L’anteprima della ricerca della sociologa Isabelle Jonveaux sulla vita monastica in Francia, pubblicata dalla rivista francese La Vie, ha suscitato interesse anche in Italia, dove alcune testate di informazione ecclesiale ne hanno rilanciato i principali risultati, soffermandosi soprattutto sul rapporto tra liturgia tradizionale e vocazioni.
Al di là di questo aspetto, tuttavia, l’elemento che ci sembra più interessante è un altro. La ricerca rappresenta infatti un tentativo di conoscere in modo organico la realtà dei monasteri contemplativi francesi e offre l’occasione per riflettere su una domanda che riguarda anche il nostro Paese: quanto conosciamo oggi la vita monastica italiana?
Secondo quanto emerge dall’anteprima pubblicata da La Vie, Isabelle Jonveaux, docente all’Università di Friburgo e tra le maggiori studiose europee della vita monastica contemporanea, ha sviluppato questo lavoro nell’ambito di una ricerca destinata a una pubblicazione scientifica internazionale dedicata al tema del riuso degli antichi luoghi religiosi. Per ricostruire l’evoluzione dei monasteri contemplativi francesi, ha assunto come base il catalogo pubblicato nel 2007 dalla Fondation des Monastères, verificando successivamente la situazione delle singole comunità fino ai nostri giorni. La stessa autrice osserva inoltre che, fino ad oggi, mancava uno studio indipendente capace di offrire una visione complessiva della realtà monastica contemplativa francese.
Per noi la questione più interessante è proprio questa.
Conosciamo davvero la situazione della vita monastica italiana? Disponiamo di una mappatura aggiornata delle comunità? Sappiamo come stanno evolvendo le diverse famiglie monastiche? Conosciamo le loro difficoltà, ma anche le esperienze di rinnovamento e il contributo che continuano a offrire alla Chiesa e alla società?
Sono interrogativi che non nascono da una semplice curiosità statistica. Essi toccano il modo stesso di guardare alla vita monastica.
Sostenere i monasteri significa certamente accompagnarne le necessità materiali e spirituali. Ma significa anche contribuire a conoscerne meglio la realtà. Solo una conoscenza più approfondita permette infatti di comprendere i cambiamenti in atto, individuare le reali necessità e valorizzare le esperienze più significative.
In questa prospettiva appare particolarmente significativo anche il «Simposio Internazionale & Scuola Estiva» dal titolo:
Processi partecipativi, innovazione sociale e riuso adattivo
per il patrimonio culturale delle comunità di vita consacrata
che si terrà prossimamente a Lucca. Un’iniziativa promossa da In_bo. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l’architettura; Scuola IMT Alti Studi Lucca; Centro Studi Cherubino Ghirardacci, con il patrocinio della Diocesi e di numerosi entri tra cui anche la Fondazione Monasteri ETS.
L’iniziativa, riunendo studiosi di diverse discipline, testimonia come la riflessione sul monachesimo non riguardi soltanto gli specialisti, ma interessi la Chiesa, il patrimonio culturale e la società nel suo insieme.
La ricerca francese potrebbe allora diventare anche per l’Italia un’occasione preziosa. Non tanto per alimentare contrapposizioni o confermare posizioni già assunte, quanto per promuovere una più profonda conoscenza della vita monastica contemporanea.
Forse è questo il primo servizio che oggi siamo chiamati a rendere ai monasteri: conoscerli meglio, per comprenderli meglio; comprenderli meglio, per poterli sostenere con maggiore responsabilità.
sr. Maria Benedetta Casati, ocso
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