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Maria, forte e fedele e i suoi servi

Maria, forte e fedele e i suoi servi

Non è una notizia fresca di cronaca; tuttavia, in questi giorni in cui tutti abbiamo gli occhi e il cuore pieni delle immagini e delle parole del Santo Padre nel suo viaggio in Turchia e in Libano, tanto più ci sembra che valga la pena non tralasciare, in quanto monache, le parole che lo stesso Santo Padre Leone XIV ha rivolto il 24 novembre ai partecipanti al Capitolo Generale dei Servi di Maria. Vogliamo rileggerlo ed ascoltarlo non solo alla luce della tradizione di questo Ordine monastico, ma alla luce del carisma monastico che tutti condividiamo e alla luce di quello che lo Spirito Santo dice oggi alla Chiesa, sia attraverso le parole dei suoi Pastori, sia attraverso gli avvenimenti storici.

Sono contento di incontrarvi in occasione del vostro 215° Capitolo Generale. Esso costituisce un ritorno alle fonti e al tempo stesso uno sguardo lanciato verso il futuro. Le due cose non possono essere separate: più si risale alle proprie origini, più si diventa capaci di creatività e di profezia.

 

Riecheggiano in questo semplice e breve paragrafo le parole, oggi più che mai attuali, che ci rivolse 50 anni fa il Concilio Ecumenico Vaticano II in Perfectae Caritatis: nell’unità di questi due movimenti, anche se tanti non lo hanno capito, sta la chiave di ogni rinnovamento.

 

La prima sorgente a cui tornare sempre è il Vangelo. Sempre, infatti, «per i Fondatori e le Fondatrici la regola in assoluto è stata il Vangelo, ogni altra regola voleva essere soltanto espressione del Vangelo e strumento per viverlo in pienezza» (Francesco, Lett. ap. A tutti i consacrati in occasione dell’Anno della Vita Consacrata, 21 novembre 2014, I, 2). (…)

 

E quanto anche questo sia vero lo sa bene ogni Benedettino: la Regola è il Vangelo per noi (cfr. RB Prol. 21). E di fatti:

 

Il secondo ritorno è alla Regola – per voi, quella di S. Agostino –, alle Costituzioni e al patrimonio di spiritualità che vi viene dalla vostra storia. Queste fonti vi offrono, in un certo senso, la “chiave esegetica” con cui, con l’aiuto dello Spirito, leggere e interpretare ciò che la Parola di Dio vi dice.

 

Non prigione di cui sbarazzarci, né fortezza in cui richiuderci per difesa: ma chiave esegetica con cui, con l’aiuto dello Spirito, leggere e interpretare ciò che la Parola di Dio ci dice: ogni parola qui è preziosa né si può cambiare né omettere, solo sottolineare.

 

Infine, il terzo ritorno è all’ascolto del grido dei poveri. È un ritorno all’oggi come kairos, come momento di grazia in cui trova senso ciò che il Signore vi ha donato. Lo esprime molto bene il tema che avete scelto per i vostri incontri: “Essere Servi in un mondo polarizzato, per edificare ciò che ci unisce valorizzando le differenze”.

La servitù nel mondo riguarda solo i Servi di Maria? Oppure le Congregazioni di vita apostolica? Non c’entra con la vocazione contemplativa? Assolutamente c’entra, anche se su questo punto siamo spesso stati duri d’orecchie. Già Paolo VI nel lontano 1967 ricordava ai monaci Trappisti che la tradizionale accoglienza dei poveri che nel passato hanno vissuto i monasteri deve oggi aprirsi alle povertà e alla fame spirituale, la più grave che affligge i nostri paesi, almeno fino ad oggi, in Occidente.

E qui è nostra opinione che dovremmo essere più attenti al grido del mondo, più creativi, pur senza venir meno alle nostre regole anche di claustrali. Dovremmo forse venir meno a qualche abitudine consolidata e a qualche pregiudizio radicato, questo sì.

 

E perché possiate vivere al meglio questo triplice ritorno, non solo in questi giorni, ma sempre, vorrei raccomandarvi tre mezzi, tipici della vostra tradizione: la fraternità, il servizio e la spiritualità mariana.

In merito al primo, la fraternità, colpisce che l’Ordine dei Servi di Maria – caso pressoché unico nella storia delle fondazioni religiose – sia nato non attorno a un singolo fondatore, a un leader carismatico, ma a un gruppo di sette amici: un vero gruppo evangelico. Fondatore non è un uomo solo, ma più persone legate da una forte amicizia in Cristo. In un mondo come il nostro, ciò è segno di un compito e di una vocazione particolare: vivere e portare fraternità, specialmente là dove gli uomini sono divisi a causa dei conflitti, della ricchezza, delle diversità culturali, della razza o della religione. In tutti questi contesti, voi siete chiamati ad essere portatori di amicizia e di pace, come lo furono i “Sette” che, nelle loro città, pure divise da odi fratricidi, si fecero portatori di riconciliazione e di carità.

Caso pressoché unico: in quel pressoché c’è spazio anche per noi, i e le Cistercensi; c’è spazio per il gruppo dei nostri Fondatori, per la nostra teologia dell’amore fraterno che è una sola cosa con l’Amore di Dio – e scoprirlo è un lavoro per ciascuno di noi; c’è spazio per la nostra teologia dell’amicizia; c’è spazio per uno stile nel vivere l’Autorità che pur non venendo meno in nulla alla reverenza dovuta all’Abate come Vicario di Cristo, smorza gli accenti più monarchici della Regola e valorizza gli aspetti più sinodali: il consiglio dell’Abate, il Capitolo conventuale. Proprio oggi, nei tempi della contestazione, degli abusi di Autorità, delle sinodalità tanto proclamate quanto mancate, quanto sarebbe prezioso tornare ad approfondire questi temi per una creatività nuova.

 

E questo ci porta al secondo mezzo: il servizio. È significativo per voi che i primi membri dell’Ordine abbiano scelto di essere e di chiamarsi “Servi”, e che la fondazione stessa abbia mosso i suoi primi passi nel contesto di un ospizio per i poveri: l’Ospedale di Fonte Viva del Bigallo. Lì i vostri fondatori si sono messi a servizio dei malati, dei pellegrini, delle donne povere: insomma degli ultimi del loro tempo, donando loro tutti i beni che possedevano, per seguire nudi il nudo Signore. Ed è l’esperienza di servire Dio nelle piaghe dei sofferenti che presto li ha portati all’incontro con Lui nella contemplazione del Monte Senario, «cor unum et anima una in Deum» (Regola, 3). La vita secondo il Vangelo è così: è passione per Dio e per l’uomo, che conduce ad amare con la stessa intensità il cielo e la terra.

Solo in questo connubio nascono e maturano le scelte giuste che, oggi come allora, permettono di essere presenti là dove il fratello e la sorella sono più feriti, là dove il Signore ci vuole. In questo senso, desidero incoraggiavi nel vostro servizio ai poveri – immigrati, carcerati, malati –, come pure nell’impegno che portate avanti per la promozione di un’ecologia integrale a tutela del creato e delle persone nei luoghi in cui operate.

Come questo riguarda anche noi claustrali? In molti modi; il primo, quella sensibilità alle povertà spirituali di cui sopra si diceva; il secondo, l’accorgersi che le periferie sono anche fra noi, nelle nostre comunità – come già abbiamo sentito richiamare da alcuni o alcune. Il terzo, possiamo salutarlo nelle tante fondazioni in terre lontane, in paesi in guerra, che oggi condividono in pieno il travaglio delle loro popolazioni. In Africa come in medio Oriente, nei paesi del lontano Oriente come in Venezuela… la lista potrebbe essere lunghissima.

 

E veniamo al terzo mezzo: la spiritualità mariana. La più antica storia dell’Ordine ha dato ai Sette Fondatori il nome di “praecipui amatores dominae nostrae”, cioè grandi, speciali innamorati della Madonna, di Maria. Continuate a promuoverne nella Chiesa la devozione, fondata sulla Parola di Dio e con saldi riferimenti teologici ed ecclesiologici. In proposito, è lodevole il lavoro che svolgete attraverso la Facoltà Teologica Marianum, come pure attraverso la cura pastorale dei tanti Santuari mariani a voi affidati.

Carissimi, Maria, presente presso la Croce, forte, fedele, vi mostri come sostare accanto alle innumerevoli croci dove Cristo ancora patisce nei suoi fratelli, per portarvi conforto, comunione, aiuto e il prezioso pane dell’affetto (cfr Costituzioni dell’Ordine dei Servi di Maria, Epilogo).

Grazie per il bene che fate. Vi benedico, vi ricordo al Signore e invoco per voi l’intercessione della Madre di Dio. Grazie!

 

Quanti di noi – non solo Cistercensi – si riconosceranno in questa parola? Oggi con gli occhi commossi dal miracolo appena contemplato, guardiamo tutti alla Vergine di Harissa, Regina della Pace.

Monica della Volpe

 

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Pubblicato in Riflessioni, Testimonianze

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