di Luis Prensa Villegas
Come abbiamo già detto in precedenza, la scarsità di vocazioni e l’elevata età dei monaci e delle monache in Spagna sta obbligando alla chiusura di molti monasteri. Tuttavia, la notte non è mai completa. C’è sempre una finestra con luce, c’è sempre un sogno che veglia (Paul Eluard). Per questo considero un bell’obbligo menzionare ora alcune finestre aperte alla speranza e alla sua luce.
Una è il caso di sovrabbondanza di vocazioni che, a suo tempo, attirò l’attenzione non solo in Spagna, ma in Europa e in molti altri paesi: la nascita di un nuovo Istituto Religioso femminile denominato Iesu Communio, di diritto pontificio, approvato dalla Sede Apostolica l’8 dicembre 2010. Secondo le sue Costituzioni, l’Istituto religioso si dedica alla vita contemplativa e all’evangelizzazione dei giovani.
Questo Istituto nacque precisamente all’interno di una comunità di Clarisse (Lerma, Burgos), dove una delle sue monache —suor Verónica María Berzosa— ricevette la chiamata di un nuovo carisma. A partire da quel momento, le vocazioni furono e sono così tante che dovettero chiedere permesso a Roma per avere due sedi con un’unica badessa. Una delle sedi continuò ad essere il Monastero delle Clarisse di Lerma, e l’altra un convento francescano molto vicino: San Pedro Regalado, a La Aguilera (Burgos). Successivamente dovettero fondare una nuova comunità, in questo caso a Godella (Valencia).
Sono attualmente circa 200 religiose che si dedicano alla vita contemplativa, con una forte missione di evangelizzazione dal monastero. Questo fenomeno è stato in prima pagina sui media di molti paesi. Così se ne sono fatti eco e così si può leggere sui social network: è diventato il più grande fenomeno della Chiesa dai tempi di Teresa di Calcutta”; poiché ha fatto di quel vetusto convento di Lerma un attraente vessillo di arruolamento per vocazioni femminili che conta più di 200 monache laureate con una media di età di 35 anni e un altro centinaio in lista d’attesa. Poco tempo fa, il P. Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, ha predicato alle 140 monache clarisse di Lerma. La visita del Cappuccino italiano è stata l’occasione per un commovente reportage trasmesso dalla RAI (Radio e Televisione Italiana) in prima serata in Italia.
D’altra parte, da alcuni anni è nato un altro movimento —la Red Intermonástica de España— formata da monasteri cistercensi, benedettini, carmelitani, domenicani, francescani…. Senza andare troppo lontano, non molto tempo fa, nel novembre dello scorso anno 2025, il Centro Internazionale Teresiano Sanjuanista (CITeS) di Avila ha accolto più di un centinaio di monaci e monache di diversi Ordini e Congregazioni con la finalità di riflettere e prestarsi appoggio e aiuto in maniera effettiva.
Sotto l’egida della Commissione Episcopale per la Vita Consacrata, il programma ADI (un’esperienza in corso chiamata Accompagnamento e Discernimento Intermonastico) si inserisce in un progetto più ampio denominato VCenS, Vida Contemplativa en Sinodalidad, promosso da contemplativi di tutta la Spagna, con il sostegno della Fondazione Porticus e la coordinazione di P. Roberto de la Iglesia, abate cistercense di San Pedro de Cardeña (Burgos). Dal 2020, decine di monasteri e congregazioni hanno deciso di unirsi e vivere così il cammino della sinodalità attraverso il discernimento spirituale comunitario, la leadership e la gestione del cambiamento.
Così parlava al riguardo fr. José Luis, monaco di Cardeña: il monastero è un rifugio per coloro che si sentono perduti. È una casa per poveri e pellegrini, e io dico sempre che di poveri e pellegrini tutti abbiamo molto. Il monastero è una casa aperta a tutti, a chiunque cerchi Dio in qualche modo, molte volte senza saperlo.
Abate dello stesso monastero, Roberto de la Iglesia, sottolineava che per poter avanzare nella sinodalità è necessario superare l’identificazione con piccoli gruppi e aprirsi a tutta la Chiesa. Da parte sua, suor Pilar Germán, trappista di Tulebras (Navarra), evidenziava che la chiamata nella Chiesa oggi è poter contare gli uni sugli altri. La mia preoccupazione non è che non ci siano vocazioni o monasteri che chiudono, ma le rotture tra di noi. Madre Elsa Campa, carmelitana scalza di Oviedo —consultrice del Dicastero per la Vita Consacrata— afferma con forza che la vita contemplativa è una vita piena e si vive con molta gioia e con molto gaudio, sentendoci, come direbbe Santa Teresa, “figlie della Chiesa”, con quella profondità di dedizione e di affetto verso tutta l’umanità.
Non sarebbe giusto tralasciare di menzionare altri movimenti nati alcuni anni fa in Spagna con la finalità di aiutare monaci e monache nei loro monasteri, da un punto di vista materiale e spirituale, fondazioni e associazioni:
DeClausura: un’iniziativa che sorge nel 2006 in seno alla Fundación Summa Humanitate, rispondendo alle richieste di aiuto fatte da diverse comunità di vita contemplativa.
Fundación Contemplare: è un team di laici professionisti di diversi ambiti che vuole mettersi al servizio della Chiesa, facendo conoscere la ricchezza della vita contemplativa.
E per finire, come luminoso riassunto, niente di meglio che utilizzare la parola di monache e monaci anonimi quando esprimono cos’è questo ricco e risplendente mondo della vita monastica:
In questo mondo esiste anche un luogo dove la pace e il silenzio sono una forma di vita.
I monasteri, dimora di monache e monaci, sono spazi privilegiati per la preghiera e la riflessione.
Oltre alla preghiera, il lavoro quotidiano include il lavoro manuale, che si realizza con amore e dedizione, offrendo ogni compito come una forma di servizio a Dio e al luogo in cui vivono.
La vita è segnata dalla semplicità e dalla dedizione generosa a Dio, rinunciando alle distrazioni del mondo esterno per concentrarsi sulla propria relazione con Lui.
Attraverso la lectio divina e la scrittura, si arricchisce la fede e si condivide la sapienza con il resto del mondo.
L’esistenza, sebbene silenziosa e appartata, è un faro di luce e speranza.
Nella quiete dei monasteri, i monaci e le monache intercedono per il mondo, offrendo ogni momento della giornata come un atto di amore e servizio a Dio e a tutta l’umanità.
Nel ritiro si trova la pace vera e ricordano che, nel silenzio, è dove meglio si ascolta la voce di Dio.
La vita monastica è un regalo di Dio per la Chiesa e per il mondo.
Forse tutto dipende dal saper trasmettere qualcosa di così bello come aver avuto, una volta nella vita, una primavera sacra che colmi il cuore di tanta luce che basti per trasfigurare tutti i giorni a venire (R. M. Rilke).
Visualizzazioni: 98