Pubblichiamo questo sermone pronunciato in monastero a testimonianza del fatto che i monaci, le monache non vivono al di fuori del mondo, bensì solo separati da quella mondanità che vuole essere senza Dio.
Oggi noi festeggiamo gli 80 anni di esistenza della Repubblica italiana, nata dal Referendum costituente del 2 e 3 giugno 1946, che pose fine al regime monarchico istituendo la Repubblica nel nostro Paese.
La liturgia in maniera decisamente provvidenziale ci presenta stamattina un testo evangelico che pone in maniera esplicita il problema del rapporto tra il potere civile e quello religioso.
“Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio”.
Alla domanda trabocchetto dei giudei, Nostro Signore risponde con una sentenza che eleva il livello del dibattito e pone le basi di una relazione sana tra potere civile e potere religioso. Nessuno dei due poteri è illimitato per così dire e in un certo senso il limite fondamentale del potere per tutti e due è la dignità dell’uomo e l’inviolabilità della sua coscienza.
L’articolo 2 della Costituzione italiana afferma: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».
Il testo non dice «la Repubblica concede» né ancor meno «attribuisce», ma invece afferma in maniera solenne: «La Repubblica riconosce e garantisce».
L’influenza delle grandi tradizioni liberale e cattolica su tale articolo è determinante, il potere politico non ha tutti i diritti e, in un certo senso, ne ha uno solo, quello di servire il bene comune.
San Tommaso scriverà nella sua opera Il Regno una frase destinata a passare alla storia e che risuona ancora oggi con forza: «Come il pilota guida la nave al porto, così il governante deve guidare la moltitudine al bene comune».
Il potere non è un fine in sé, ma è al servizio del bene di tutti.
Ma tale bene comune è veramente tale solo se si articola intorno al valore morale della dignità della persona.
La Costituzione italiana assume e fa suo tale criterio e, in tal senso, essa ha un fondamento etico e in un certo senso religioso.
Giorgio La Pira, uno dei padri della Costituzione italiana, ha scritto: «Una Costituzione cristianamente ispirata non consiste nelle concessioni alla religione cattolica, ma nel fatto che tutto l’ordinamento sia costruito attorno alla dignità della persona umana».
Tale dignità è un valore assoluto ed anche un pensatore laico, come Immanuel Kant, ne riconosce il carattere “laicamente sacro” per così dire, quando gli afferma: «Tratta sempre l’umanità come fine e mai semplicemente come mezzo».
Ciò detto, non si può non riconoscere il fatto che nella storia il potere religioso ha ceduto spesso alla tentazione di rivendicare per sé un potere politico che manifestamente non gli compete… con risultati per lo più funesti.
Qual è dunque la proporzione giusta, l’equilibrio a cui ci invita la sentenza concisa di Nostro Signore stamattina per quanto riguarda la relazione fra potere politico e potere religioso?
Da un lato il potere civile non è né ha un valore in sé, solo a Dio, l’uomo può e deve concedere un valore assoluto e incontestabile. Il potere civile è una realtà transitoria e contingente, solo Dio è eterno. Al tempo stesso non si può amare né Dio né il prossimo se non all’interno della società umana in cui si vive.
L’uomo non è un’isola e anche l’eremita cristiano, se è un buon eremita, è un essere sociale. Il cristiano deve dunque essere all’interno della società umana come un ricordo costante della dimensione trascendente dell’uomo, di questo valore morale perenne della creatura umana che Dio ha iscritto nella storia quando ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza.
In questo giorno in cui festeggiamo gli 80 anni della Repubblica Italiana, noi festeggiamo non tanto lo Stato in sé, forma storica ed evanescente, che è nato un giorno e un giorno scomparirà, ma questa idea intorno alla quale la Costituzione italiana si è costruita: quella di uno Stato che non pone se stesso come valore assoluto, come fu durante il fascismo, ma riconosce invece la centralità della persona umana.
“Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio.”
Che Dio ci faccia la grazia di comprendere che se: «La Chiesa non è lo Stato e lo Stato non è la Chiesa.» come affermava Jospeh Ratzinger, tuttavia tale distinzione non implica una rottura radicale fra le due realtà, in effetti come affermava lo stesso autore: «La politica deve rimanere aperta alla verità morale», poichè sempre secondo lui: «La politica deve essere uno sforzo per la giustizia».
Che tale ricerca della giustizia cioè del bene del prossimo e dell’intera società civile, che tale tensione morale, illuminata e guidata dalle fede faccia di noi degli strumenti, poveri ma generosi, dell’edificazione del regno di Dio, di questo regno in cui un giorno vivremo tutti insieme, in questa Gerusalemme celeste dove vi non vi sarà più né pianto né dolore e dove la pace del Cristo regnerà sovrana. Amen
Padre David Graziani, ocso
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