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Lecceto 2024

di Monica della Volpe

 

Per chi si va interrogando, e talvolta con profonda preoccupazione, sullo stato di salute della vita monastica, accostare Lecceto è di grande consolazione.

Il luogo è impressionante, sia come natura, sprofondato nel grande bosco di lecci che lo separa in modo radicale e austerissimo dal mondo, sia nelle costruzioni, antiche e maestose, severe e belle. Lo stile generale di grande qualità, dà una impressione di pace e interiorità.

Entrando in chiesa, è quasi una sorpresa che il luogo non sia deserto e abbandonato, come tanti di questo genere, ma accolga il visitatore nell’abbraccio di una liturgia bellissima, cantata da una piccola comunità. Un repertorio di canti molto vasto, voci angeliche, canti polifonici che anche a comunità più numerose potrebbero sembrare inabbordabili. Evidentemente si preparano molto, e questo dice un livello spirituale, un tono interiore. La comunità sa accogliere con apertura, semplicità e fiducia e appare ben viva.

La comunità di Lecceto ha vissuto un susseguirsi di avvenimenti del tutto fuori dell’ordinario. Cominciando dal 1972, prima di tutto il trasferimento da Siena in questo luogo così speciale ma che era ridotto a un rudere, operato da un gruppo di monache già anziane che hanno dato prova di una fede eccezionale, coraggio e abnegazione. La comunità era stata, come sovente capita, espropriata dal suo monastero in Siena e trasferita in un edificio umido e insalubre dove non potevano vivere.

Vanno dal Vescovo per pensare a un trasferimento e questi parla loro di Lecceto. …se poteste andare là! Madre Angela del Zot, la superiora con la Vicaria si reca nel luogo, a dieci chilometri dalla città: un imponente complesso di ruderi mezzo diroccati, dominati da una severa torre, in mezzo a una foresta di lecci. Un posto impossibile, di cui si innamorano: il luogo è Agostiniano, la culla della santità agostiniana! Nell’orto abbandonato sono maturati come per miracolo splendidi e dolcissimi grappoli d’uva. I frutti della Terra Promessa! Li raccolgono e li portano alle povere e anziane sorelle a Siena: così inizia l’avventura. Con il sostegno della Chiesa locale e dell’Ordine Agostiniano, che le ha fortemente volute e sostenute come custodi di questo luogo santo, si mettono coraggiosamente all’opera.

Da 50 anni la Comunità abita questo luogo straordinario: due chiostri, di cui uno, bellissimo, a due piani, accessibile agli ospiti e uno interno, preziosamente affrescato, che dà l’accesso dai locali di clausura alla chiesa. Nell’atrio della clausura, i primi medaglioni che si incontrano affrescati sulle pareti parlano della storia: fra le figure eremitiche di riferimento del neo nato Ordine di S. Agostino compaiono San Galgano, fondatore dell’omonimo monastero, e san Guglielmo, fondatore degli eremiti Guglielmiti: uno a destra e uno a sinistra di S. Agostino. I medaglioni, questi e tanti altri, sono tutti corredati di scritte e proseguono nell’immenso, bellissimo refettorio. Dove alle pareti sono ritratti Generali dell’Ordine, alcuni dei quali divenuti poi cardinali, Papi, e altri agostiniani illustri. Lecceto è stato realmente un vivaio di pastori, maestri e dottori. Covo di santità, da covo di briganti che prima era, come recita il motto. Il refettorio è dominato da un grandissimo affresco in due quadri che ritrae le nozze di Cana. In uno dei due, si vedono fra gli altri personaggi due cani avvinghiati e in atto di sbranarsi; sotto la scritta: Chi con detti aspri morderà l’assente / non deve a questa mensa esser presente. Firmato: S. Agostino.

Però la stanza più bella nella clausura è una grande sala con un grande camino acceso: un circolo di seggioline attorno al camino, un bel tavolone, un altro cerchio di sedie attorno al tavolo.

È un po’ come il capitolo, ma molto più caldo. C’è anche un bel piccolo capitolo che dà sul chiostro, nello stile più tradizionale, con tanto di ampi finestroni per i conversi, ma è trasformato in cappella, con il Santissimo, utilizzata per l’ufficio delle letture e la meditazione seguente. Ma nella sala del camino si svolge una parte importante della vita delle monache, le due ricreazioni quotidiane e gli incontri di ascolto o di dialogo del pomeriggio. Scopriamo così che il dialogo fraterno è una caratteristica delle monache Agostiniane.

Dal 1985 al 2005 la Comunità ha vissuto una straordinaria avventura con Madre Alessandra Macajone come badessa, in una bella collaborazione con l’Ordine di S. Agostino e la Federazione delle monache d’Italia.

Madre Alessandra è una figura molto speciale, in più di un tratto può ricordare madre Cristiana[1], come lei intelligente, affascinante, carismatica, con una precedente, anche se meno significativa, esperienza in Azione Cattolica. Una differenza è data dagli Ordini e dalle comunità in cui le due madri sono inserite e dai periodi storici, l’uno successivo all’altro, ma i punti di contatto sono molti. Praticamente Madre Alessandra incomincia come Badessa quando madre Cristiana finisce, come lei fa 4 mandati anche se per un tempo complessivo un po’più corto. La parabola di madre Alessandra compare nel cielo monastico ecclesiale come una stella luminosa, laddove l’abbaziato di Cristiana rimane a lungo più nascosto. L’una è una pioniera, in parte incompresa in parte lodata e sostenuta da una Federazione i cui monasteri non sono sempre fiorenti; l’altra si appoggia su un Ordine solido e da tempo in cammino di rinnovamento, dunque la sua reale carica profetica passa più inosservata. L’abbaziato di madre Alessandra Macajone termina in modo brusco e drammatico con la sua morte. Gli anni seguenti la morte di madre Alessandra, carichi di avvenimenti e di prove comunitarie, sono per la giovane comunità quasi come un contraccolpo al periodo precedente.

Da questa esperienza fuori dell’ordinario nascono prima una comunità fiorente a Lecceto stesso, poi una fondazione, Rossano, in Calabria e altri nuclei di rifondazione di monasteri in difficoltà: Montefalco (Santa Croce) e Pennabilli.

Di tutto questo carico di vissuto, di grazie e di prove, la Comunità ha portato con sé la ricchezza e il peso. Per farlo, hanno comunque un’arma formidabile, il loro stesso carisma di dialogo, di unità fraterna, di spirito ecclesiale. Sono le eredi di una grande, impegnativa eredità, che potrebbe essere preziosa anche per altre comunità e altri carismi.

Le sorelle hanno celebrato da poco il cinquantesimo del trasferimento, che fu quasi una nuova fondazione. Nuova, però antica: la fede straordinaria delle sorelle di Siena nasceva dalla loro fedeltà alla vita antica, dal loro amore alla vocazione, al carisma ricevuto, ai suoi strumenti tradizionali.

Nelle tappe seguenti, con madre Alessandra, hanno compreso che questi strumenti, secondo l’invito del Concilio e il movimento di tutta la Chiesa, dovevano essere rinnovati. Hanno quindi vissuto il travaglio di proposte nuove, nel senso di cambiare modalità ed equilibri del carisma ricevuto dalla tradizione.

Tutte hanno accolto il grande impulso di madre Alessandra, a partire dal quale alcune si sono sentite chiamate a nuove realizzazioni. La comunità che rimane a Lecceto, si è sentita piuttosto chiamata a un rinnovamento nella continuità – nel senso dell’ermeneutica postconciliare sempre proposta da Benedetto XVI.

Tutto questo può richiamare l’esperienza di tante altre nostre comunità, ciascuna nel modo che le è proprio. 

Da Preside, (Madre Alessandra) cominciò a farsi presente con una certa frequenza all’Eremo, partecipando con grande attenzione e intensità alle vicende di esso; in effetti dentro di lei si andava facendo strada l’idea che Lecceto potesse essere “un monastero di nuovi inizi”, per una ripresa del carisma agostiniano e soprattutto nella sua dimensione contemplativa. Vi si recava spesso, soprattutto durante l’estate, ad “assaporare tante cose, i veri valori, tante certezze legate alla nostra vocazione agostiniana. … Mi è sembrato che il Signore intendesse confermarmi, attraverso l’esperienza vissuta di questi nostri grandi fratelli eremiti, nell’idea e nell’iniziativa di affondare lo sguardo nel cuore e nell’anima di sant’Agostino, nella nostra tradizione agostiniana per riscoprire le linee essenziali e la dimensione della nostra vita contemplativa”. (Biografia di Paola Bignardi, pag. 97)

Sembra un po’ quello che altri monasteri hanno vissuto e vivono con le radici del proprio carisma. Le sorelle continuano ad affondare lo sguardo nel pensiero e nella spiritualità agostiniana. Oggi molti vanno in caccia di spiritualità, ma spesso in maniera vaga. Pochi coltivano un pensiero che va in cerca della verità, e che quindi possa dare motivazioni sempre approfondite alle nostre scelte. Madre Alessandra aveva avuto un grosso impegno nella formazione, aveva molto collaborato con il Padre Trapé e certo questo aveva dato solidità e profondità alla sua ricerca. Continuare e approfondire questo lavoro è un compito degno delle custodi di Lecceto; si tratta di mettere sé generosamente al servizio del carisma, non solo con la fedeltà sempre necessaria alle osservanze, ma anche con tutta la forza del nostro pensiero: il mondo di oggi ha bisogno di Agostino e di Bernardo e di tutti i nostri padri, e Agostino e Bernardo per vivere oggi hanno bisogno … di noi. Ce lo dice, come Cristiana e tutte le altre nostre Madri, anche Alessandra. 

 “In questo tempo mi sento tutta ascolto per leggere l’esperienza che facciamo a Lecceto e come vita claustrale- contemplativa. Ascolto me, ascolto le figlie, (…) ascolto la Chiesa, ascolto il carisma di Agostino. Ascolto le esperienze che facciamo qui, a Lecceto, relativamente alla vita comunitaria e al rapporto con la chiesa e con i fratelli e le sorelle che vengono. Ascolto le loro risonanze. L’ispirazione monastica di Agostino mi si va rivelando sempre più attuale, in piena consonanza con le esigenze dei tempi. – Chiesa – uomo – di oggi. Agostino è la risposta precisa e attesa, dovrei dire. …Sento dentro di me Agostino come una grazia infusa.” (Pag. 103-104)

Forse, umilmente e semplicemente, la grazia di Agostino può e deve infondersi in ciascuna delle sue monache, assieme al lavoro di comprensione e appropriazione della grande figura di madre Alessandra.

Citiamo ancora dalla biografia scritta da Paola Bignardi dove il capitolo Ecclesiola in Ecclesia Dei attira la nostra attenzione: 

Alla scuola di Agostino, Lecceto è diventato luogo di una spiritualità ecclesiale sempre più spiccata e matura. La vita monastica per Madre Alessandra è fortemente radicata nella Chiesa: il monastero è piccola Chiesa nella Chiesa santa di Dio. Così, esso rappresenta il miracolo nel miracolo, chiamato ad essere segno tangibile dell’unità di Amore che infiamma la Trinità e unisce la Chiesa.

…Una preghiera trovata fra le sue carte ne è testimonianza molto esplicita: “Signore, che ogni respiro della tua Chiesa sia il mio respiro … Santo padre Agostino, comunicami la tua passione per la Chiesa, per le anime … per me essere agostiniana significa sentire come te, per Cristo, per la Chiesa, per le anime. (pag.106-107)

Di questo ha bisogno la Chiesa di oggi, questo ci ha additato il Concilio – e la Chiesa sembra andare a tentoni nella nebbia senza riuscire a imboccare la via. Per riuscirci, ha bisogno forse anche di contemplative che vivano questa esperienza di comunione ecclesiale, perciò possano irradiarla.

Sappiamo bene che non è facile, ma vale la pena sempre ricominciare.

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[1] Madre Cristiana, Rita Piccardo, già badessa del monastero Cistercense di Vitorchiano

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Pubblicato il Cronache, Monasteri

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