di Suor Maria Grazia Franceschini
Francesco di Sales ha contemplato con assiduità il cuore di Gesù, ne è stato conquistato, ne ha sperimentato l’amore e ha desiderato con passione corrispondervi, ne ha approfondito il mistero nella sua riflessione teologica, l’ha indicato quale sorgente di vita e modello a quanti si mettevano sotto la sua guida. Il cuore di Gesù, pastore mite e umile, è stato il suo modello nell’esercizio del suo ministero episcopale, nell’accompagnamento delle persone, nella dedizione ai singoli come nel servizio alla diocesi. Non è un caso che il versetto scritturistico più citato nelle sue opere sia proprio Mt 11,29: imparate da me che sono mite e umile di cuore.
Francesco di Sales ci indica una via sicura per conoscerlo: aprire i vangeli, ascoltare ciò che ci dicono di Lui. Qui vediamo le sue azioni, sentiamo le sue parole, in particolare quelle, rare, in cui svela il suo intimo, possiamo osservare come ha vissuto, come è morto…: tutto questo ci manifesta il Suo cuore.
Un cuore che ‘si commuove’ nella compassione (e il verbo usato nel greco è lo stesso usato per dire la commozione di Dio nell’ AT!, dice lo sconvolgimento delle viscere materne) davanti al dolore, all’indigenza, alla miseria e allo sbandamento degli uomini.
Un cuore capace di indignazione davanti al male; capace di amicizia; un cuore che lo fa guardare con amore sia il giovane che lo interroga sia Giuda che lo tradisce o Pietro che lo ha rinnegato…; un cuore paziente; un cuore che non cerca mai il proprio appagamento ma in tutto e sempre di piacere al Padre…
Francesco di Sales concentra la sua attenzione soprattutto su tre aspetti del cuore di Gesù:
Il primo è il cuore del pastore ‘bello’ che pone – dispone – espone (nella triplice valenza del verbo in greco) la sua vita per le pecore, che le conosce (nel senso forte biblico) una per una per nome e che per esse vuole vita in pienezza…
Il secondo è il cuore ‘mite e umile’: è l’unica volta che Gesù solleva il velo sulla sua intimità, e invita ad imparare da Lui, ‘fatto così’, per avere pace, in quel senso pieno che la parola aveva per un ebreo (shalom).
Il terzo è il cuore che si lascia trafiggere e, squarciandosi, effonde tutta la sua pienezza di vita e di grazia su di noi. Nel corpo risorto e glorioso di Gesù il suo cuore resta ‘aperto’ e Gesù invita ‘metti qui la tua mano’… entra!
En passant possiamo notare che nella liturgia eucaristica della solennità del Sacro Cuore, la Chiesa ci fa leggere 3 passi-chiave dei vangeli rivelativi del cuore di Gesù. anno A: il cuore mite e umile; anno B: il cuore trafitto; anno C: il cuore del pastore.
1. È la contemplazione del cuore di Gesù pastore, un “cuore paterno maternamente amoroso”, che anima la dedizione di Francesco sacerdote e poi Lui è il suo modello; per questo ricordando il giorno della sua consacrazione episcopale dirà: “feci il voto grande e terribile di prendermi cura delle anime e di morire per esse qualora fosse necessario” (CCXL). Come Gesù su Gerusalemme, così Francesco di Sales piange su Ginevra: “Non posso fare altro che piangere sulle sue rovine” (MCCCX). Vive il suo ministero consapevole di essere chiamato a “compatire gli infelici e sollevare i desolati proprio quando sono privi di qualsiasi altro soccorso”, come scrive al duca di Savoia (MCCCXXIX). Confida in una lettera: “Io, povero e misero pastore, che cosa non darei per quella infelice pecorella [un amico che si era allontanato dalla fede cattolica]. Vorrei dare la mia pelle per vestirla, il mio sangue per sanare le sue piaghe, la mia vita temporale per strapparla dalla morte eterna” (DCCLIV).
2. Il cuore mite e umile di Gesù è per Francesco di Sales il modello cui con un assiduo impegno cerca di adeguare la propria vita interiore e la propria attitudine verso i fratelli, è anche il modello che offre alle anime che si affidano alla sua guida Ed è il modello, la meta e insieme la dimora che offre alle sue figlie nel fondare la Visitazione. Alla vigilia della fondazione scrive a Giovanna de Chantal: “Sono convinto che non dimoreremo più in noi stessi e con il cuore, l’intenzione e la confidenza dimoreremo per sempre nel costato trafitto del Salvatore” (OA XIV, 289).
Compito specifico delle visitandine sarà “essere le imitatrici delle due più care virtù del Sacro Cuore del Verbo incarnato, la dolcezza e l’umiltà che sono come la base e il fondamento del loro Ordine”: umiltà verso Dio e dolcezza/mitezza verso il prossimo. Arriverà a scrivere: “Veramente la nostra piccola congregazione è un’opera del Cuore di Gesù e di Maria. Il Salvatore morente ci ha generati mediante l’apertura del suo sacro cuore” (XV, 63). La prontezza nell’obbedienza, la fedeltà alle regole, il superamento di umori e inclinazioni, la sopportazione di fastidi e malanni, la condiscendenza verso le sorelle, l’amicizia cordiale che deve unirle… tutto è proposto loro non tanto come un ‘dovere’ quanto come mezzo per “conquistare e fare tuo il Cuore di Gesù”. Già aveva scritto a Filotea: “Sopporta molto dolcemente questi piccoli fastidi infatti me- diante queste piccole occasioni tu guadagnerai interamente il cuore di Dio e lo renderai tutto tuo” (IVD).
3. Il cuore trafitto è indubbiamente per Francesco di Sales il punto focale in cui confluiscono tutti gli altri aspetti ed è l’immagine che ricorre più frequente sia nel Trattato dell’Amore di Dio sia nei Sermoni sia ancora nelle
“Leggiamo nel Vangelo che dopo che Gesù era già morto sulla croce, uno dei soldati gli aprì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua. […] Il Figlio di Dio muore su una croce: chi ve lo ha messo? Certamente l’amore. Ora, poiché è certo che è morto d’amore per noi, il minimo che possiamo fare è vivere d’amore per Lui” (Cfr sermoni del 6 maggio 1616 o 1617; per il Venerdì santo 1614).
“Guarda il Salvatore sulla croce: Egli ci conosceva tutti per nome e per ciascuno formulava pensieri d’amore, per te diceva al Padre: “Prendo su di me tutti i suoi peccati, soffrirò i tormenti della morte affinché egli non perisca. Che io muoia purché egli viva!
… Così con tenerezza materna, il Cuore divino prevedeva, disponeva, otteneva per ciascuno di noi tutti i benefici e le grazie di cui godiamo” (TAD XII, 12).
La contemplazione del cuore squarciato e glorioso di Gesù sarà motivo dell’eterna felicità dei beati: “Questo cuore adorabile e amabilissimo di nostro Signore, tutto ardente dell’amore che ci porta, cuore nel quale vedremo scritti tutti i nostri nomi in lettere d’amore… Siamo infatti così teneramente amati da Lui che egli ci porta sempre nel suo
cuore…. Quale gioia e piacere ineffabile per ciascuno dei Beati quando vedranno in questo santissimo e adorabilissimo cuore i pensieri di pace che aveva per ciascuno di essi nell’ora stessa della sua passione” (OA X, 244). (…)
Certamente nel cuore di chi si sa così amato nasce l’esigenza di corrispondere in qualche modo a tanto amore. (…)
Nelle lettere di Francesco di Sales i diversi aspetti del cuore di Gesù vengono declinati nelle varie situazioni esistenziali dei suoi corrispondenti, ora invitati a guardare a lui per trarre conforto nelle avversità che si trovano ad affrontare: “Se guardi spesso il Cuore del Signore è impossibile che tu non lo trovi sommamente amabile perché è un Cuore estremamente dolce, soave, condiscendente, così innamorato di noi misere creature, così disposto a fare grazia ai miseri, così buono verso quanti si pentono!”; ora sollecitati ad averlo presente come fondamento della fiducia che possono avere in Dio nonostante le proprie miserie, ora mostrato come modello, dimora, rifugio…: “Che cosa può temere chi si sa amato in tal modo? Stringiti dunque al Cuore di Gesù come un bimbo a sua madre. Egli ti porterà, ti solleverà, ti condurrà fra i sentieri sassosi di questa vita mortale”.
Esorta: “Presenta al tuo Sposo il tuo cuore vuoto di ogni altro affetto… e supplicalo che lo colmi degli affetti, desideri, volontà che sono nel suo cuore… e vedrai che Dio ci aiuterà e faremo molto” (OA XIII, 201).
Conseguenza dell’intimità, del dimorare nel cuore di Gesù, è un amore dolce, cordiale, sollecito verso il prossimo: “Quando avverrà che saremo stemperati in dolcezza verso il nostro prossimo? Quando lo vedremo nel sacro petto del Salvatore? Chi guarda il prossimo fuori di lì corre il rischio di non amarlo né con purezza né con costanza… ma lì chi non lo amerebbe, chi non lo sopporterebbe?… ora il prossimo è veramente lì, nel cuore del Salvatore, e vi è come sommamente amato e interamente amabile tanto che l’Amante muore d’amore per lui” (OA XVII, 213).
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