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Storia della comunità monastica benedettina di Bastia Umbra

Storia della comunità monastica benedettina di Bastia Umbra
 

di sr. Myriam D’Agostino

 

Introduzione

Millenario è il ritmo dell’ora et labora per la comunità monastica benedettina di Bastia che nel corso della storia ha superato guerre, soppressioni, allontanamenti e terremoti.
Silenzio, lectio divina, vita fraterna, accoglienza del pellegrino, del povero e del forestiero sono i cardini della vita quotidiana all’interno del chiostro, in cui si è tutte alla scuola dell’amore evangelico in clima di raccoglimento, ma anche in aperto dialogo con il mondo, per ascoltare le nuove e incessanti sfide esistenziali di ogni tempo.
E così è avvenuto anche per la comunità monastica di Bastia la quale, nella sua storia, si è occupata di diverse mansioni dalla bonifica dei terreni all’asilo dei bambini, dalla scuola di ricamo alla custodia degli anziani, dalla partecipazione agli eventi culturali sul territorio all’accoglienza dei bisognosi nel corpo e nello spirito, rispondendo alle necessità che la storia le presentava.
In questo breve percorso ho necessariamente dovuto compiere la scelta di non raccontare la storia del mio monastero, inteso come le mura entro cui vivo, ma la storia della mia Comunità, che nella sua composizione lungo il corso dei secoli, esula dall’essere circoscritta in un unico luogo, individuando quattro grandi tappe: la prima dalla sua fondazione alla prima grande soppressione
avvenuta nel 1398, dove risiedeva presso il Monastero di “San Paolo delle Abbadesse”, la seconda che va dal trasferimento nella Rocca Baglionesca fino alla soppressione napoleonica, la terza che arriva fino all II guerra mondiale e infine dal dopoguerra ad oggi.

Prima tappa, San Paolo delle Abbadesse: fondazione e soppressione

Il primo insediamento della vita monastica benedettina femminile a Bastia Umbra lo si ha nel Medio Evo, all’incirca intorno al 1055, presso il monastero di “San Paolo delle Abbadesse,” che secondo quanto scrive il Cristofani “sur un collinetta dove il Tescio mette foce nel Chiagio e nel 1201 aveva papa Innocenzo III indirizzata alle monache che vi dimoravano, una bolla prendendole nella protezione e all’immediata giurisdizione apostolica”.
Fu proprio per questa “speciale” protezione, che Francesco scelse di portare Chiara degli Scifi presso la comunità benedettina, per sottrarla alle ire dei parenti contrari alla sua monacazione, episodio che si narra nelle Fonti Francescane con queste parole: “la santa si aggrappò all’altare affermando che in nessun modo si sarebbe lasciata sottrarre alla sequela di Cristo. Poi, dopo che ebbe preso le insegne della santa penitenza davanti all’altare di santa Maria e, quasi davanti al talamo nuziale della Vergine, l’umile ancella si fu sposata a Cristo, subito san Francesco la condusse alla Chiesa di San Paolo, con l’intenzione che rimanesse in quel luogo finché la Volontà dell’Altissimo non disponesse diversamente”. La comunità accolse Chiara nel primo periodo della sua scelta di donazione a Cristo e alla Chiesa, non si ha no fonti certe su quanto tempo si fermò, probabilmente all’incirca un mese, e dopo fu portata da Francesco presso l’altro monastero benedettino di Assisi a Sant’Angelo di Panzo e successivamente a San Damiano.

Da una Bolla Pontificia del 5 Maggio 1201, documento conservato presso il Monastero benedettino di “San Giuseppe” in Assisi, inviata da Innocenzo III alle comunità monastica, si deduce che la stessa comunità possedeva un ricco patrimonio comprendente terreni agricoli, oliveti, vigneti, case e cappelle. Inoltre si legge anche che godeva, tra i tanti privilegi, quello di non pagare nessuna
decima, tassa dell’epoca, ai governanti locali e quello di poter vietare l’ingresso a chiunque possedesse armi con sé, all’interno dei possedimenti del monastero, tali privilegi furono confermati anche dalla Bolla papale di Gregorio X ad Orvieto del 1272.
Le monache restarono entro queste mura fino al 1398 quando furono costrette a trasferirsi per le guerre comunali tra Assisi e Perugia.
Lo stesso monastero fu trasformato in roccaforte assisana e fu distrutto dai perugini che non gradivano un avamposto così vicino ai loro confini.
Solo dal 1997, con i lavori post-sisma la chiesa di San Paolo, pur restando di proprietà del comune, viene “officiata” in alcune ricorrenze, specie quelle riguardanti Santa Chiara, dalla Comunità monastica.
Per tutto il tempo in cui dominarono i perugini della famiglia Baglioni, le monache rimasero ad Assisi presso il vescovado.
E da qui la storia della comunità benedettina di Bastia cambia luogo e inizia la seconda tappa del nostro percorso. … (segue)

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Pubblicato in Cose nuove e cose antiche, Monasteri, Vita consacrata

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