di Patrizia Girolami, ocso
Il teologo e filosofo ceco Tomáš Halík ha scritto recentemente: «La sfida principale per il cristianesimo di oggi è il cambiamento di rotta dalla religione alla spiritualità» (Pomeriggio del cristianesimo, Vita e Pensiero, Milano 2022). Mentre le forme tradizionali della religione sembrano progressivamente perdere forza, l’interesse per la spiritualità continua a crescere, assumendo le forme più diverse.
È difficile non riconoscere la lucidità di questa analisi. Da un lato la secolarizzazione ha progressivamente ridotto la presenza della religione nello spazio pubblico; dall’altro si assiste a una diffusa ricerca di interiorità, di senso e di trascendenza. La parola spiritualità è ormai entrata nel linguaggio comune. Ma proprio la sua straordinaria diffusione rende necessaria una domanda tanto semplice quanto decisiva: che cosa significa davvero?
Il termine è oggi tra i più utilizzati e, al tempo stesso, tra i più difficili da definire. Ricorre nei contesti più diversi e assume significati spesso molto lontani tra loro. Per comprenderne la portata occorre tornare alle sue radici.
Dal punto di vista etimologico, spiritualità deriva dal latino spiritualitas, che traduce il greco pneumatikós, “ciò che appartiene allo Spirito”. Nel Nuovo Testamento, e in particolare nelle lettere di san Paolo, l’uomo spirituale non è colui che vive una religiosità intimistica o contrappone lo spirito al corpo, ma colui che lascia guidare la propria esistenza dallo Spirito di Dio.
È questo anche il significato che la tradizione cristiana ha custodito lungo i secoli. La spiritualità non designa anzitutto una parte dell’uomo, bensì un modo di vivere. Come ha scritto Charles André Bernard, essa è «l’espressione dell’esperienza cristiana nella sua dimensione dinamica», ossia la progressiva attuazione del mistero di Cristo nella vita del credente sotto l’azione dello Spirito Santo.
Con il passare del tempo, tuttavia, il termine ha progressivamente ampliato il proprio significato. In origine indicava semplicemente la vita secondo lo Spirito; successivamente ha designato le grandi tradizioni spirituali sorte nella Chiesa – benedettina, agostiniana, cistercense, francescana, carmelitana, ignaziana – ciascuna espressione originale dell’unico Vangelo. Oggi, invece, la parola spiritualità viene spesso utilizzata per indicare qualsiasi ricerca di interiorità, di benessere o di trascendenza, anche indipendentemente dalla fede cristiana e da ogni appartenenza religiosa.
Questa evoluzione ha certamente reso il termine più inclusivo, ma anche meno definito. Nella prospettiva cristiana, infatti, la spiritualità non coincide semplicemente con l’equilibrio interiore, con il benessere psicologico o con una generica esperienza del sacro. Essa nasce dall’incontro con il Dio vivente che si è rivelato in Gesù Cristo, è resa possibile dall’azione dello Spirito Santo e si sviluppa nella comunione della Chiesa.
Non sorprende, allora, che molti sociologi descrivano il fenomeno religioso contemporaneo con l’espressione believing without belonging (“credere senza appartenere”). Sempre più persone coltivano una ricerca spirituale privata, separata dalla vita ecclesiale, dalla pratica sacramentale e dalla formazione della fede. Il rischio è quello di una spiritualità costruita soggettivamente, nella quale esperienze, pratiche e tradizioni differenti vengono accostate senza un principio capace di unificarle.
Papa Francesco ha richiamato questa situazione nell’Evangelii gaudium, osservando che «il ritorno al sacro e la ricerca spirituale che caratterizzano la nostra epoca sono fenomeni ambigui». La vera sfida consiste nell’offrire una spiritualità capace di condurre all’incontro con Cristo, di generare comunione e di trasformare concretamente l’esistenza.
È proprio in questo contesto che il pensiero di san Tommaso d’Aquino rivela tutta la sua attualità. Un recente studio pubblicato sulla rivista Vita cristiana[1] propone infatti di leggere la Summa theologiae non soltanto come la più grande sintesi della teologia medievale, ma anche come un autentico trattato di spiritualità. Seguendone le linee fondamentali è possibile cogliere alcuni tratti essenziali della vita cristiana secondo l’Aquinate.
L’intera Summa è costruita secondo il grande movimento dell’exitus-reditus: tutto proviene da Dio e tutto è chiamato a ritornare a Lui. Non si tratta soltanto di uno schema teologico, ma del ritmo stesso della vita cristiana. L’uomo viene da Dio, vive della sua grazia ed è chiamato a ritornare al Padre. Cristo è la via lungo la quale questo ritorno diventa possibile.
Per questo il fondamento della vita spirituale è sempre l’iniziativa divina. La spiritualità nasce dalla grazia prima ancora che dall’impegno dell’uomo. L’Incarnazione del Verbo occupa, quindi, un posto centrale, perché nel Figlio fatto uomo Dio si rende vicino all’umanità e apre la possibilità della comunione con sé. La prospettiva di san Tommaso è profondamente teocentrica e, nello stesso tempo, radicalmente cristocentrica.
Il fine di questo cammino è la beatitudine. Ogni uomo cerca la felicità, ma nessun bene creato è in grado di colmare pienamente il desiderio del cuore. Solo Dio costituisce il bene ultimo verso cui tende l’intera esistenza umana e nel quale essa trova finalmente la propria pienezza.
Un altro tratto caratteristico della spiritualità tommasiana è l’armonia tra natura e grazia. La grazia non distrugge ciò che è umano, ma lo guarisce, lo eleva e lo porta al suo pieno compimento. La santità, dunque, non consiste nel diventare meno uomini, ma nel diventarlo pienamente, lasciando che l’opera di Dio realizzi nella creatura tutta la ricchezza del suo progetto originario.
Questo processo di trasformazione prende forma attraverso la crescita nelle virtù. Le virtù cardinali strutturano la vita morale; le virtù teologali introducono invece il credente nella partecipazione alla vita stessa di Dio. La fede apre la relazione con il Signore, la speranza sostiene il cammino verso il suo compimento e la carità unifica e dà forma a tutto l’agire cristiano.
Il vero protagonista della vita spirituale, tuttavia, è lo Spirito Santo. È Lui che precede, accompagna e porta a compimento il cammino del credente. Se le virtù dispongono l’uomo ad agire rettamente, i doni dello Spirito lo rendono docile all’azione divina. La maturità cristiana consiste proprio in questa crescente disponibilità a lasciarsi guidare interiormente dallo Spirito, che conduce il credente oltre le proprie forze e lo introduce nella vita stessa di Dio.
Il peccato rappresenta, invece il rifiuto di questo dinamismo. L’uomo smarrisce il proprio fine ultimo e si ripiega sui beni creati. A questa condizione risponde l’opera redentrice di Cristo che, attraverso la giustificazione e i sacramenti, soprattutto il Battesimo e l’Eucaristia, rigenera continuamente il credente e lo sostiene nel cammino della vita nuova. La spiritualità cristiana è, perciò, inseparabilmente cristologica, ecclesiale e sacramentale.
Il punto culminante dell’intera spiritualità tommasiana è la carità. Essa non è semplicemente una virtù tra le altre, ma il principio, la forma e il compimento di tutta la vita cristiana. San Tommaso la definisce «amicizia con Dio»: mediante la grazia il credente viene introdotto in una relazione personale con il Signore che trasforma il suo modo di conoscere, di amare e di agire, fino a configurarlo a Cristo.
In definitiva, la spiritualità delineata nella Summa theologiae è il grande itinerario del ritorno della creatura al suo Creatore. È un cammino di grazia, di progressiva conformazione a Cristo e di docile apertura all’azione dello Spirito Santo, nel quale la carità è insieme origine, forza dinamica e compimento. È lungo questo percorso che l’uomo ritrova la verità della propria identità e realizza pienamente la sua vocazione alla comunione con Dio. In un tempo in cui la spiritualità è spesso ricercata come esperienza soggettiva, benessere interiore o semplice armonia con se stessi, san Tommaso ne restituisce il significato più autentico: non anzitutto una tecnica o un’emozione, ma la risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio. Proprio per questo la sua sintesi conserva ancora oggi una sorprendente attualità e offre un orientamento sicuro alla diffusa ricerca spirituale del nostro tempo.
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[1] F. Martínez Díez, «Spiritualità nella Summa theologiae di san Tommaso», in Vita cristiana n. 2 (2026), pp. 127-144.
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