di Metilde
Nel desiderio di porci in ascolto del mondo di oggi per comprendere i giovani che il Signore chiama da questo mondo, interroghiamo per una volta una mamma e una insegnante. È bello ritrovare nella sua esperienza gli stessi temi di autori spirituali del passato, nel linguaggio del nostro tempo
Se analizziamo questa frase d’istinto potrebbe venire in mente che sia un compito di preti, suore, monaci o monache.
In verità nessuno può esimersi da questa responsabilità perché la piena realizzazione di ogni persona umana nel rispetto della libertà riguarda ciascuno di noi.
Coinvolge mamme, papà, nonni, zii, catechisti e tutte le figure educative che ruotano attorno a chi è in fase crescita.
Sono una mamma e un’insegnante di educazione fisica con un percorso di Fede faticoso ma intenso perché iniziato dopo i trent’anni quando ormai ero ferita a morte dal peccato.
Sono approdata al Monastero di … disperata e svuotata da una vita senza una vera relazione con Dio e con me stessa.
Ci sono voluti anni di guida spirituale e di confronto sincero prima che la mia vita riacquistasse un senso e una direzione.
C’è voluto tempo anche per intuire e poi finalmente credere fermamente di essere Amata da sempre in modo gratuito.
Tempo per sentirsi perdonata.
Per questo sono certa che la formazione spirituale debba iniziare in tenera età.
È come l’esperienza motoria: più abbiamo l’opportunità di muoverci e fare esperienze attraverso il gioco e lo sport più si formano in noi automatismi che ci consentono di non farci male, di conoscere il nostro corpo e apprendere abitudini sane, conoscere.
Nel cammino Spirituale è lo stesso, prima incontriamo Gesù e la Sua Chiesa prima si forma una coscienza morale alla luce del Vangelo e meno rischiamo di ferirci con il peccato e in parallelo è più facile che i talenti possano svilupparsi a pieno per poi metterli a servizio degli altri.
I bambini e poi i ragazzi attraverso il gioco e lo sport hanno l’opportunità di sperimentare i propri limiti, di confrontarsi, di scoprire le peculiarità motorie: c’è chi è forte, chi è veloce o resistente, chi coordinato e così via. Queste caratteristiche determinano la scelta di uno sport piuttosto che un altro. Le capacità relazionali determinano la scelta tra uno sport di squadra o individuale. Il carattere, la disciplina e la capacità di valorizzare tutti determinerà chi potenzialmente può assumere il ruolo di capitano all’interno di una qualsiasi squadra e chi no. In questa fase sono importanti gli insegnanti e gli allenatori perché hanno la capacità di vedere i punti di forza e deboli di un alunno o di un atleta e su quello si lavora insieme.
Si dice spesso che lo sport è una scuola di vita, io lo dico sempre ai miei alunni soprattutto quando vedo che non si impegnano e non utilizzano a pieno i talenti che hanno e ribadisco spesso che senza impegno, costanza e disciplina e rispetto è difficile raggiungere qualsiasi obiettivo sia esso sportivo, scolastico o lavorativo.
Bisogna anche imparare a distinguere i buoni maestri e allenatori da quelli che non lo sono.
Quest’anno in una classe oppositiva con un consiglio di classe diviso sia dal punto di vista didattico sia dal punto di vista educativo ho detto che l’anno prossimo quando sarebbero andati alle superiori avrebbero capito da soli chi è stato un buon insegnante e chi no. Non basta passare conoscenze, bisogna metterli nelle condizioni di sperimentare che quello che gli stai dicendo o che gli obiettivi verso cui li stai spingendo sono veri e fattibili e questo può farlo solo chi crede in quello che dice e lo pretende da se stesso. I ragazzi ti seguono se sei coerente, se li fai sentire accolti, importanti, protagonisti se riesci a fargli intuire che tieni a loro, se trovi il modo di relazionarti con loro a partire da quello che sono.
Per la crescita umana e spirituale vale la stessa regola: senza disciplina, impegno, costanza e le buone guide spirituali il percorso può essere più faticoso e tortuoso. Per Grazia di Dio il Padre Eterno non ci molla mai e c’è speranza per tutti fino al nostro ultimo giorno di vita.
La differenza è sostanziale: imparare da piccoli a sperimentare la gioia vera, che altro non è se non il Regno dei cieli di cui parla Gesù nel Vangelo, ci predispone a vivere una vita piena e di portare molto frutto. Non incontrare Gesù e il Vangelo o buoni maestri spirituali può portare a perderci o a vivere una vita fondamentalmente priva di gioia e di relazioni vere e significative.
Un’ascesa in arrampicata rappresenta bene l’ascesa spirituale.
Bisogna studiare la via attraverso una guida, avere il materiale adatto, essere allenati, conoscere i propri limiti, fidarsi del proprio compagno/a di cordata e accostarsi alla montagna con umiltà.
Sopravvalutare le proprie capacità significa esporsi a rischi inutili e pericolosi. Nella vita spirituale non accade qualcosa di simile?
La buona guida spirituale è colui o colei che in primis vive il Vangelo e ne è testimone e ti fa intuire la differenza cristiana e nel suo sguardo vedi la Gioia e la Luce.
Sa leggerti dentro e darti gli strumenti per condurti a Gesù e alla Sua Chiesa.
È colui che ti aiuta a rialzarti quando cadi, ti incoraggia a perseverare, lotta con te quando il nemico ti perseguita. Il resto lo fa la Grazia, la buona volontà di comprendere, seguire e calare i consigli evangelici nella vita quotidiana e l’umiltà di chiedere continuamente il perdono e riprendere il cammino.
Visualizzazioni: 96