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Monaci nelle fiamme

Monaci nelle fiamme

Sr. Veronica Pellegatta

 

30 aprile – 1 maggio 2025
Notre Dame di Latroun

 

Ormai tutti sanno dei gravi incendi scoppiati nelle vicinanze di Gerusalemme nei giorni scorsi. Vogliamo far conoscere la grave calamità che ha colpito i nostri fratelli dell’abbazia Notre Dame di Latroun che si trova su una delle arterie principali che collegano Gerusalemme e Tel Aviv, più o meno a metà strada.

 

Così i fratelli presentano gli inizi della loro presenza in Terra Santa:

“Chiamati in Terra Santa per fondare un monastero di vita contemplativa nel 1890, i monaci provenivano dall’abbazia di Sept-Fons (diocesi di Moulins, Francia). I pionieri di questa fondazione erano tutti uomini di cuore, per la maggior parte giovani, desiderosi di affrontare le fatiche e il duro lavoro insiti in qualsiasi fondazione, ma particolarmente necessari a Latroun, dove il cui clima era allora malsano, mentre la popolazione musulmana circostante era ribelle.

A poco a poco, tuttavia, la comunità si espanse; abbiamo ripulito, prosciugato, piantato, perforato pozzi, costruito. I villaggi circostanti sono stati conquistati dalla carità dei Padri, e la creazione di un dispensario, per la cura dei corpi, attirò stima e riconoscimento” (Padre Agostino di Latroun)

         

Oggi il superiore della Comunità è dom Patrick Olive, Abate emerito dell’Abbazia di  Sept-Fons, permanendo anche una vigilanza da parte di dom Guillaume Jedrzejczak, Presidente della Fondation dès Monastères francese, a causa della situazione di emergenza.

L’Abbazia appartiene alla Chiesa particolare del Patriarcato latino di Gerusalemme, e sorge in un sito che si presume fosse l’antica Emmaus. Significativamente il primo superiore della fondazione si chiamava padre Cleofa.

La località è situata di fronte alla pianura di Ayalon, dove Giosuè, nei tempi biblici, fermò il corso del sole. Oggi forse un simile miracolo si è verificato con l’arresto delle fiamme che hanno devastato la proprietà ma si sono fermate a un metro dagli edifici.

La comunità di Latroun raramente ha avuto vocazioni locali, data la difficile situazione della convivenza tra etnie, popoli, culture e religioni in un territorio così sui generis come è la Terra Santa. Molti fratelli sono partiti dall’Abbazia di Sept Fons, Casa Madre, come anche tutt’ora accade. In più di un secolo di presenza la Comunità ha condiviso le innumerevoli traversie e guerre che hanno infiammato i Luoghi Santi e che tuttora destano grandissima preoccupazione. La presenza pacifica dei monaci e la loro preghiera, su un territorio di confine, che non appartiene né a Israele né ai palestinesi, è vista forse da molti come segno di speranza ma senz’altro da qualcuno come “spina conficcata nella carne”.

Fatto sta che nei giorni scorsi i fratelli hanno subito forse il più grave danno dai tempi della fondazione, nonostante altre volte l’Abbazia abbia conosciuto le fiamme.

Se le cause dei molti focolai siano state dolose non è ancora stato stabilito ma è inutile negare la preoccupazione in tal senso in quanto il 30 aprile cadeva la giornata in cui lo Stato di Israele commemora i suoi caduti a causa del terrorismo, e in concomitanza si sono lette sui social incitazioni al dolo da parte di Hamas.

La situazione è complicata e non pretendiamo di entrare nel merito ma di fatto i nostri fratelli si sono trovati a subire un grave danno a livello delle loro principali coltivazioni.

 

A mezzogiorno del 1 maggio, su decisione della polizia, hanno dovuto evacuare il monastero. Recandosi nella città di Abu Gosh, una parte è stata immediatamente accolta dalle suore di San Giuseppe, mentre l’altra parte è stata ospitata dai benedettini della città. I monaci di Latroun esprimono la loro gratitudine per la generosità dei fratelli e delle sorelle che li hanno accolti, nonché per tutte le persone che hanno continuato a esprimere il loro sostegno con messaggi durante tutta la giornata.

Nel corso del pomeriggio, un gruppo di sei monaci è ripartito, eludendo la vigilanza dei posti di blocco, per tornare al monastero. Hanno quindi constatato che l’incendio era stato in parte domato.

Dopo aver circondato il monastero, il fuoco si era propagato dall’altra parte della strada. Gran parte degli ulivi sono andati bruciati, così come una piccola parte del vigneto. In questo periodo di mietitura, tutti i campi circostanti sono stati devastati dal fuoco. Le fiamme si sono fermate a un metro dagli edifici, che sono stati completamente preservati. Non potendo rimanere sul posto, non è stato ancora possibile valutare completamente i danni.

Proprio il 1 maggio cadeva la ricorrenza della dedicazione della Chiesa abbaziale e i monaci avrebbero voluto celebrare l’Eucarestia solenne nella loro Chiesa preservata dal disastro, non abbiamo notizie precise in merito.

Il fuoco ha ridotto in cenere gran parte della produzione del monastero, ed è su queste ceneri che i fratelli di Latroun, con il sostegno e la solidarietà di tutti i loro amici, ricostruiranno questo luogo, di cui gli abitanti locali hanno dimostrato oggi l’importanza.

 

 

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Pubblicato in Riflessioni, Testimonianze

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