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Noi siamo Giona nel ventre della balena

Noi siamo Giona nel ventre della balena

Terza domenica del Tempo Ordinario in un anno che continua ad essere fuori dell’ordinario. Giorno conclusivo dell’ottavario di preghiera per l’unità dei Cristiani, che quest’anno ha avuto un tema suggestivo: Rimanete in me per portare molto frutto. Domenica dedicata dal Papa alla Parola di Dio. 

Coscienti dell’importanza per una comunità monastica che sia la parola dell’Abate – e per una comunità femminile della Badessa – oltre che del sacerdote celebrante l’Eucarestia – a dare l’insegnamento che indica il cammino comunitario, riportiamo qui il capitolo domenicale sulla liturgia del giorno tenuto da madre Maria Francesca Righi alla comunità di Valserena.

La prima parte commenta il Vangelo. La seconda parte, riprendendo la prima lettura, dal libro di Giona, si ispira a uno scritto di Thomas Merton, una pagina di Henri De Lubac, il vissuto di tanti di noi in questi tempi di covid.

Capitolo domenicale di Md. Maria Francesca Righi

La domenica della Parola
III Dom TO Anno B – La chiamata dei primi discepoli
«Non anteporre nulla all’amore di Cristo» (RB 4)

A [16] Passando lungo il mare della Galilea, ( protagonista e luogo) A’[19] Andando un poco oltre, (luogo, e il passare di Gesù)
B vide Simone e Andrea, fratello di Simone, (personaggi e lo sguardo di Gesù) B’vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello (personaggi)
C mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. (il lavoro, l’identità sociale) C’ mentre riassettavano le reti. (lavoro, che stanno concludendo)
D[17] Gesù disse loro: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”. (chiamata e promessa) D’[20] Li chiamò. (chiamata)
E[18] E subito, lasciate le reti, lo seguirono. (risposta immediata, manca l’obiezione )       E’ Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono. (risposta)

Confrontare con: 1 Re, 19-19, 21

Marco presenta i fatti in modo diverso da Giovanni. Ma si tratta della medesima sostanza: il passaggio dall’Antica alla Nuova Alleanza. Nel testo di Giovanni, il Battista indica l’Agnello e gli consegna i discepoli, attraverso questi gesti si opera il passaggio, la traditio… Nel testo di Marco  Giovanni è ormai arrestato: la voce è stata silenziata, e il profeta ha smesso di percorrere il deserto e di attirare le folle. Ora tocca a Gesù. Giovanni ha consegnato  se stesso, ha preceduto il maestro fin nella morte indicandone il destino sacrificale, agnello, con l’immolazione della propria vita. Di fatti il testo non narra l’arresto di Giovanni, ma “dopo che fu arrestato” Μετὰ δὲ τὸ παραδοθῆναι (Mar 1,14) dopo essere stato consegnato, passivo che allude all’azione divina che regge il verbo, che regge l’azione. Il verbo è lo stesso che indica il tradimento di Gesù, la sua consegna agli uomini.

Anche Giovanni predica la conversione per il perdono. Gesù però dà alla parola “perdono” il suo contenuto pieno: il Vangelo. Giovanni propone un cambiamento di vita, Gesù annuncia una nuova buona notizia, Giovanni prepara, Gesù annuncia, e chiama. Giovanni annuncia l’arrivo di un altro, Gesù annuncia che il tempo è ormai compiuto, non c’è altro da aspettare. E adesso Gesù inizia una nuova creazione chiamando una coppia di fratelli…come dire: con Caino e Abele è andata male, riproviamo…ritentiamo la carta della fraternità.  … (segue)

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Pubblicato il Omelie, Riflessioni

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