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La storia di Mvanda. La si potrebbe raccontare così …

Un Monastero è come un albero il cui elemento vitale è invisibile agli occhi.

L’albero vive grazie a delle radici profondamente immerse in un terreno nutriente e in un modo invisibile e silenzioso produce ciò che è più prezioso per gli esseri umani: l’ossigeno!

Ed è così per ogni monastero contemplativo.

Prende la sua sostanza da una vita radicata nella Parola meditata, celebrata e vissuta.

La Parola è un terreno nutriente. Diffonde silenziosamente, quasi senza averlo desiderato, ciò di cui le creature umane hanno bisogno oggi come dell’ossigeno: la Presenza amorosa del Dio Trinità.

Il piccolo albero di Mvanda (dell’ Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, meglio conosciuti come Trappisti) è stato piantato sulla collina di Kikoti, a Kikwit, in Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) nel 1991, su richiesta del vescovo di Kikwit, Mgr Eduard-Marie Mununu Kasiala, anche lui Trappista.

Il gruppo delle sorelle fondatrici veniva dal Monastero Cistercense dell’Étoile Notre-Dame, a Parakou, nel Benin.

È stato costituito da qualche sorella del Benin, del Congo e della Francia.

A quest’epoca, la collina non era abitata. Dopo l’arrivo delle sorelle trappiste, lungo gli anni, altre comunità religiose si sono stabilite attorno al Monastero, all’ombra di quest’albero all’apparenza vigorosa ma che doveva ancora affondare le sue radici nel suolo prima che i suoi rami si sviluppassero.

Difatti, anche se la diocesi contava già un numero considerevole di Comunità di vita apostolica, il fatto di impiantarvi la Vita Monastica fu una vera sfida. Non soltanto nei riguardi delle popolazioni ancora molto poco evangelizzate, ma anche in seno alla Chiesa locale che considerava avesse poco senso una tale vita in mezzo a una popolazione molto povera.

A proposito di Vita Contemplativa, la domanda è sempre la stessa:

“Perché tutte queste energie spese in pura perdita, allorché ci si potrebbe mettere a servizio dei poveri?”

Ma la risposta non può essere altra che quella di Gesù: “Lasciala fare”.

Ed è la risposta che sempre le persone di buona fede si fanno sull’attualità della Vita Consacrata: queste persone, non potrebbero dedicare la loro esistenza in modo più razionale ed efficace per il progresso della società?

Ed ecco che la risposta di Gesù è: “Lasciala fare”.

Per coloro che ricevono da Dio il dono inestimabile di seguire il Signore Gesù da più vicino, è evidente che può essere amato solo da un cuore indiviso e che si può consacrargli tutta la propria vita e non solo qualche gesto o qualche momento o qualche attività.

Il profumo prezioso versato come un puro atto d’amore e quindi al di là di ogni considerazione “utilitaristica” è il segno di una sovrabbondante gratuità che si esprime in una vita spesa per amore in vista di servire il Signore, per consacrarsi alla sua Persona e al suo Corpo Mistico.

Questa vita “versata” senza calcolare diffonde un profumo che riempie tutta la casa. Oggi, non meno di ieri, la Casa di Dio, la Chiesa, è adornata, arricchita dalla Vita Consacrata” (San Giovanni Paolo II, Vita Consecrata n.104)

Dopo degli inizi coraggiosi, ma difficili, come si vive in ogni fondazione, un gruppo di sorelle italiane viene a rinforzare il gruppo presente nel corso dell’Anno Giubilare del 2000.

È il Monastero di Vitorchiano, in Italia, che ha risposto alla chiamata durante il Capitolo Generale dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza.

Lungo questi anni, una sinergia si è sviluppata fra le monache e la popolazione della collina.

Certe persone hanno trovato del lavoro al Monastero, il quale ha poi fornito delle fonti d’acqua per la gente del villaggio e ha aperto una strada per raggiungere la collina.

Comunque, è una caratteristica delle fondazioni monastiche, nei luoghi di grande povertà, di diventare non soltanto dei luoghi di preghiera, ma anche nello stesso tempo dei luoghi di sviluppo agricolo e industriale.

A partire dal 2005, si apre un grande cantiere di costruzione.

Si tratta della costruzione del Monastero: degli edifici per accogliere la Comunità, un chiostro e una Chiesa che segneranno una tappa importante per il radicamento del carisma Cistercense nel cuore della Comunità e, nello stesso tempo, per la gente di fuori, perché è vero che formiamo dei luoghi, ma è quanto più vero che sono i luoghi che ci formano!

Questo è senza dubbio tanto più vero per quanto riguarda la vita monastica cistercense.

Il cantiere durerà circa 5 anni, offrendo l’opportunità a un grande numero di persone di trovare del lavoro, e ovviamente, la dignità di guadagnare la propria vita e avere delle ragioni per le quali alzarsi la mattina!

L’11 febbraio 2010, Mgr Mununu, nostro vescovo, potrà finalmente consacrare la nostra chiesa Monastica dedicata a Maria Porta del Cielo.

Qualche giorno dopo, il Monastero sarà eretto in Priorato dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza e si terrà l’elezione della prima Priora titolare della Comunità.

Ma questo cantiere di costruzione è accompagnato da un’altra grande fatica: l’organizzazione della vita monastica e la formazione delle prime candidate congolesi.

Bussano alla porta del Monastero, la gran parte di loro senza avere la minima idea di ciò che è la vita contemplativa.

Cercano semplicemente di servire il Signore …

Il contesto specifico culturale – la nostra Diocesi ha appena festeggiato i suoi 100 anni di evangelizzazione – unita ad un insegnamento scolare statale a ribasso: questo ha per effetto di produrre un ritardo considerevole nella formazione umana e religiosa che richiede uno sforzo immenso per riuscire a mettere le persone nelle migliori condizioni per accogliere e fare crescere la loro vocazione.

Sono i tre livelli che abbiamo focalizzato lungo questi anni:

  • Le giovani che si preparano ad entrare nella vita religiosa (scuola di Propedeutica)
  • le giovani in formazioni nelle prime tappe della vita religiosa (Postulandato e Noviziato)
  • E infine, una formazione permanente per le persone già avanzate nella vita consacrata (Studium Teologico inter-congregazioni)

Questi tre tempi di formazione si svolgono nel sito accogliente del centro “Tata na beto” (= Padre Nostro) costituito da una grande sala attrezzata di quanto può essere necessario per i corsi, la proiezione di film o documentari come per altre attività ricreative.

Prima di descrivere brevemente quello che è stato organizzato in ognuno di questi tre livelli, conviene ovviamente precisare l’obiettivo che ci proponiamo di raggiungere. Anche se ogni volta è adattato alle varie tappe, credo che possiamo afferrarne lo spirito attraverso queste righe di presentazione del Progetto dell’anno propedeutico:

L’obiettivo perseguito dalla pedagogia messa in atto alla scuola propedeutica “Tata na beto” è anzitutto di dare l’occasione ad ogni studente di esporre tutte le dimensioni del suo essere a Cristo. È una formazione per una tras-formazione. Vogliamo permettere ad ogni giovane di scoprire e riconoscere il desiderio profondo del suo cuore, confrontarlo alla chiamata di Cristo, per vivere a partire da questo luogo del desiderio una unificazione della sua persona. Come dice il salmo: “Signore tutto il mio desiderio è davanti a Te” (Salmo 37,10). E’ a partire da questo nocciolo dell’essere che la formazione potrà organizzarsi in un tutto organico e non in una “placcatura” artificiale.

Vogliamo modestamente rispondere alla sfida lanciata dal defunto Cardinale Malula [1] , quando diceva: “il cristianesimo non ha ancora affondato le sue radici profonde nell’anima degli individui (…) Là dove ci voleva la compenetrazione, c’è stata solo sovrapposizione: invece dell’incarnazione abbiamo la giustapposizione”.

Ognuno sarà quindi spinto a diventare gradualmente l’attore principale della propria formazione, a diventare un “io” che sviluppa al meglio le sue potenzialità. Così, attraverso le attività e gli insegnamenti ognuno sarà invitato a prendere in carico la propria esistenza piuttosto che subirla, a prendere coscienza che la sua vita è impegnata con Cristo e a fare suo l’atteggiamento del salmista davanti a Dio: “ad ogni momento espongo la mia vita”. (salmo 118,109)

“La scuola Propedeutica ha funzionato a pieno regime per due anni, ma per il momento è ferma. All’epoca i giovani venivano ogni mattina dal lunedì al venerdì per ricevere un corso di perfezionamento in francese e in altre materie fondamentali che aiutano a situarsi nello spazio e nel tempo, così come una iniziazione alla Bibbia, alla Storia della Chiesa etc…”

Tre sessioni per i giovani in formazione sono attualmente organizzate ogni anno al Monastero su dei temi che cercano di seguire la progressione della formazione nel corso del primo anno:

– Conoscenza di sé

– Incontro con Gesù nei Vangeli

– La fraternità nella Bibbia.

Si tratta di una progressione logica che mira ad aiutare i giovani a passare dalla conoscenza di sé alla conoscenza di Dio per costruire vere relazioni fraterne che infatti è il tema che ritroviamo nel trattato di san Bernardo nel “De gradibus humilitatis” e nel “De consideratione”. Eccoci in pieno clima Cistercense!…

Recentemente, abbiamo iniziato uno “Studium” inter-congregazioni che mira a dare una preparazione teologica di base e che anzitutto è destinato alle Monache Professe della Comunità ma anche a tutti coloro che desiderano ricevere una formazione continua di qualità o semplicemente per i consacrati nella vita apostolica che non hanno avuto l’occasione di approfondire queste materie dopo il Noviziato.

Lo Studium è attivo da due anni, con elaborati personali e esami sulle diverse materie di studio. Quello stimola la ricerca personale e l’integrazione in profondità delle materie date da professori universitari o ugualmente molto qualificati.

Ed è un aiuto valido per una Lectio Divina più puntuale ed approfondita.

Bisogna sottolineare che è grazie all’aiuto concreto e puntuale dell’AIM che siamo riusciti a realizzare tutto questo programma di formazione!!!!

Tutto questo lavoro di formazione non corrode per niente il clima monastico del Monastero, anzi, ha il merito di rendere più profonde e più sane le nostre radici e più sincera e solida la ricerca del volto di Dio.

Abbiamo davvero a cuore la testimonianza dello spirito di fraternità perché si tratta di una sfida davanti ad ogni forma di tribalismo e di discriminazione etnica di cui purtroppo l’Africa è ancora schiava. Una comunità multi-etnica e multi-razziale come la nostra può e deve dare la prova che è possibile vivere e costruire una società senza barriera dove l’alterità ha un valore inestimabile ed è tutto tranne un nemico da temere.

Come possiamo immaginare, c’è ancora un grande lavoro da fare in questo cantiere della formazione, particolarmente in Congo e in Africa in generale, ma possiamo dire che all’ombra dell’albero di Mvanda, i figli di Dio amano venire e imparare… e perseverare umilmente alla sequela di Cristo.

 

Scritto a Mvanda da Sr. Anna Chiara Meli, Priora della Comunità

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[1] Card. J. Malula, Euvres completes vol.3, Facultés catholiques, Kinshasa, 1997, p.26-28.

 

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Posted in Cronache, Monasteri