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La paternità e la guida spirituale: il suo significato e i problemi che pone

La paternità e la guida spirituale: il suo significato e i problemi che pone
 

Di Monica Della Volpe

Come si diceva in un articolo precedente, presso gli antichi Padri la paternità spirituale è un fatto. La scelta monastica, scelta di dedicare la vita alla ricerca di Dio e alla penitenza per la salvezza della propria anima, coincide con la scelta di mettersi alla scuola di un padre per ricevere, per la sua mediazione, la vita nuova da Dio.

Lo strumento principale viene riconosciuto nel detto: “padre, dammi una parola”. La parola del padre è una mediazione della Parola di Dio.

Si riconosce chiaramente che la vita dello spirito viene da Dio e che per riceverla abbiamo bisogno del tramite di una paternità umana, perciò si sceglie di obbedire alla parola di un padre.

Dunque possiamo dire che la scelta di ricevere e vivere una vita nuova, spirituale, è scelta di vivere della Parola di Dio ricevuta tramite una persona che la conosce perché già vive di questa vita nuova e spirituale e può aiutarti a riceverla, interpretarla e seguirla.

Questo è il senso dell’obbedienza: un libero ricevere e seguire questa Parola, con l’aiuto di un padre. Consacrati nella vita monastica, ci si inoltra con questa guida nelle vie della Regola.

Si diceva anche che in un mondo che accantona i contenuti della Rivelazione, sarà difficile proporre questo metodo e questa via. Chi si allontana dalla Parola di Dio che guida la vita per seguire la volontà propria elabora un altro linguaggio, un’altra cultura. Il mondo e la cultura possono vivere della Parola di Dio ed esserne animati oppure discostarsene e opporvisi. Superfluo aggiungere che non viviamo più nella cristianità, nella società cristiana.

Spesso la fede rimane ma non abbiamo più il linguaggio della fede, le parole della fede, le chiavi per accedere al significato della Parola e delle parole concrete che riceviamo e che usiamo e che dovrebbero tradurre questa vita nuova.

La via della lectio potrebbe essere quella che ci conduce a intendere nuovamente e ad accedere nuovamente ai tesori della tradizione. Per questo l’insidia maggiore dei nostri tempi è stata quella di una lectio vissuta solo come scienza umana di analisi dei testi e la carenza di una lectio come ascolto e colloquio con la Parola di Dio per essere forgiati in una conoscenza nuova e in una coscienza nuova, che inevitabilmente si esprime in un linguaggio nuovo – e antico.

Sarà molto facile allora ingannarsi, ribellarsi alle parole che si ricevono invece che, ricevendole, essere capaci di riformularle e farle rivivere nella nostra attuale cultura.

Dall’altra parte, dalla parte di chi, trovandosi immerso in questo contesto fino al collo, ha la funzione di guidare, sarà facile essere incerto, smarrirsi a propria volta, sino a commettere abusi.

Dopo avere affermato che la vita spirituale è una vera e nuova vita che deve essere scelta dalla nostra libertà e implica una nuova strada da percorrere, che anche dovrà essere da noi liberamente scelta; abbiamo anche affermato che questa nuova vita, come la vita nella carne, deve essere ricevuta tramite una paternità o maternità, anch’essa, a differenza da quella nella carne, scelta.

Il padre (madre) è anche chi ti guida nella via della vita nuova e per prima cosa ti alimenta, come con latte, con una nuovo linguaggio, che è quello della Parola di Dio cui devi essere iniziato.

Se questa Parola ti è messa davanti come un puro oggetto di indagine scientifica, alla stregua di qualsiasi altra materia di studio, non imparerai mai a vivere di essa, non vivrai mai di una vita nuova.

Se questa Parola ti sarà data in una trasmissione da persona a persona, in un contesto di vita comunitaria, nella iniziazione sacramentale, nella conoscenza della storia della salvezza, nella conoscenza del Salvatore, dei suoi Santi e di tutto ciò che concerne Dio e la sua Chiesa, potrà alimentare in te una nuova vita.

Perché siamo partiti dalla parola? Perché la vita nuova è vita dell’anima e vita dello spirito, deve essere proposta all’ intelligenza e formare in noi una nuova coscienza. La parola è lo strumento.

Se questo non avviene, possiamo vivere nella Chiesa, ma sempre come bambini, restando ancora carnali.

Saremo viventi in pieno possesso delle nostre facoltà spirituali quando comprenderemo, conosceremo, sceglieremo il bene da compiere, comprendendo e rifiutando nel contempo ciò che bene non è.

Compito della paternità/maternità è guidare e poi lanciare ogni persona verso la sua vita adulta – che non sarà una vita di individuo isolato ma di membro cosciente del corpo ecclesiale, del corpo che tutti noi siamo in Cristo e che si evidenzia in modo particolare nella comunità in cui siamo inseriti.

L’adulto cammina da solo, senza bisogno di sostegni, guide, direttori? Sì, almeno in caso di sanità e normalità di condizioni; in questo caso l’autorità spirituale sarà piuttosto un termine con cui confrontarsi, come sempre la prudenza richiede.

Ma come membro di una comunità avrà sempre bisogno di una guida, ovvero di paternità ovvero di governo, perché la comunità possa sussistere nella sua coerente unità di corpo.

La persona singola arriva a guidarsi con la sua coscienza se questa è in colloquio continuo con Dio. Questo è: obbedire a Dio. Senza questa condizione continuerà ad avere bisogno di guida.

Il corpo comunitario avrà sempre bisogno di un capo, come punto di riferimento comune e principio di unità: obbedire all’autorità.

La linfa di vita nuova che anima il Corpo verrà dalla Parola di Dio, dal suo Corpo e dal suo Sangue e si farà parola fra le membra, dialogo fra le membra, collaborazione e carità reciproca e reciproca illuminazione e aiuto.

Se la vita circola bene all’interno del corpo, questo non sarà mai chiuso in se stesso ma aperto al resto della Chiesa e, in modi diversi, del mondo.

Quando la vita non circola bene si avrà bisogno di aiuti esterni: qui si può presentare un problema di armonizzazione, sia dei linguaggi, delle vie, delle obbedienze (direttori spirituali, accompagnatori, psicologi ed esperti d’ogni tipo, esterni che non conoscono bene o non comprendono la regola e la vita interna del corpo) – è il primo problema

Questa vita sarà sempre immersa in una cultura che è in parte mondana, e la missione di ogni parte del corpo ecclesiale sarà sempre anche quella di evangelizzare il mondo in cui è immersa a partire da se stessi e dal proprio linguaggio mondano di provenienza – secondo problema.

Se questo lavoro di evangelizzazione cesserà, saremo colonizzati dal mondo e andremo senza direzione sulla terra. Arrivati a questo punto, guardiamoci dalle guide spirituali che si presentano come lupi in veste di agnelli!

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Pubblicato in Cose nuove e cose antiche, Riflessioni, Vita consacrata

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