Menu Chiudi

Politicamente corretto o vocazione femminile?
Piccolo dizionario dei sinonimi… che son contrari – IV parte

Politicamente corretto o vocazione femminile? Piccolo dizionario dei sinonimi… che son contrari – IV parte

Perché mai oggi una donna si vuole così tanto male da aspirare all’ordinazione sacerdotale?

Bisognerebbe chiederlo a quelle che stanno portando avanti simili battaglie. A fronte del fatto che i seminari si stanno svuotando, abbiamo di contro sempre più donne aspiranti al ministero ordinato. È un po’ come per il matrimonio: oggi non vuole più sposarsi nessuno… tranne i gay.

Paradossi a parte, credo che comunque il discorso tra sacerdozio e fluidità gender, o comunque confusione maschile/femminile, sia connesso. Penso sia innegabile che alla base del voler diventare prete per una donna ci sia una sorta di rivendicazione di parità tra i sessi. Come è stato per un certo femminismo un po’ ingenuo e “primitivo” che concepiva la rivendicazione della cosiddetta parità dei sessi (oggi “genere”) esclusivamente sul modello maschile: vogliamo essere come loro ed avere gli stessi diritti, perché noi no? Una sorta di fallica invidia di freudiana memoria trasferita sul sacro, insomma.

Che poi, a ben guardare, c’è poco da invidiare. Tanto più che alla donna è dato ciò che, per quanto sia dia da fare, all’uomo non è dato: non solo procreare, ma generare e gestare. A forza di battere sull’uguaglianza (oggi inclusione!), ci ritroviamo a vivere in contesti sempre più allergici alla diversità, al punto che anche grammaticalmente sostantivi e aggettivi non sono più declinabili in maschile e femminile, ma vengono sostituiti dagli asterischi o dai numeri rovesciati, pur di mantenere il fluidamente corretto. Come a dire: ma sì, che sia maschio o femmina, poco importa, non c’è nessuna differenza, sempre meglio il neutro interscambiabile, là dove ognun* può ritrovarsi a piacimento, saltellando oggi qua domani là come i profeti di Baal sul monte Carmelo…

E così anche per il sacerdozio ordinato si caldeggia una certa fluidità, come se si trattasse solo di una questione di ruoli interscambiabili o di un qualunque mestiere (sindaco/a, vigile/vigilessa, avvocato/avvocatessa… sacerdote/sacerdotessa) e non di peculiarità antropologica, ecclesiale, vocazionale. Di vocazione femminile, nello specifico. Il dato della Rivelazione è chiaro: dopo la creazione Dio diede in aiuto all’uomo la donna come compagna; fisicamente essa poi è madre, altro dato non trascurabile, perché anche nella sua carne è congeniata per fare spazio dal di dentro ad una vita altra, concepire un essere vivente differente da lei, gestare, nutrire, far crescere, curare.

Maschile e femminile hanno una loro specificità oggettiva, a partire da quella biologica, psicologica e spirituale, non c’è niente da fare. Poi esisteranno anche tutte le differenze culturali del caso, ma non possiamo farne solo una questione di relativismo sociale o storico o politico, sarebbe un riduzionismo ingiusto e miope. Per quanto potrà sforzarsi di farlo, un maschio non potrà mai spremere latte dai suoi capezzoli. E c’è un motivo. Ciò che riscontriamo a livello fisico/biologico è solo il riverbero visibile del nucleo più profondo della donna: essere a fianco di qualunque essere umano bisognoso e nutrirlo, trasmettegli VITA DAL DI DENTRO.

“La donna è compagna nel viaggio che è l’esistenza: ovunque aiuti una creatura a svilupparsi, a trovare la propria strada, a raggiungere il proprio compimento (fisico, psichico, spirituale), essa è madre” (Edith Stein, Esistenza femminile).

Dunque nella donna, anche in quella confiscata da Dio per la verginità (e a maggior ragione!), tutta la vita, fino a quella più interiore, è plasmata per un’accoglienza peculiarissima della vita, e ancor più della Vita che è Cristo, perché essa venga trasfusa ad altri, a volte in modo aperto, altre in modo più nascosto e carsico.

Non senza ragione Gesù si è ispirato alle donne nel corso della sua vita terrena ed ha indicato soprattutto loro come esempio della sua auto donazione divino/umana: in primis la fede di sua Madre e la professione di fede di Marta; la prostituta che gli lava i piedi con le lacrime; Maria, della quale prende le difese, che lo unge col nardo in vista della sepoltura; la Cananea che lo “convince” della salvezza anche per pagani, considerati alla stregua dei cani; la vedova nel tempio che getta i suoi due spiccioli di vita nel tesoro; la Maddalena che al sepolcro continua a cercare il Maestro in lacrime fino a trovarlo (a differenza di Pietro e Giovanni che, dopo aver constatato il fatto, se ne tornano beatamente a casa). È sempre alle donne che Gesù affida in prima battuta il compito di annunciare la risurrezione agli Apostoli, che dovranno farlo solo dopo aver ricevuto lo Spirito.

Se dunque la Chiesa è donna non è un caso: essa è costituita Sposa e Madre per, con e in vista del Figlio. E in quanto Sposa e Madre, collabora col Figlio all’opera di Redenzione con un’offerta perenne del suo corpo insieme a quello dello Sposo, in vista della generazione di nuovi figli. Cosa ci staranno mai a dire in quest’epoca di politicamente/morbosamente corretto una Giaele che picchetta nerborutamente le tempie di Sisara, una Giuditta che seduce uno sbronzo e ingenuo Oloferne fino a farne poco più che un involtino? O una Ester che, con tutta la sua carica di bellezza e di fascino – insieme ad una buona dose di digiuno, preghiera e audacia – è capace di ribaltare presso il re la situazione del suo popolo e di far impalare Aman? Cosa vorranno mai dire queste donne che vengono scelte da Dio in ordine alla salvezza di tutto il popolo e all’uccisione del Nemico? In filigrana non ritroviamo la donna dell’Apocalisse che in barba al serpente arriva a schiacciargli la testa? Maria, la Chiesa: in quanto figlie, madri e spose del Figlio sono state scelte per l’opera della salvezza.

 

Md. Eleonora Andreoli, OCD

 

 

Visualizzazioni: 2

Pubblicato in Riflessioni

    Donazione detraibile fiscalmente per le opere della Fondazione Monasteri ETS

    Il tuo nome e cognome *

    La tua email *

    Il tuo messaggio

    Importo della tua donazione (in euro)*

    Riceverai via email i dati del conto bancario dell'Associazione N.S. della Pace su cui effettuare il bonifico per la tua donazione detraibile fiscalmente a favore delle opere della Fondazione Monasteri ETS.

    OPERA SAN PIO X

    Della società San Vincenzo De’ Paoli per l’assistenza dei monasteri di clausura

    Per aiuti ai monasteri

    Via XX Settembre, 23
    10121 Torino

    338 8714418 Antonio
    338 8304980 Daniele

    info@dalsilenzio.org

    www.dalsilenzio.org

    Il bollettino “Dal silenzio” comunica notizie dai monasteri e parole per le contemplative.

    CNEC

    Centro Nazionale Economi di Comunità

    www.cnec.it

    Il CNEC, associazione tra istituti religiosi ed ecclesiali, si propone di studiare e approfondire i problemi del servizio economale.
    Essa offre ai propri soci supporto tecnico amministrativo per una maggiore preparazione degli economi.

    L’associazione, inoltre, promuove la valorizzazione e la sostenibilità delle opere nate dai diversi carismi.

    Il CNEC stimola gli istituti religiosi alla collaborazione per la gestione e il futuro delle opere.

    Infine, si impegna a collaborare con le istituzioni preposte alla guida della vita consacrata (CEI – USMI – CISM),
    e con le altre associazioni che operano a favore degli istituti religiosi.

    Fondazione Monasteri ETS
    Panoramica Privacy

    Abbiamo aggiornato la nostra Informativa per la Tutela della Privacy in base al GDPR.

    Questo sito Web utilizza solo i cookie tecnici, strettamente necessari per consentirci di offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web.

    È possibile avere informazioni sui cookie navigando le schede sul lato sinistro.