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Testimonianze di amici

La foresteria, la chiesa, il piccolo giardino del convento o del monastero sono sempre frequentate da qualche persona per una sosta di preghiera o anche semplicemente per un momento in cui stare in silenzio di fronte alla propria anima.

Ci sono anche persone, legate ai monasteri per parentela con le monache o per amicizia, che offrono il loro tempo e le loro capacità per aiutare in vari modi. Persone che esprimono la preghiera in maniera più conforme alla loro indole attraverso il lavoro, il servizio, l’aiuto.

Si tratta a volte di pensionati che trovano nel monastero tante necessità a cui la loro lunga esperienza lavorativa può sopperire.

Ecco la risposta di tre amici alle domande che abbiamo loro rivolto per scoprire cosa li spinge a un aiuto così generoso.

 

RINO CEVOLI

 

Cosa la lega al monastero di Valserena?

Innanzitutto mi lega il fatto che ho una figlia che è entrata qui, è monaca di clausura. Qui mia figlia ha trovato quello che cercava, la pace.

Vengo a trovarla ogni quattro mesi come le regole stabiliscono.

Che significato ha oggi per lei il monastero?

Il monastero prima non lo conoscevo neanche, oggi riconosco che ho scoperto una cosa bellissima tramite mia figlia. Trovo qui la pace e la serenità. Vedo mia figlia felice e io lo sono altrettanto perche quando un genitore vede una figlia felice, di conseguenza è felice anche lui.

Quando vengo qui trovo una famiglia di quaranta sorelle e mi hanno detto che adesso ho ereditato quaranta figlie. Ne avevo una, adesso ne ho quaranta.

Quando viene al monastero di solito che cosa fa?

Quando vengo prima di tutto vengo a trovare mia figlia. Ma quando hanno bisogno di qualche lavoretto, siccome io sono un ex-carroziere e so fare tante cose, sono disponibile. Veniamo con altri amici a raccogliere le olive a novembre; oppure vengo a fare le manutenzioni ai mezzi quando prendono qualche piccola botta, oppure piccole manutenzioni in casa, al laboratorio, dove c’è bisogno insomma. Quando vengo porto l’attrezzatura e gliele faccio.

C’è sempre tanto da fare in un monastero?

Ma certo! C’è tanto da fare e noi siamo un gruppo di amici pensionati che dove c’è bisogno andiamo, anche in tutta Italia. Siamo andati da tutte le parti ad aiutare le suore che hanno bisogno e ce lo chiedono.

E che lavori fate?

In base a quello che ci chiedono: può essere un’imbiancatura delle stanze, può essere la pulizia del giardino, può essere l’imbiancatura degli infissi, piccole manutenzioni di muratura, di idraulica, di elettricità. Quello che serve. Ultimamente abbiamo fatto anche una staccionata.

Insomma ognuno di voi mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità?

Ma certo! È bello darlo quel tempo. Non è tempo perso. È bello donarlo, specialmente alle suore che ne hanno tanto bisogno. E poi ho visto che nel nostro gruppo è nata un’amicizia bellissima. Non solo tra noi, ma anche con le suore. Ci siamo conosciuti, abbiamo parlato, e ci hanno dato molto. È bellissimo!

Quindi è cambiata anche la sua vita?

La mia vita è cambiata totalmente, al 100%. Sono un uomo cambiato, non mi riconosco neanche più, grazie a mio Genero [il Signore – n.d.r.]: mi ha dato una mano Lui perché io non sapevo neanche di dover cambiare così e l’ho fatto con facilità.

Sono andato anche in Terra Santa, a fare volontariato, insieme a degli amici, ad aiutare i conventi dei francescani della Custodia di Terra Santa. È già la quarta volta che vado e lì ho trovato una pace bellissima, una cosa che non conoscevo neanche.

http://www.gelminipopoliterrasanta.org/default65b7.html?id=381

E oggi vivo con serenità, con felicità, cosa che prima non avevo.

È tutto legato al monastero, per merito di mia figlia che mi ha fatto riconoscere questa bellezza.

 

GIUSEPPE MARIANI

 

Cos’è per te il monastero dove vai a fare volontariato?

È un posto di pace e di serenità, nel quale posso avere un minimo di vita di comunità.

Come l’hai incontrato?

È uno dei doni che Roberto, mio grande amico e padre di una delle monache, mi ha fatto. Quando lui è mancato, ho pensato che non ce l’avrei mai fatta a tornare senza di lui. Poi sua figlia Caterina mi ha fatto capire che lei ci aspettava e che noi avremmo continuato a fare le stesse cose nella memoria di lui. E così è stato, e ringrazio lui e Caterina.

Come si svolge l’iniziativa?

Le scadenze sono due: a ottobre per dare un aiuto nella grande impresa della raccolta delle olive; a fine inverno per rimettere in ordine il giardino del chiostro.

Quale riverbero suscita nella tua vita?

Sono gli unici momenti dell’anno in cui accetto di condividere fisicamente le giornate con alcuni amici che hanno le mie stesse motivazioni. Lavorare con loro è bello.

Che tipo di relazione può nascere con le monache come comunione con la tua vita nel mondo?

È sempre una sorpresa e un piacere incontrare le monache nei luoghi di lavoro. Molte di loro sono aperte alla relazione con noi, ci sorridono con la loro anima e ci permettono di condividere qualche momento della loro vita. Mi meraviglia la loro forza, la passione che ci mettono, la metodicità nel programmare e svolgere i loro compiti.

Oltre non vado, non per loro, ma per il mio difficile rapporto con la fede alla quale loro si sono votate.

 

GIOVANNI MOSCATELLI

 

La mia esperienza è quella di un’amicizia che permane da anni con il monastero cistercense di Valserena.

Abbiamo iniziato, con alcuni amici, una decina di anni fa accogliendo la proposta dell’amico Roberto, padre di una delle monache, che purtroppo ora non è più con noi: si trattava di dedicare al lavoro in monastero due brevi periodi all’anno, a febbraio per la manutenzione del giardino e ad ottobre per la raccolta delle olive. Tolto il lungo periodo di lockdown dovuto al Covid, non abbiamo mai mancato un anno.

L’occasione è quella di fornire un aiuto concreto al monastero, ma, più in profondità, quello che ci muove è la ricchezza di esperienza che riceviamo in quei giorni. Innanzitutto è una pausa nella routine quotidiana che aiuta a rimettere le cose al posto giusto, cioè davanti al Mistero di una Presenza che lì è più evidente. In secondo luogo, in quelle giornate sperimentiamo un ritmo di vita non programmato da noi (come succede normalmente) in cui siamo immersi. Infine facciamo una bella esperienza di amicizia tra noi e con le monache che incontriamo durante le ore di lavoro o in parlatorio: loro ci aiutano a guardare tutto con uno sguardo più sereno, positivo, cordiale.

Aggiungo che, nei giorni di lavoro in monastero, momenti fissi di preghiera sono per noi la S. Messa del mattino e Compieta, la sera: sono questi momenti che danno un ordine particolare a tutte le giornate e ci aprono a una comunione più profonda tra noi e con il luogo in cui siamo.

 

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