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Serve di Maria

Serve di Maria

Affresco nella Chiesa dei Servi di Maria – Bologna

 

Ave + Maria

Dal 10 al 15 novembre 2025 alcune rappresentanti delle comunità appartenenti alla nostra piccola Federazione Monache Serve di Maria sono state ospiti nel Monastero Nostra Signora di Valserena (PI) delle Cistercensi di Stretta Osservanza in occasione dell’Assemblea Triennale Ordinaria.

Oltre che per il contatto con queste monache, che ci hanno animate nei nostri lavori, siamo state immensamente grate anche per la calorosa accoglienza di questa comunità cistercense e siamo rimaste piacevolmente sorprese di scoprire in queste Sorelle e nella loro liturgia tracce della stessa devotio mariana che è parte costitutiva del nostro carisma. I nostri Monasteri appartengono, infatti, alla secolare storia dell’Ordine dei Servi di Santa Maria, sorto a Firenze nel 1233 per opera dei primi Santi Padri, sette mercanti della città accomunati da un profondo amore alla Vergine e dal desiderio di servire i fratelli nel Suo nome. Su modello di Santa Giuliana Falconieri, nipote di uno di essi, S. Alessio, è fiorito anche il ramo femminile delle contemplative, che vive tutt’oggi nei nostri Monasteri.

Così recitano le nostre Costituzioni: “Fedeli alla nostra vocazione di servizio, cerchiamo di cogliere il significato della Vergine Maria per il mondo contemporaneo (dal Prologo)”. “Nascoste con Cristo in Dio, continuiamo nel tempo l’attività silenziosa e orante della Vergine Madre, irradiando nella vita quotidiana la sua realtà di creatura nuova secondo lo Spirito (Art 2)”.

Il ricordo di Maria attraversa tutta la nostra preghiera liturgica e penetrando in ogni piccolo atto plasma il nostro essere trasformando il modo di pensare, sentire, parlare; questo diventa per noi una vera via pulchritudinis, via di bellezza, mano che ci conduce all’incontro con la tenerezza paterna di Dio. L’Immacolata è colei che vive di gratitudine, di semplicità, di fiducia filiale, piena docilità e disponibilità all’opera della Redenzione.

In questi giorni di riflessione e dialogo abbiamo avuto l’opportunità di riscoprire la perla preziosa del carisma che ci è stato affidato dal Signore; pur nella condizione di piccolezza e fragilità della nostra Federazione, desideriamo con tutto il cuore continuare insieme la nostra gioiosa missione di donarlo al mondo di oggi.

La Vergine Maria, Madre e Signora di tutte le comunità monastiche, ci renda una cosa sola in Cristo.

(Le sorelle della Federazione delle Monache Serve di Maria)

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Bellezza del dialogo fra i carismi e della comunione fra i carismi: è stata una felice scoperta quella delle Serve di Maria, monache contemplative. Nascono dalla stessa radice dei Servi, i quali uniscono la vocazione contemplativa a quella pastorale, quale ordine mendicante. Loro, le Serve, sono la memoria orante di quella perla preziosa scoperta dai sette mercanti fiorentini nelle grotte monte Senario, perla che è così facile smarrire nella polvere, travolti dall’attività. I Servi d’altronde potrebbero richiamare le loro sorelle, mediante la leggenda delle origini, a quella perla di unità e di comunione che è la carità vissuta in tutte le sue dimensioni, compresa l’ansia evangelizzatrice per questo mondo travolto e senza Dio.

Qui possiamo riallacciarci agli interessantissimi punti del testo su “Le radici contemplative dell’Ordine dei Servi e delle Serve di Maria,” con il suo riferimento alla Leggenda delle Origini e al ritiro dei sette Padri Fondatori sul monte Senario.

Anzitutto vogliamo sottolineare la comunione: voi non avete un fondatore, ne avete sette: nascete dal nucleo di comunione e amicizia di sette cristiani, sette mercanti che avendo trovato la perla preziosa, il tesoro, lasciano tutto per conquistarlo.

Anche noi Cistercensi nasciamo così! Se Benedetto è nostro Padre mediante la Regola, VI secolo, noi nasciamo nel XII, non è Bernardo il nostro fondatore; ufficialmente sono tre ma erano un gruppo un po’ più grande, un po’ più di 12. Già erano monaci benedettini ma non contenti di come era vissuta la Regola nel loro monastero, non perché fosse rilassato ma perché era troppo coinvolto nelle cose del mondo, mentre loro cercavano una vita realmente contemplativa.

I nostri erano cavalieri, i vostri, circa 150 anni dopo, erano mercanti, in entrambi i casi il fior fiore di una società piena di vita.

La contemplazione, la perla preziosa, la ricerca del volto di Dio e della Sapienza dono dello Spirito Santo, è un po’ il punto dominante nella vostra Leggenda delle Origini.

Ma alla fine, cos’è questa contemplazione, per donne che già da anni lo hanno seguito e pur conoscono le durezze della vita quotidiana, anche in monastero?

“Per questo amore della vita celeste, che la contemplazione aveva dischiuso alla loro conoscenza, bramavano di tenersi sempre uniti a Dio in un vincolo indissolubile”

Abbiamo incontrato Cristo – chi di noi se no sarebbe entrata in monastero? Lo abbiamo attraverso questa vita conosciuto;

E non ci siamo poi unite a Dio in un vincolo indissolubile, quello dei voti? Ma, sempre unite???  Come esperienza soggettiva forse no. Ma come vincolo indissolubile e mai sciolto, certo sì.

Dice il proemio della Legenda che i nostri padri «si sono presi cura della nostra vita, dandoci il cibo spirituale necessario alla nostra crescita e offrendoci conoscenza, arte e scienza». Nel corso della lettura della LO si comprende che la conoscenza è la contemplazione, che la scienza è la giusta valutazione dei beni materiali e la capacità di condividerli, che l’ars, cioè il lavoro, caratterizza in modo speciale l’attività dei Sette. Prima di venire a vivere insieme, i Padri erano impegnati nell’attività commerciale (l’arte della mercatura: LO 17), un’arte, una professione che riguarda il progresso materiale della società. Ma essi trovarono un giorno la perla preziosa, o meglio «la Nostra Signora fece capire che sarebbe stata l’unità delle loro persone a creare e riprodurre nuovamente nel mondo questa perla con la guida dello Spirito Santo.

La conoscenza di Dio, conoscenza, arte e scienza, quello che il mondo di oggi ha così chiaramente perduto e di cui ha così evidentemente, drammaticamente bisogno, proviamo a dirlo con altre parole:

Conoscenza di Dio, delle sue leggi, della sua volontà, del perché dispone le cose per noi in un certo modo, del suo amore per l’uomo.

Conoscenza di che cosa sia fatto l’amore, come si configuri, cosa voglia dire volere il bene dell’altro, il bene del fratello e della sorella, il bene del figlio e della figlia, dell’uomo e della donna. Ovvero: della Rivelazione cristiana, questa la Perla preziosa che abbiamo perduta.

Conoscenza del suo cuore di Padre, a somiglianza del quale siamo stati fatti – centro della rivelazione fatta da Cristo.

Conoscenza del cuore dell’uomo, di cosa sia l’uomo e la donna, come si configuri la sua felicità

 

Scienza che ci abiliti a discernere il bene dal male, a comprendere quali menzogne dica il mondo riguardo alla felicità, quali false immagini ci presenti

Scienza su quale inganno, quale imbroglio, da una parte

Quale verità, quale tesoro di santità, quale tradizione e cultura e vita dall’altra, che non dobbiamo e non possiamo perdere perdendo noi stessi

Conoscenza e scienza di quale Redenzione ci abbia acquistata Cristo. E quale sia l’arte per acquistarla per tutti.

Conoscenza, scienza, arte: ecco quello che vi insegnano i vostri Padri. Loro sono usciti da Firenze e sono andati sul monte Senario, nella vita povera e semplice e certamente dura cui non erano abituati, lì hanno scavato nei loro cuori e nelle Scritture per trovare il tesoro, lo hanno fatto insieme.

Così i documenti delle nostre origini Cistercensi (poco meno di due secoli prima dei vostri), dicono che questo gruppo di monaci si trovava con l’abate e riflettevano e discutevano insieme come meglio potessero adempiere al loro voto e vivere la loro Regola. Dal confronto e dal dialogo di questi contemplativi, dalla loro unità e amicizia attorno all’Abate, è nato un nuovo modo di vivere, un nuovo carisma contemplativo, una nuovo interpretazione della Regola di San Benedetto.

Al centro della vita contemplativa dei Sette, che richiede uno stile povero ed essenziale e insieme l’apertura alla comunione fraterna, all’accoglienza e alla solidarietà,- tutte cose molto belle ma non facili – è la devozione a Nostra Signora: è a santa Maria che i Sette chiedono la grazia di percorrere il cammino penitenziale fino all’unione stretta con Gesù. Per i Servi il servitium Virginis è la via verso Cristo (LO 18); perciò il legame con Nostra Signora è indissolubile, è quella voluntaria coarctatio, “il volontario strettissimo legame” di cui parla LO 21.

Servi di Maria: proprio perché difficile, proprio perché a noi impossibile, hanno trovato questo stratagemma, questa soluzione: servi di Maria. Ma perché servi, questi uomini liberi che assaporavano certamente la bellezza della loro libertà nella libertà di un popolo che trovava il suo benessere nelle città affrancandosi dal servizio della gleba?

Perché conoscevano le insidie dalla libertà, il richiamo del mondo che contrastava quello del tesoro, della perla preziosa, di Cristo. E allora ecco: “Un legame volontario” e in quel “volontario” c’è tutta la ritrovata dignità e libertà dell’uomo, che vuole scegliere ciò che è bene e può… Come può, se non ne ha sempre le forze? Oggi tutti risponderebbero che i giovani del terzo millennio sono liquidi e che fedeltà e perseveranza sono per loro impossibili. I vostri Fondatori rispondono che è possibile facendosi servi volontari, per amore e per convinta devozione, di Costei, che, nuova Eva, per prima ha saputo dire: Eccomi, sono la serva del Signore.

(Le sorelle Cistercensi di Valserena)

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Pubblicato in Testimonianze

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