di Monica Della Volpe
In quest’epoca un po’ tenebrosa in cui siamo spesso sorpresi come da catastrofiche esplosioni da notizie di abusi, che accogliamo dapprima increduli e poi man mano sempre più muti e vergognosi; oppure siamo raggiunti da notizie allucinanti, dove persone stimate sembrano decretare la fine dell’era cristiana quale l’avevamo conosciuta per inaugurarne un’altra, inedita, sulla cui soglia neanche ci augureremmo di mettere il piede; ebbene in questo contesto diviene a volte difficile pronunciare la parola “Padre o Madre nello spirito”, così come “fratello, sorella”, “amico, amica”, nella profondità del loro significato spirituale.
Monaci e monache, nutriti dagli scritti dei padri antichi che tratteggiano per noi quell’anticipo di vita beata che è l’amore umano in Dio, l’amicizia spirituale, e ce ne descrivono le vie e l’esperienza, non perdiamo in realtà la nostra attrattiva e le nostre convinzioni profonde; ma quasi ci sentiamo costretti a nasconderle. Ben venga allora, dissepolto da qualche biblioteca monastica, un opuscolo [1] a firma del ben noto padre Amedeo Cencini fdcc a narrarci della sua amicizia spirituale con una monaca che, per poco più di due lustri, ha accompagnato il suo cammino come madre e come figlia, in un modo che egli definisce “un dono straordinario del Signore”, che anche dopo l’improvvisa morte di lei ha continuato a gettare luce sulla sua vita. Si tratta di madre Maria Alessandra Macajone, monaca Agostiniana.
Per descrivere la luminosità di questa amicizia, vera paternità e maternità spirituale reciproca, non faremo che riportare brani dell’autore e citazioni di lettere della Madre, mancata 4 anni prima, citate in questo scritto.
Così il Padre Amedeo descrive la sua prima visita a Lecceto e il suo primo incontro con la Madre:
(Arrivato in ritardo…) dovetti celebrare l’Eucarestia non più con tutta la comunità, ma solo con qualcuna che gentilmente vi prese parte, con la Madre Alessandra, appunto. Ci siamo conosciuti così, attorno all’altare, nella celebrazione del sacrificio Eucaristico “sine populo”. Non ci fu un colloquio dopo, semplicemente abbiamo … celebrato insieme. La nostra relazione è partita da lì, dall’altare dell’Eucarestia, come un punto di riferimento che sarà poi costante.
Quante altre volte infatti le sue lettere faranno poi cenno proprio all’Eucarestia:
“Padre Amedeo, carissimo fratello, quando alzi il calice annega lì, nel Sangue di Gesù, la mia piccolissima vita e mentre la offri, chiedigli che mi perdoni per quanto di essa conservo ancora per me, e mi conceda finalmente di essere puro umilissimo servizievole amore. Ho paura. Ma il Signore benedica ogni giorno di più la nostra santa e bella amicizia che mi dà tanta forza; è come una eucaristia.”
Poi ricordo che le scrissi un brevissimo scritto per ringraziarla di un suo articolo (…). Lei mi rispose con una lettera molto lunga e con parole che mi sorpresero per la confidenza che subito mi diede e la condivisione immediata della sua persona; e così iniziò la nostra corrispondenza, che ha avuto un ruolo così importante nella mia vita, e nella quale- devo dire – è stata lei soprattutto a tenere le fila del discorso: io ho soprattutto ricevuto. Ma così è stata questa relazione, del tutto asimmetrica, lei che mi donava e io che ricevevo, lei la madre io il figlio, lei la maestra io il discepolo, lei che pregava io che imparavo da lei a pregare … Relazione e amicizia che sempre più percepii come dono straordinario del Signore.
Se oggi ho un cruccio è quello di non avere abbastanza imparato da questa relazione, di non averla sufficientemente vissuta e sfruttata per il mio cammino spirituale. (…)
Madre Alessandra è stata una contemplativa e mistica della relazione. Ha vissuto il rapporto con l’altro come luogo di contemplazione orante. Con tutta la sua umanità di donna e pure con la profonda delicatezza della persona spirituale; coinvolgendosi senza paura nella dinamica relazionale, a volte o spesso prendendo lei l’iniziativa, ma sempre mettendo al centro del rapporto Dio, mai la sua propria persona. (…)
Alcuni brani delle sue lettere:
“Dilettissimo Padre Amedeo, scrivo all’interno della mia anima scrivendo a te, e, scrivendo a te, medito e rumino e parlo con Gesù: grata, stupita”
Anche il semplice saluto alla fine della lettera:
“Ti lascio in Loro, Padre, ti ci vedo così bene! Con quanto affetto ti immergo in Loro e … anche io con te.” (22,4.99)
“Padre Amedeo, benedetto il nostro camminare insieme verso Lui e in Lui” (20,10,98)
“La grazia della nostra comunione mi sembra vada sempre più verso il centro del Mistero di Dio, percorrendo la via semplice dell’innocenza interiore” (Natale 95)
“Carissimo padre Amedeo, voglio fare con te il punto della Grazia. Avverto come una esigenza di chiarezza, di nitore e non posso farlo che con te perché è come un parlare da una profondità a una profondità, possibile soltanto per quella reciproca trasparenza che regala l’amicizia e Dio – trasparenza infinita!” (25,8,95).
Per questo poteva anche esprimere affetto in modo caloroso e intensamente umano, senza paure né ipocrisie: “Mi benedici? E anch’io ti benedico con gioia, con gratitudine, con profondissimo affetto” (…)
La vita e la santità di madre Alessandra hanno una tonalità tipicamente ecclesiale. In lei l’intensità della vita spirituale, con il rigore che implica, si coniuga regolarmente con una es-tensione ecclesiale e mondiale, potremmo dire, ovvero con uno sguardo che abbraccia la chiesa intera, anzi, il mondo tutto, l’altro, il fratello qualsiasi.
(FOGLIO)
Aggiungiamo a questa testimonianza il testo, anch’esso reso pubblico, del biglietto scritto da P. Amedeo alla comunità di Lecceto poco dopo la morte della madre:
“Carissime sorelle e figlie della madre (…), mi è stato difficile partire senza la benedizione della madre. Ma ci siete voi. (…) Grazie.
‘La Madre non s’è svegliata stamane’. Così Maria Rosa mi ha comunicato la terribile notizia. (…) ‘Non s’è svegliata’ per ricordare a tutti noi, a me per primo, affaticati e oppressi, la lezione agostiniana del cuore umano che trova pace e riposo solo nella quiete del lasciarsi amare da Dio.
Sono partito così (…) solo con la sua corona del rosario, quello che mi diede diversi anni fa quando ci siamo scambiati le rispettive corone (a proposito, glie l’avete messo tra le mani?) Ma che forza quel rosario!
Lei spesso mi diceva la stessa cosa della mia corona nelle sue mani, ma io non capivo o pensavo che fosse solo un modo carino e delicato, da parte sua, di voler sottolineare l’importanza della nostra amicizia. In questo viaggio, che non avrei voluto fare in quei giorni, ho sperimentato come la grazia passi attraverso le nostre relazioni, come l’assenza possa divenire presenza e la lontananza vicinanza. (…)
Sento sempre più, da quel giorno tristissimo in cui la Madre se n’è andata, che la Madre non se n’è andata, che la sua persona, non solo la sua immagine, m’è come penetrata dentro, è parte di me, della mia persona e della mia vita, del mio modo d’ essere e d’amare.
E così, senz’altro, è e sarà per tutte voi.
E Lecceto sarà sempre più quel che la Madre aveva iniziato a progettare e a realizzare. (…)
Perché la sua lampada brilli ancora e sempre.
Che dal cielo ci benedica tuti.
Vostro Padre Amedeo. (Poiano, 5 11 05).
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[1] Madre Alessandra, amica di Dio, amica degli uomini. Testimonianza data dal Padre Amedeo Cencini fdcc nella chiesa dell’eremo agostiniano di Lecceto la domenica 25 gennaio 2009, giorno dedicato al ricordo di Madre Alessandra Macajone O.S.A. nel quarto anniversario del suo ritorno alla Casa del Padre. Grafiche Lecceto.
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