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Una testimonianza che arde e provoca

Una testimonianza che arde e provoca

Ricordando Madre Alessandra Macajone

di sr. MariaChiara Pieri

 

A venti anni dalla morte di madre Alessandra Macajone la comunità agostiniana di Lecceto ha voluto rinnovarne la memoria. Una testimonianza che arde e provoca, questo il titolo dell’incontro che si è svolto all’Eremo lo scorso 28 giugno. Quella di madre Alessandra è un’eredità da custodire e da trasmettere, perché capace di interrogare e offrire spunti di risposta per il nostro oggi.  È stata per noi una gioia partecipare alla gratitudine a Dio che la comunità di Lecceto ha voluto esprimere attraverso la preghiera, il canto e la bella accoglienza di tante persone e amici lì convenuti. Gratitudine per il dono di madre Alessandra alla Chiesa, gratitudine che rinnova e ridesta la propria appartenenza a una storia di grazia.

A ripercorrere il cammino di una donna che ha segnato il rinnovamento monastico del post-Concilio si sono alternate più voci. Innanzitutto padre Amedeo Cencini, amico intimo e di lunga data di madre Alessandra e quindi amico della sua comunità, e poi Madre Monica Della Volpe, che invece – come lei stessa ha detto – in quanto amica della comunità, ha stretto amicizia con madre Alessandra, anche senza averla mai conosciuta di persona.

Nel trascorrere del tempo, ha sottolineato padre Cencini, si chiarisce meglio l’essenza del messaggio di madre Alessandra anche alla luce del nostro presente ecclesiale. Madre Alessandra è stata una donna di speranza. Nonostante le difficoltà vissute nel tempo della sua formazione monastica ha custodito nel cuore un grande ideale. Rivolgendo sulla realtà uno sguardo positivo ed estremamente accogliente, ha reso la sua speranza “contagiosa”: madre Alessandra cambia innanzitutto sé e cambia poi le cose attorno a sé, facendo della sua comunità un punto d’incontro tra la speranza dell’uomo e quella di Dio. Padre Cencini ha magistralmente spiegato i fondamenti teologici della spiritualità che madre Alessandra ha vissuto. La “spinta” di questa monaca agostiniana è tutta appoggiata alla speranza di Dio, al cor inquietum di Dio stesso, che cerca figli felici, liberi di lasciarsi amare da Lui. Come creatura, sperimenta su di sé questa totale fiducia di Dio, da qui l’insistenza di madre Alessandra sull’innocenza, l’abbandono… Dio spera in me! Egli è inquieto finché non riposa nell’uomo! Così nasce in lei il desiderio di essere Sua quiete, Suo appagamento e delizia. Vera figlia di Agostino e filosofa per formazione, madre Alessandra unisce in sé il rigore logico e lo slancio contemplativo. Riprendendo le parole del filosofo tedesco Franz von Baader, che ha – per così dire – “rovesciato” il pensiero di Cartesio, padre Amedeo ci ha portato al cuore della mistica della relazione vissuta da madre Alessandra. Cogitor ergo sum, vale a dire: sono pensato, amato da un Altro. Un Altro mi ha pensato amandomi, quindi sono e sarò in eterno. Esisto non perché penso, ma in quanto voluto da un Altro. Madre Alessandra sentendosi generata da questo pensiero amante, ha potuto e voluto portare, nel pensiero e nel cuore, chiunque abbia incontrato e amato.

Madre Monica Della Volpe ha ulteriormente declinato la figura di madre Alessandra rileggendo i segni nella sua eredità, dentro la comunità che ella ha guidato. Attraverso l’incontro con coloro che l’hanno avuta come madre e sorella, la si può infatti ritrovare viva. Vogliamo qui riprendere solo qualche spunto che possa racchiudere la ricchezza di quanto emerso e ci richiami un compito per il nostro oggi. Madre Alessandra ha assunto fino in fondo il compito difficilissimo dell’essere sposa e madre. È urgente anche per noi imparare una disponibilità totale a questo rischio: accogliere la vita così com’è, in un’apertura e un ascolto che diventino pensiero. L’alternativa a questa altissima vocazione è programmare il proprio benessere. Dove spesso ricada oggi la scelta della donna è davanti agli occhi di tutti, può purtroppo accadere anche nella vita consacrata. Radicata e immersa nell’insegnamento di Agostino, madre Alessandra ha saputo intuire la profondità del Concilio, aprendo vie nuove per vivere la comunione, indicandoci così anche un metodo per le sfide del nostro tempo. Se, come ci ha ricordato nel suo saluto conclusivo madre Monica Gianfrancesco, Presidente della federazione OSA, la Chiesa è per madre Alessandra un “deposito di affettività”, tocca specialmente a noi assumerci a nostra volta il compito di essere madri, spose e donne. In madre Alessandra ne riluce tutta la bellezza.

 

 

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Pubblicato in Cose nuove e cose antiche, Riflessioni

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