

 

D. Quali sono quei bisogni che una simile fondazione può/vorrebbe soccorrere? 

Forse l’aiuto più prezioso è quello dell’amicizia rispettosa e del consiglio fraterno, un aiuto al discernimento pastorale. Negli ultimi anni i citati documenti ecclesiali orientano fortemente e chiaramente le decisioni che le comunità e le superiore possono/debbono prendere, cosa che alcuni anni fa non c’era. Però rimane il problema dell’applicazione caso per caso e situazione per situazione, sempre delicato.

Poi ci sono gli aiuti finanziari, che dovrebbero essere lo specifico di una Fondazione. Abbiamo cominciato con interventi, sia pure modesti, in questo senso, ma negli ultimi tempi le nostre possibilità economiche si stanno molto assottigliando, per una serie di motivi. Ci stiamo interrogando se si tratti di un segno. La sfida più dura per noi è quella di casi di singole monache che si trovano abbandonate e prive di sostentamento. Facciamo quello che possiamo per i casi che conosciamo, ma nei limiti del possibile non le abbandoniamo mai.

Forse l’aiuto più prezioso è quello di un lavoro di pensiero, di elaborazione, di discernimento comune su fatti e problemi che ci toccano, per tentare di cogliere ciò che lo Spirito Santo chiede alla Vita Consacrata, e a ciascun carisma in particolare, oggi. Questo tocca soprattutto il campo della formazione, iniziale e continua. Qui la ricchezza e la pluralità dei documenti è enorme; ma forse proprio per questo è vitale una assimilazione personale da parte prima di tutto delle superiore, poi delle monache, poi un cammino di presa di coscienza delle comunità. Sempre ci è chiesto di vivere e di interpretare, mai di subire. La nobile obbedienza è ascolto, dunque interiorizzazione, dunque dialogo – ce lo insegna prima di tutti la Vergine Maria. Non c’è vero assenso, dunque vera obbedienza, senza di questo.

Strumenti di riflessione e di dialogo possono essere: il sito della Fondazione, ancora recente e poco conosciuto: www.fondazionemonasteri.it; poi il lavoro della Associazione culturale a noi collegata, Associazione Nuova Citeaux, che ha una propria newsletter, pubblica una rivista semestrale, Vita Nostra, e pubblicazioni riguardanti il carisma monastico: www.vitanostra-nuovaciteaux.it

Un altro campo in cui vorremmo poter intervenire è quello di un aiuto al lavoro delle comunità che ne hanno bisogno. Il lavoro, per lo più artigianale, è da sempre una delle grandi osservanze della vita monastica, per il suo valore formativo e spirituale e anche il principale strumento per la sussistenza della comunità. Non è comunemente risaputo che le religiose claustrali costituiscono forse l’unica categoria ecclesiale che non riceve normalmente sovvenzioni. Anche il loro patrimonio, benché sia considerato patrimonio ecclesiastico, è normalmente frutto del loro lavoro o di lasciti spontanei e offerte dei fedeli e della chiesa locale. Oltre a tutto questo, il lavoro delle monache è anche un mezzo di partecipazione alla vita concreta di una comunità civile, veicolo di rapporti di collaborazione e direi di inculturazione nel luogo e nella vita sociale. Può capitare che una comunità piccola e fragile si ritrovi marginalizzata ed incapace di sovvenire con il lavoro ai propri bisogni; sarà molto meglio per lei essere aiutata a recuperare una autonomia, piuttosto che accontentarsi di vivere di carità – cosa peraltro a lungo andare impossibile.

Faccio un esempio: una comunità piccola e anziana, che viveva di ricamo e rammendo, o altre attività che col tempo non costituiscono più una risorsa. La Congregazione ha case in paesi ricchi di vocazioni, che inviano alcune sorelle già formate nella vita monastica per aiutare. Queste si impegnano generosamente nella gestione della casa e delle anziane e nei lavori che conoscono. Coltivano orto e frutteto, allevano polli e conigli, la comunità vive; le pensioni delle anziane sono sufficienti per le spese. La Badessa provvede a migliorare la formazione monastica e culturale delle sorelle straniere, ma non pensa agli aspetti economici e amministrativi; e quando infine le anziane muoiono e vengono a mancare le pensioni, la comunità non è più in grado di pagare neppure una bolletta. Evidentemente sarà a questo punto indispensabile un aiuto fraterno, sia di religiose/i, sia di laici, per colmare una lacuna; e non sarà troppo difficile!

 

D. Perchè una fondazione dei monasteri privata e innestata nella normativa dello stato laico? Non esistono strumenti intraecclesiali di tutela per la presenza monastica? Quale differenza tra la Fondazione e il Segretariato Monache, per esempio??? 

Credo che molti guai della vita religiosa vengano proprio dall’avere affidato troppo alle istituzioni centrali ecclesiali, dall’essersi a volte aspettati tutto, senza attivare in pieno la propria responsabilità; un po’ come a volte la società nei confronti dello Stato. I religiosi per loro natura appartengono intimamente alla vita della Chiesa, ma non per questo sono chierici. Un carisma non nasce mai per iniziativa della Santa Sede; normalmente nasce da un cristiano, laico o sacerdote, ispirato dallo Spirito Santo a una forma di vita particolare. Talvolta, in quanto questa forma di vita rappresenta una novità, incontra difficoltà e opposizioni all’interno della Chiesa stessa, prima di essere da essa assunto, riconosciuto, benedetto. In seguito un monastero ne genera altri fondando nuove case e diffondendo il carisma. Normalmente ciascuna di queste case avrà una configurazione giuridica nella normativa dello stato laico, per poter esistere e agire validamente nella società. Ogni carisma si darà le proprie strutture interne, nel ramo maschile farà ordinare propri sacerdoti, e si prenderà cura di quanto il Signore ha donato alla famiglia monastica. Se trascuriamo di trafficare la nostra eredità e lavorare la nostra vigna, aspettandoci tutto da Roma, o pretendendo chissà quali aiuti dal Vescovo, diveniamo inerti e pigri e la vita finisce. E giustamente: alimentarla tocca a noi, è nostro compito.

Se vogliamo, la Fondazione è espressione di una coscienza, sorta nella nostra epoca a causa di un certo indebolimento dei singoli monasteri e istituti, della necessità di un aiuto fraterno al di là della propria appartenenza specifica a questa o quella famiglia religiosa. Ancor prima, da un superamento di antichi campanilismi per il prevalere di una coscienza ecclesiale più universale: ogni volta che un monastero chiude, o che è in difficoltà, non possiamo non sentirci toccati, la cosa riguarda noi!

In nessun modo la nostra piccolissima Fondazione potrebbe essere paragonata al Segretariato Monache; piuttosto potrebbe essere paragonata a una Associazione di volontariato, come ce ne sono tante.

* La Casa Comune. Nuovi scenari per patrimoni monastici dismessi”, atti della summer school di Lucca 2019, V. 12 N. 6 (2021)

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