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Pace nel culto, pace nella lode, pace nella preghiera

Pace nel culto, pace nella lode, pace nella preghiera

Pubblichiamo la traduzione di questa intervista all’ Abate Primate dei Benedettini comparsa sul sito katholisch.de. Ci sembra importante per la pacatezza, positività e precisione delle risposte, realmente intonate alla moderazione benedettina e anche al costante impulso di pace che ci viene dal Pontificato di Leone XIV.

Negli scenari di guerra che ci circondano, quello liturgico non è stato il meno importante: parliamo al passato per alimentare la speranza. Fra le polarizzazioni prive di senso e foriere di guerra cui ci hanno abituati purtroppo i tempi, quella liturgica ci appare forse come la più grave. È dalla Liturgia che prevalentemente scaturisce la Luce della Rivelazione che può illuminare il mondo. È nella Liturgia che risuona la Parola di Dio e il Vangelo di Cristo, unica possibilità di conoscenza del Padre e di intesa fra gli uomini. È qui che si verifica la Presenza eterna di Cristo, unica Roccia su cui si edifica sempre nuovamente la città di Dio con gli uomini.

Per noi Benedettini, è qui il centro del nostro vivere personale e del nostro agire nella storia, e del nostro spingere la contemplazione dalle origini dell’umanità al loro compimento.

 

Non vedo alcun conflitto. Tra noi benedettini, le liturgie tradizionali e moderne convivono armoniosamente.

Che l’Abate Primate dell’Ordine si esprima in questo modo è una ventata di aria primaverile, è una speranza che si spalanca, è una promessa di pace.

Dal settembre 2024, il tedesco Jeremias Schröder è Abate Primate dei Benedettini. Dal monastero romano di Sant’Anselmo e attraverso numerosi viaggi, osserva lo sviluppo della vita monastica.

Domanda: Abate Jeremias, le notizie che giungono dal mondo dei monasteri sono attualmente discordanti: alcuni lamentano la scomparsa dei monasteri, altri si entusiasmano per una nuova fioritura. Qual è la verità?

Schröder: Ci troviamo di fronte a due movimenti opposti. Da un lato, ci sono effettivamente comunità che si stanno lentamente estinguendo, e gestire bene questa transizione è una sfida importante. Dall’altro, ce ne sono altre che erano già state date per spacciate ma che stanno riuscendo a riprendersi. L’ho sperimentato personalmente al monastero di Georgenberg, in Tirolo. In realtà avrei dovuto chiuderlo, per così dire, ma poi si sono uniti alcuni nuovi membri e ora la comunità è di nuovo vivace.

Domanda: È vero che gli Ordini religiosi più austeri come i Trappisti o i Certosini, hanno maggiori difficoltà a sopravvivere?

Schröder: Non so se l’austerità sia il criterio di distinzione giusto. Direi che si tratta piuttosto di continuità e qualità. Se per molto tempo non ci sono nuovi membri, qualcosa si rompe. E la qualità della vita comunitaria è molto importante. Si percepisce se ci sono obiettivi condivisi e una buona vita comune. Questi monasteri attraggono sempre persone. Quindi sono fiducioso che questo stile di vita non scomparirà.

Domanda: Che ruolo gioca la liturgia in tutto questo? C’è una tendenza verso la liturgia antica nei monasteri benedettini? Esiste un conflitto tra tradizionalisti e modernisti?

Schröder: Non vedo alcun conflitto. Tra noi benedettini, le liturgie tradizionali e moderne convivono in perfetta armonia. In tutto il nostro Ordine, abbiamo circa dieci Abbazie che celebrano secondo il rito antico, la maggior parte delle quali in Francia. Queste appartengono prevalentemente alla Congregazione di Solesmes, dove, tuttavia, la maggior parte dei monasteri utilizza il Nuovo Messale. A partire dall’abbazia di Fontgombault, è sorto un gruppo di monasteri che celebrano secondo il rito antico. Sono pienamente integrati nella loro Congregazione. Poi c’è l’Abbazia di Le Barroux con le sue case figlie, che inizialmente era di orientamento lefebvriano . Dopo le consacrazioni episcopali non autorizzate del 1988, il monastero è tornato in piena comunione con Roma ed è direttamente sotto la mia autorità di Abate Primate. E poi c’è la comunità di Norcia. Ci trattiamo tutti con rispetto e, come Abate Primate, sono tale anche per queste comunità, anche se io stesso posso celebrare la Messa solo con il Nuovo Messale. È ciò che ho fatto quando sono stato invitato a Fontgombault per la celebrazione della Messa conventuale, e naturalmente ciò è stato accettato.

Domanda: I benedettini possono dunque fungere da modello per tutta la Chiesa?

Schröder: In un certo senso sì, perché noi già mettiamo in pratica questa pacifica convivenza. Sono molto curioso di vedere come Papa Leone affronterà il problema. Dopo che Papa Benedetto ha aperto delle porte in questo senso, non sarà più possibile eliminare del tutto l’antica forma. Abbiamo confratelli e anche consorelle che hanno costruito la loro vita religiosa su questa forma di preghiera e di celebrazione eucaristica. Ormai anche questa ha un diritto di cittadinanza nella Chiesa e dovrebbe essere ammessa almeno in alcuni ambiti.

Domanda: Gli smartphone e i social media stanno cambiando anche la vita dietro le mura di un monastero. Recentemente, un abate in Italia ha chiesto un’ampia rinuncia al loro uso. Qual è la sua opinione al riguardo?

Schröder: Da noi, ogni monastero decide autonomamente. Ma nella formazione del noviziato deve essere sicuramente un tema da affrontare, e bisogna esercitarsi nella rinuncia. E questo avviene effettivamente, compresa la consegna dei cellulari durante il noviziato. Fino a che punto ciò avvenga dipende dall’orientamento specifico del monastero. Una comunità molto contemplativa lo gestirà in modo diverso da una che si dedica attivamente al lavoro con i giovani. Ma è veramente necessario fare uno sforzo. Io, ad esempio, mi sono nuovamente riservato determinati momenti per la lettura di libri, consapevolmente non in formato digitale, per ritrovare questa forma di lettura.

Domanda: E per quanto riguarda l’intelligenza artificiale? Sta già facendo il suo ingresso nei monasteri?

Schröder: Questo vale soprattutto per l’interpretazione simultanea nei sinodi e nelle assemblee, dato che proveniamo da paesi molto diversi. E devo dire che l’interpretazione simultanea tramite intelligenza artificiale funziona davvero bene. Ma qui all’Università Sant’Anselmo, la maggior parte degli studenti parla ancora diverse lingue, e questo è positivo per sviluppare la comprensione di altri modi di pensare.

Domanda: Qual è la situazione delle Università Pontificie a Roma? Sotto il pontificato di Papa Francesco, sembravano esserci sforzi per realizzare fusioni di vasta portata…

Schröder: Certamente le nostre università sono piuttosto piccole rispetto agli standard internazionali in termini di numero di studenti. Ma il progetto di una fusione su larga scala per il ciclo di studi di base mi sembra che al momento non venga più portato avanti. Le Università Pontificie qui a Roma hanno ciascuna un profilo distinto, e credo che rimarrà tale. In ogni caso, la nostra università non può certo lamentarsi della mancanza di studenti; siamo vicini al massimo storico di immatricolazioni.

 

A cura di Ludwig Ring-Eifel (KNA)

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Pubblicato in Benedettini, Monasteri, Testimonianze

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