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Nella bufera infernal che mai non resta

Nella bufera infernal che mai non resta dei pensieri deboli, ideologie, nichilismi, scientismi, l’unica forza che forse va emergendo è quella del pensiero realmente umile, cioè aperto alla Rivelazione. E forse qualcosa di questo si va elaborando proprio nel vigile silenzio di qualche chiostro monastico.

 

Diamo qui il commento di dom Guillaume Jedrzejczak al vangelo di Luca 6, 27 – 38

Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. (…)

 

         Ciò che stupisce di più, nei nostri tempi detti di modernità, è questo bisogno continuo di cercare dei colpevoli, di condannare dei responsabili, con il suo corollario, presentarsi sempre come vittime. I nemici sono dappertutto e la cosa più importante sembra sempre puntare il dito contro un capro espiatorio che sarà accusato di tutto ciò che non va. Con questo modo di pensare, invece di cercare di capire cosa è veramente successo, non c’è più tempo per analizzare e sviluppare tutte le sfumature di una realtà sempre molto complessa. Tutto deve essere semplice e chiaro. La difficoltà suscita subito un sospetto di un imbroglio. E con questa mentalità non si giudica solo il presente, ma anche il passato. La storia viene letta con anacronismi. I criteri del nostro tempo diventano così la norma eterna e universale di ogni realtà. E chi non condivide questo parere diventa il nemico.

         In questo contesto, il vangelo di oggi sta suonando in un modo molto strano ai nostri orecchi. Come mai si potrebbe perdonare? Come si potrebbe cercare di capire e di ascoltare? Sia che l’altro cambi idea, sia che venga cacciato via e demonizzato, non c’è posto per la misericordia. Ci sono solo o amici o nemici. Chi non la pensa come me diventa il nemico da eliminare. Questo modo di pensare e di comportarsi è proprio la logica del mondo che si sta diffondendo rapidamente intorno a noi. Non si cerca più lo scambio o la discussione. Tutto sembra funzionare con l’anatema. E questo vale nel mondo politico, come nella società o nella religione.

         Per questo motivo, il vangelo di oggi non solo ci sembra strano, ma forse anche più difficile da promuovere nei nostri tempi, nei quali il pensiero unico, politicamente corretto, sembra essere diventato l’unico modo di comunicazione. Non cadere nella trappola dell’ideologia contemporanea sembra ancora più difficile oggi, perché è un pensiero che si diffonde dappertutto con l’apparenza di un’evidenza che non si discute, e con una carica di moralismo molto pesante. Pensare in un altro modo e dirlo diventa pericoloso. Dietro la facciata simpatica e molto accogliente della nostra società di comunicazione e di social network, si sta sviluppando un pensiero che non accetta più la contraddizione, promuove leggi, sviluppa l’indignazione e lo scandalo come metodo per far tacere chi non condivide questo suo modo di pensare.

         Però, a questo modello, il Signore contrappone un’altra visione della società, della comunità, della famiglia, nella quale la violenza delle parole o delle reazioni non dovrebbe mai avere l’ultima parola. Gesù non cerca di distinguere tra persone buone o cattive, tra chi sbaglia e chi ha ragione. E ci toglie così la giustificazione di ogni forma di violenza che sembrerebbe valida per poter imporre la verità. Dietro il discorso del nemico, c’è difatti la critica di questa tendenza che abbiamo tutti di usare metodi forti e spesso violenti per promuovere ciò che pensiamo, cioè il nostro bene. Perché la verità non si impone con la forza, ma si espone sulla Croce. Dio non ci ha mai considerati come i suoi nemici, non ci ha salvati per forza. Ma si è offerto in sacrificio per colpire il nostro cuore e toccare la nostra intelligenza. “Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro”! (7 T.O. C 2022)

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