Sr. Veronica Pellegatta
Ci uniamo al coro di gratitudine che dalla Chiesa sale a Dio per il nuovo Pastore che le ha donato. Papa Leone accende in noi la speranza perché lo riceviamo come la guida che lo Spirito ha preparato e ci pare di vedere diversi segni di cui la Provvidenza lo ha rivestito per svolgere il suo ministero.
Figlio di sant’Agostino: così si è presentato fin da subito e in questi primi giorni di discorsi e omelie non ha mai fatto mancare una citazione o un ricordo del grande Padre della Chiesa, forse il più grande! Non dimentichiamo che sant’Agostino ha amato la vita monastica e l’ha vissuta, lasciando una Regola che è fonte di tutte le Regole successive nel monachesimo occidentale, sia eremitico che cenobitico, certamente del nostro San Benedetto.
Un altro elemento dell’esperienza personale di Papa Leone, che egli stesso ha presentato come singolare, è il fatto che si sia sviluppata a cavallo di diversi continenti. Questo, ha detto al Corpo diplomatico della Santa Sede, gli consente di rinnovare l’aspirazione della Chiesa di raggiungere e abbracciare ogni popolo e ogni singola persona di questa terra, desiderosa e bisognosa di verità, di giustizia e di pace! Nato in Nord America, ma discendente da immigrati europei; vissuto a lungo in Sud America come missionario e poi a Roma a servizio di un Dicastero della Santa Sede che gli ha aperto la conoscenza di tutte le Chiese del mondo e dei suoi Vescovi, conosce popoli diversi e porta in sé “l’aspirazione a travalicare i confini per incontrare persone e culture diverse”.
Eletto nel giorno della Madonna di Pompei, a Lei si è subito affidato per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo. L’8 maggio era anche la memoria liturgica dei Martiri di Algeria, che potevano bene in quel frangente rappresentare il martirio che i cristiani ancora oggi subiscono in molte parti del mondo, in odio alla fede: sono loro i primi rappresentati della Chiesa celeste a gioire dell’elezione del nuovo Papa. Tra loro sono compresi anche i 7 monaci trappisti di Thibirine, nostri fratelli. Alla loro intercessione affidiamo Leone XIV e la possibilità di una relazione fruttuosa con tutto il mondo monastico che ha così bisogno in questo momento di trovare nel Pastore supremo, a cui è legato dal voto di obbedienza, un aiuto per compiere un passo decisivo di rinnovamento in tempi per nulla facili.
Leone ha celebrato la sua prima Messa nella Cappella Sistina con i Cardinali e ha subito espresso la sua intenzione di predicare Cristo e la Sua centralità, quale patrimonio della fede della Chiesa. Cristo vero Dio e vero uomo, dunque divin Salvatore e insieme dono di umanità nuova: “Ci ha mostrato così un modello di umanità santa che tutti possiamo imitare, insieme alla promessa di un destino eterno che invece supera ogni nostro limite e capacità”. Questo tesoro Cristo lo affida al successore di Pietro perché ne sia fedele amministratore a favore di tutta la Chiesa così che Essa sia “sempre più arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo. E ciò non tanto grazie alla magnificenza delle sue strutture e per la grandiosità delle sue costruzioni, quanto attraverso la santità dei suoi membri”.
Dunque Cristo e la crescita della Chiesa nelle anime dei fedeli. E per questo la preghiera per le vocazioni, proprio nella Messa della prima domenica da Papa, la IV del Tempo di Pasqua, domenica del Buon Pastore, dedicata tradizionalmente a tale intenzione, ma forse un poco dimenticata.
“Oggi, dunque, fratelli e sorelle, ho la gioia di pregare con voi e con tutto il Popolo di Dio per le vocazioni, specialmente per quelle al sacerdozio e alla vita religiosa. La Chiesa ne ha tanto bisogno! Ed è importante che i giovani e le giovani trovino, nelle nostre comunità, accoglienza, ascolto, incoraggiamento nel loro cammino vocazionale, e che possano contare su modelli credibili di dedizione generosa a Dio e ai fratelli”.
È nel discorso ai Cardinali del 10 maggio che Papa Leone ha tratteggiato i punti sui quali intende impegnare la propria opera di Pastore universale rinnovando l’intenzione di proseguire sulle orme dei suoi predecessori nel lavoro instancabile di attuazione del Concilio Vaticano II:
il ritorno al primato di Cristo nell’annuncio; la conversione missionaria di tutta la comunità cristiana; la crescita nella collegialità e nella sinodalità; l’attenzione al sensus fidei, specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare; la cura amorevole degli ultimi, degli scartati; il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà.
Offriamo al Papa Leone XIV l’assicurazione della nostra obbedienza in spirito di ascolto e di fede, la nostra preghiera costante e il sostegno filiale, colme di speranza per il suo ministero a favore di tutta la Chiesa. Iniziare questo servizio nell’Anno giubilare nel segno della Speranza sarà certamente un grande impegno per il Pontefice ma costituisce un segno di benedizione che accogliamo con tanta gioia.
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