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Tre Fontane e Acque Salvie

Tre Fontane e Acque Salvie

  di Madre Gabriella Masturzo, OCSO

 

Un luogo di Roma che ha qualcosa da dire oggi sul tema della speranza. Nelle nostre città vediamo molte chiese svuotarsi, il popolo che le frequenta è per lo più gente anziana. Leggiamo della diminuzione in buona parte dell’occidente, del numero dei sacerdoti e dei religiosi. D’ altra parte è evidente la sete di tanti che si muovono sulla speranza di incontrare una novità per la propria vita. Gente di ogni età, popolo e nazione, è arrivata a Roma nell’ anno giubilare appena trascorso. Chi consapevolmente e chi meno è venuta ad attingere alla fonte viva del Vangelo, che la Chiesa offre perché in tanti si rinnovi la vita di fede e da essa la speranza che porta novità, iniziativa, futuro, quando ogni certezza sembra crollare. Ci piace guardare all’ abbazia delle Tre Fontane sulla via Laurentina a Roma, come luogo di speranza, e non solo perché la Chiesa del Martirio di San Paolo è stata una chiesa giubilare, ma per la vita che all’interno si sta sviluppando in una collaborazione tra la comunità monastica maschile dell’abbazia e un piccolo nucleo di sorelle, nella casa annessa, che sorge accanto alla Chiesa del Martirio di San Paolo.

Qualche cenno storico è necessario. Il monastero Trappista e la sua comunità, piccola di numero, ma viva e aperta all’ accoglienza di quanti vi arrivano, sorge in un luogo particolarmente evocativo, grazie alla chiesa che ricorda il luogo del martirio di San Paolo, avvenuto nell’ anno 67 dC. Due secoli dopo, nell’anno 298, furono martirizzati anche Zenone e altri 10.000 cristiani durante la persecuzione di Diocleziano. Luogo di memoria e di santità, qui vennero portate le reliquie di S Anastasio e custodite in un monastero di monaci greci venuti dalla Cilicia. Intorno all’ XI secolo ai monaci armeni subentrarono i benedettini, e a partire dal 1140, i cistercensi e la chiesa abbaziale fu dedicata ai Martiri Vincenzo e Anastasio.

I cistercensi arrivarono in un luogo problematico, in una zona acquitrinosa e malarica. Secondo lo stile proprio pensato da San Bernardo si costruirono i nuovi edifici, e con non poche difficoltà si cercò di far vivere la comunità. La chiesa e il monastero nella struttura architettonica sono uno dei rari luoghi in Europa che restano tali e quali li volle San Bernardo di Chiaravalle. Recenti sono solo le vetrate rifatte negli anni trenta dello scorso secolo; e posteriori alla sobrietà cistercense gli affreschi che raffigurano gli apostoli, sulle colonne portanti. Il terreno paludoso, la malaria, la povertà di mezzi per il sostentamento e di vocazioni, la difficoltà ad integrarsi con la realtà romana, hanno segnato gli inizi. Non fu più facile il seguito. Dopo un lungo periodo di decadenza, nel 1826 il luogo fu affidato ai francescani, ma rimase in abbandono fino al 1868 quando fu consegnato ai Trappisti (Cistercensi della Stretta Osservanza).

Oggi. Dalla trafficata via Laurentina uno stretto viale di lecci ed eucaliptus porta alla chiesa abbaziale, ci si ritrova immediatamente in un clima di silenzio e sotto lo sguardo dell’imponente statua di San Benedetto e il suo invito: Pax. Un ampio piazzale ed un portale che risale a Carlo Magno porta alla chiesa dell’abbazia cistercense. A destra la Chiesa della Scala Coeli in onore della Madonna. Sulla collinetta si trova la comunità delle Piccole Sorelle di Charles de Foucauld. Un viale di eucaliptus fiancheggia la via verso la Chiesa del Martirio di San Paolo, e un breve tratto mostra il ciottolato di epoca romana. Una piccola costruzione a sinistra della chiesa ospita una casa abitata da 6 monache trappiste.

Dal 2019 si è pensato di affiancare alla comunità maschile una casa di sorelle che potesse essere una presenza nella celebrazione liturgica e sostegno per l’organizzazione, il lavoro e la formazione, come per l’accoglienza degli ospiti della foresteria. La comunità trappista di Vitorchiano ha assunto la responsabilità di una casa “annessa” di monache. L’iniziativa è stata sostenuta molto favorevolmente dal vicariato della Diocesi di Roma. L’integrazione tra una casa maschile e una comunità femminile è sembrato potesse ben rappresentare il volto della chiesa locale e quello dell’Ordine Trappista con i due rami, maschile e femminile, e un’apertura planetaria che si inserisce in molteplici contesti culturali, mantenendo la propria identità contemplativa. Per questa iniziativa è stato fondamentale il sostegno dell’Abate Generale, Dom Bernardus Peeters. Negli anni abbiamo visto la collaborazione attiva tra i fratelli e le sorelle presenti a Tre Fontane. L’entrata in monastero di un giovane ragazzo romano che si avvicina a fare le sue promesse definitive per appartenere alla comunità e all’ Ordine; un postulante; e attualmente l’arrivo di un monaco dall’ Indonesia, Dom Maximilianus, come superiore, un monaco dal Brasile e due fratelli nigeriani in aiuto alla comunità sono segni di vitalità. La collaborazione ha portato anche ad una migliore e fattiva organizzazione nel lavoro monastico e nell’ accoglienza degli ospiti.

Una conferma che la strada intrapresa può essere feconda di vita per la Chiesa di Roma, sono stati anche due eventi di incontro ecumenico: nel 2023 la visita di Tawardos II, papa dei Copti, dopo l’ incontro con Papa Francesco e la conferma dell’inserimento nel martirologio romano dei 21 martiri copti uccisi il 15 febbraio 2015; recentemente, il 5 novembre scorso, la firma della Charta Oecumenica aggiornata dopo il lavoro comune della CCEE e CEC, che ha visto la partecipazione del gruppo di lavoro ad una celebrazione liturgica ecumenica nella Chiesa del Martirio di San Paolo, prima dell’ udienza con il santo Padre il giorno successivo. Se c’è una parola di speranza che riceviamo da questa esperienza è che nell’ ardua impresa di vivere le difficoltà che la storia – la realtà – ci mette di fronte, la via è la fede nella promessa di vita che il Signore ci dona, secondo un carisma che si fa vita per noi e per quanti ci incontrano, e sostiene il lavoro “per” e “nella” comunione.

(Articolo pubblicato sulla rivista: “Dal cuore dello Stato – Il Governatorato si racconta”, Anno 2 – n 4/ dicembre 2025 – Città del Vaticano.)

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Pubblicato in Monasteri, Perché vivono i monasteri, Testimonianze
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