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M. Della Volpe, Presentazione della mostra La terra del desiderio

Fondazione Monasteri
Progetto culturale
alle radici dell’esperienza umana

LA TERRA DEL DESIDERIO
mostra pittorica e fotografica

S. Lorenzo – Firenze

 

Perché una mostra d’arte

Perché l’arte è per sua essenza espressione della cultura, messaggio, terra d’incontro, di arrivo e di partenza per nuove terre. Perché è luogo in cui sostare per ricrearsi un poco l’anima. Perché l’arte in qualsiasi sua espressione autentica è amica dell’uomo e pegno del destino eterno della sua anima.

Perché abbiamo incontrato l’alleanza di due artisti, un uomo e una donna, capace di diventare luogo di amicizia gratuita, capace di fedeltà al vero in tutte le sue espressioni. Dunque non per un progetto ideologico, ma per una storia. La Fondazione Monasteri è nata da una storia, e si propone di dare il suo piccolo contributo perché la storia che ha plasmato la vita e le potenzialità del nostro Paese possa continuare.

Perché nella nostra Casa, che è la Chiesa, e nel libero popolo di Dio che vogliamo essere, i Padri di cui vogliamo riconoscerci pienamente figli ci hanno sapientemente educato alla libertà.

Gli ultimi Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI hanno mostrato un’attenzione per la cultura e in particolare per l’arte del tutto speciale, promuovendo anche un incontro del Papa con gli artisti, nella Cappella Sistina. Qui, nell’aprile 2009, Benedetto XVI pronuncia un discorso che rievoca ampiamente le parole dei suoi predecessori e contiene preziose citazioni di pensatori contemporanei. Vogliamo stralciare qualcosa sulla funzione e sul significato dell’arte prima dalle sue citazioni, e poi dal suo discorso.

L’arte vera manifesta: «Arte significa: dentro a ogni cosa mostrare Dio» (Hermann Hesse). «Al cuore dell’identità cristiana, quale forza che ne plasma la forma, sta la rivelazione di Dio, come creazione e salvezza, splendore apparso una volta per sempre in Cristo e nella sua Pasqua». Questa funzione epifanica dell’arte acquista tanto maggior valore oggi, in cui la mutazione culturale sta diventando una mutazione antropologica di non poca rilevanza.

«Anche Hegel preconizza la morte dell’arte nel mondo moderno, ma il motivo di questo è la perdita di Dio» afferma Pierangelo Sequeri in un contributo che commenta il Convegno interazionale sull’arte tenutosi il 17-18 marzo 2015 all’Università Gregoriana.

Timothy Verdon testimonia questo infrangersi di un rapporto che era stato un’alleanza per molti secoli individuandone le cause proprio nella mutata concezione antropologica:

 «Non è solo o principalmente questione di diversità di stili pittorici (anche fuori della cerchia d’arte sacra, molti artisti erano ancora legati alla tradizione, e tra i maestri lauretani non manca la sperimentazione stilistica). Il vero scarto era nel modo di concepire l’uomo, la sua interiorità, il suo rapporto col mondo e la funzione dei suoi gesti creativi».

Il drammatico percorso dell’umanesimo ateo, o secolarizzato, ha visto anche se non proprio un divorzio, almeno un funzionamento impostato su assi molto diverse, tra il mondo dell’arte e quello della fede. In realtà «Quando la fede, in modo particolare celebrata nella liturgia, incontra l’arte, si crea una sintonia profonda, perché entrambe possono e vogliono parlare di Dio, rendendo visibile l’Invisibile»

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Pubblicato il Iniziative

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    L’associazione, inoltre, promuove la valorizzazione e la sostenibilità delle opere nate dai diversi carismi.

    Il CNEC stimola gli istituti religiosi alla collaborazione per la gestione e il futuro delle opere.

    Infine, si impegna a collaborare con le istituzioni preposte alla guida della vita consacrata (CEI – USMI – CISM),
    e con le altre associazioni che operano a favore degli istituti religiosi.