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Obbedienza e abuso

Obbedienza e abuso

Spesso abbiamo ospitato articoli sulla guida spirituale, che riteniamo essere uno dei punti più importanti per la vita monastica e religiosa oggi.

In questo percorso, spesso ci siamo imbattuti nell’urgenza di parlare anche dell’obbedienza, con il suo risvolto di problemi relativi agli abusi.

Sempre ci siamo arrestati davanti all’ostacolo, che richiede, per essere affrontato, una riflessione e una esperienza più matura di quella cui sentivamo di poter attingere. In ogni caso non possiamo eludere la domanda: come parlare oggi dell’obbedienza? Non avendo risposte facili, ci siamo limitati a parlare di paternità e maternità spirituale, accompagnamento, guida.

Dopo una Pasqua di fuoco e tempesta, a causa di vicende a noi molto vicine di cui preferiamo tacere, ci imbattiamo in questo brano di un blog che visitiamo soltanto quando ne riceviamo particolare segnalazione

Città del Vaticano – C’è un paradosso doloroso che attraversa oggi la Chiesa: nel tentativo – almeno apparente – di purificare le comunità religiose da presunte irregolarità o deviazioni, si sta replicando un sistema di abuso di potere e di manipolazione che nulla ha da invidiare alle logiche mondane che si vogliono combattere. (…)
(…) Si stanno verificando abusi di potere che colpiscono profondamente le persone e le comunità. Con il pretesto della tutela di alcuni singoli o gruppi minoritari all’interno di una comunità, si consumano vere e proprie epurazioni: abati, badesse, superiori e superiore vengono costretti a dimettersi in modo forzoso, senza un processo trasparente, spesso con accuse non verificate, e in alcuni casi neanche esplicitate agli interessati. (…)

Il cardinale Juan Luis Cipriani ha denunciato questa prassi in una lettera coraggiosa e lucida. Ha spiegato, con non poco dolore, che nella Chiesa oggi basta un’accusa per eliminare un nemico, senza preoccuparsi di chi la lancia, se ci sono prove, o quali siano le vere motivazioni per cui un’accusa è stata mossa. È il trionfo di una giustizia sommaria, in cui non conta più la verità, ma l’opportunità politica o ideologica.

In questo contesto, la confusione tra foro interno e foro esterno diventa devastante. Ci sono situazioni in cui chi è superiore di una Congregazione esercita anche la guida spirituale delle coscienze di alcuni dei suoi membri. Questo è palesemente un rischio grave. Quando l’autorità viene usata per esercitare un dominio, e il discernimento spirituale diventa manipolazione delle coscienze, siamo davanti a un abuso gravissimo…: ci sono persone che agiscono forse in buona fede, convinte di “salvare” una comunità o una persona, ma sono a loro volta strumentalizzate o accecate da ideologie, rancori o ambizioni personali.

Ancora più grave è quando tutto questo viene spiritualizzato. Le frasi che molte vittime di questi abusi si sono sentite dire sono inquietanti: “Lo facciamo per il tuo bene”, “Il Signore ti chiede di salire sulla croce”, “Io ti voglio bene ma devo agire così per il tuo bene, è Dio che te lo chiede”.(…) (Da – Silere non possum – Abusi spirituali)

Dolorosamente e per esperienza conosciamo l’argomento, avendo tentato di aiutare qualche piccola monaca e qualche piccola comunità colpite da questo tipo di piaga.

Si cerca la verità, si cerca la giustizia, si cerca il soccorso fraterno: ma generalmente nel silenzio, “per amore della chiesa”, per evitare lo scandalo, o anche solo per evitare ritorsioni.

Qualche volta abbiamo cercato, un po’ timidamente, di toccare in generale l’argomento dell’abuso o anche solo della denigrazione compiuto su comunità o su singole religiose su questo blog. Cfr:

12 ottobre 2020, suor Maria Nives Colle in risposta a un articolo di G.Cucci apparso su Civiltà cattolica

28 novembre 2021 lettera di sr M. Nives Colle

24 giugno 2022 Custodire i carismi, sr M.Nives Colle

6 marzo 2023, lettera di sr Mariangela Santucci

3 gennaio 2024, Sr Mariangela Santucci

Storie recentissime più o meno note e altre che non hanno conosciuto “gli onori” della stampa ci inducono a riflettere.

Nella nostra stessa ascendenza, abbiamo molto su cui riflettere. Pensiamo agli inizi della Trappa femminile in Italia (1875), con Madre Teresa Astoin a San Vito (To): questa donna coraggiosa era stimata dalle sue badesse e dal procuratore dell’Ordine (White) che sempre la sostenne. Non da tutte le sue consorelle e dal suo padre Immediato, dom Ignace Binaut, che non ha avuto pace fino a che non l’ha liquidata.

Con pochi mezzi in tempi difficili la Madre mette in piedi una comunità in cui non mancano carenze ma è presente una radice di santità.

Il padre Immediato ottiene dal Capitolo di votare la soppressione della comunità. La motivazione è quella di una scarsa formazione. Le monache supplicano, il provvedimento viene commutato in trasferimento vicino al monastero del Padre Immediato (in una casa molto meschina, piccola, inadatta) a Grottaferrata. Ovviamente la superiora non è desiderata, anche se le cronache non dicono molto e qui non possiamo approfondire la vicenda.

La superiora rimane a san Vito, la comunità parte, una badessa buona e sottomessa, Madre Agnese, per 33 anni fa governare il padre Immediato (cioè l’Ordinario) e tutti sono contenti. La damnatio memoriae di Madre Teresa è assicurata. Amen

Madre Teresa Astoin era una donna generosa e coraggiosa, tenace e volitiva, autonoma e chissà anche obbediente, salvando la giustizia.

Come lei madre Pia, ma con piglio meno polemico, anzi sempre molto rispettoso. Però intelligente e autonoma. E troppo creativa. Scandaloso. Il Padre Immediato la fa rapire segretamente e portare nell’esilio svizzero dove resterà, in pratica fino alle soglie della morte, nel silenzio più perfetto.

Cos’hanno potuto fare le monache rimaste decapitate di fronte a questi abusi? Piangere fino a consumarsi gli occhi, pregare fino a quando è stato loro proibito pregare per questa intenzione.

Ma, alcune, anche cercare di dare un giudizio veritiero e conservare i fatti nella memoria storica.

Madre Cristiana Piccardo, Badessa di Vitorchiano, erede di questa storia, è quasi sempre riuscita a gestire i rapporti con tanto rispetto, con tanta pazienza nel sopportare le detrazioni, ad essere libera (se l’è cavata con l’esilio di un mese), e a dire la verità sia pure senza toni alti. Alle sue monache non ha mai detto bugie. Abbiamo conservato nella memoria questa storia di abusi.[1]

Molto più tardi ho saputo che c’erano altri casi di soppressioni dubbie. …Casi in cui è stata pubblicamente narrata la triste storia delle ribellioni e disobbedienze delle cattive monache. Pare però che la comunità fosse stata precedentemente divisa e infine distrutta dallo spirito di vendetta e dalle ingerenze continue di illustri personaggi esterni. Da fonte certissima ho poi saputo la storia.

Altre storie di soppressioni conosciute da vicino hanno lasciato l’amaro in bocca.

Che io sappia, nessuno negli ordini di appartenenza le ha difese: come pronunciarsi contro i legittimi superiori? I quali ovviamente sono muniti da tutti i permessi della Santa Sede, ovvero dall’autorità del Papa.

In questi casi l’unica virtù possibile pareva (e a molti ancora pare) essere l’obbedienza, il piegarsi anche a quello che sembra ingiustizia e abuso.

E tuttavia oggi ci hanno insegnato che sottomettersi all’abuso non è obbedienza ma collaborazione all’ingiustizia.
Ci hanno insegnato che bisogna dire la verità e denunciare i colpevoli, anche a proprio rischio e pericolo.

Non è facile. Bisogna farlo sempre? Bisogna farlo anche a rischio di scandalo? Bisogna scegliere il male minore – e qual’è? In questo Tempo Pasquale continua a risuonare la terribile ammonizione: Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini!

In attesa di risolvere questi interrogativi non abbiamo mai potuto affrontare apertamente l’argomento. Neppure oggi – tantomeno oggi – vogliamo farlo. Ma continuare a riflettere, sì. Ma piangere, anche, sì. Per che cosa?

Piangiamo sull’eterno problema della collaborazione fra Adamo ed Eva: se l’uomo è al vertice della creazione, la collaborazione umana era stata pensata come il cuore di questo vertice.

Piangiamo sulla mancata esperienza di recupero del Paradiso perduto che la vita monastica potrebbe essere anche su questo punto.

Piangiamo pensando quali opportunità la collaborazione fra uomini spirituali e donne spirituali potrebbe avere sulle sorti del mondo.

Piangiamo infine ancora una volta perché anche gli orrori della nostra epoca potrebbero essere una occasione per superare gli altri orrori – maschilismo e femminismo maschilista – di cui siamo stanchi fino allo sfinimento.

Per maschilismo, sappiamo a cosa si allude; per femminismo maschilista alludiamo all’odierna tendenza di contrapporre le donne agli uomini facendo però di loro una brutta copia degli stessi.

Quante occasioni perse per uscire da queste tristezze. Oggi, si piange, in seguito si tenterà di approfondire l’argomento.

Monica della Volpe

____________

[1] In parte anche negli scritti: cfr. “Madre Pia Gullini”, di Maria Augusta Tescari, Cantagalli, 2016, pagg.103-segg.

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Pubblicato in Riflessioni

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