Menu Chiudi

UT UNUM SINT

di Renato Rossi

 

 

Si è conclusa il 25 gennaio la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, ma non deve cessare mai la Preghiera per l’Unità dei Cristiani.

L’incalzare della vita moderna, entrata a pieno titolo anche nella pastorale delle nostre parrocchie e comunità ecclesiali, ci fa spesso voltare pagina, fin quando la Guida Liturgica ci ripresenta quell’appuntamento, di solito l’anno successivo.

Ma le Comunità monastiche no, proprio loro, alcune delle quali sono state vere e proprie pioniere e testimoni di Ecumenismo, dovrebbero richiamarci durante tutto l’anno a questa dimensione dell’essere cristiani, che consiste nel fare propria la preghiera di Gesù al Padre prima di morire “Fa’ che siano tutti una cosa sola: come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato.” (Gv. 17, 21).

Scusatemi, se proprio io che non sono un monaco mi permetto di dire queste cose, ma quando, giovanissimo, scoprii il ruolo svolto in questo campo quando la Chiesa Cattolica era ben lontana dall’Ecumenismo se non addirittura avversa, erano i primi decenni del secolo scorso, ne rimasi profondamente colpito.

Mi riferisco alla corrispondenza epistolare fra le Comunità di Nashdon anglicana e di Grottaferrata cattolica, alla proposta di offrire la vita (vedi suor Immacolata e suor Gabriella), al monastero invisibile, al passaggio dall’unione all’unità, all’Ottavario di Watson ed ancora Chevetogne, Vita et Pax a Schotenhof, Monte Oliveto Maggiore, Mater Unitatis in Sardegna. E tanti testimoni, pionieri di Ecumenismo, alcuni dei quali ho avuto la grazia di incontrare. Penso con gratitudine al vescovo che poi mi ha ordinato diacono e all’assistente della FUCI che ritengo avessero l’ecumenismo nel loro DNA, così è successo per me, solo per grazia. “Beati gli operatori di unità” ho detto in qualche incontro, ma subito ho rettificato perché questa beatitudine non è presente né in Matteo né in Luca, in effetti si può parlare solo di “assecondatori di unità” perché chi opera in tal senso è solo la Trinità, stando a quello che ci dice Gesù (cfr. Gv. 17).

La preghiera per l’Unità è costante nella vita liturgica della Chiesa e quindi nel monachesimo, tante volte non lo si coglie. Lo dico spesso durante gli incontri specialmente delle parrocchie, dove i parroci sono oberati dalle molteplici attività e richiamo l’attenzione sulla celebrazione della messa e la specifica richiesta dopo il Padre Nostro “donale unità e pace secondo la Tua volontà”, è la preghiera per la Chiesa ma penso che possiamo vedere al suo interno vari livelli (la comunità che celebra, la parrocchia, la chiesa locale, la chiesa universale, i cristiani tutti). Durante tutto l’anno, a seconda dei tempi liturgici, può capitare di proclamare la Preghiera per l’Unità di Gesù (Gv. 17,20ss), ad esempio la VII domenica di Pasqua/C o la liturgia dei santi Ireneo, Bernardo, Giosafat. E il proprio di ogni Ordine compresa l’Ufficiatura? E la Liturgia Ambrosiana? E gli altri riti cattolici? Chissà quanta ricchezza anche in tal senso.

L’Unitatis Redintegratio indica al capitolo II “Esercizio dell’ecumenismo” prima di tutto la necessità del “Rinnovamento della Chiesa”. Solo una maggiore fedeltà a Cristo ed al suo Vangelo ci porterà sulla via dell’unità (penso al rinnovamento biblico, liturgico, l’apostolato dei laici …). E a seguire “La conversione del cuore” perché il rinnovamento della Chiesa non può prescindere dal contributo personale di ciascun battezzato, ciascuno di noi. Mi domando se questi due primi aspetti non siano intrinseci alla vita del monaco, della monaca, che ci rimanda all’uno interiore e non solo (cfr. Ef. 4,1-3) e che riguardano la santità di vita. Ed insieme alla preghiera vengono definiti l’ecumenismo spirituale, che vedo già nella vostra vita quotidiana.

Sarà soltanto nel capitolo III, nello spazio dedicato alle Chiese Orientali, che appare la parola monachesimo che là fiorì si legge e “si estese poi all’Occidente”.

Il Monachesimo nell’Ortodossia è considerato il modello più alto dell’essere cristiani: ogni battezzato è chiamato ad essere “perfetto” come dice Gesù (Mt. 5,48) o santo (Lv. 19,2) e così facendo contribuisce al perfezionamento della Chiesa e dell’intera società. San Basilio suggerisce la necessità di dover rinunciare e soprattutto di non lasciarsi confondere da altro, per non distogliere lo sguardo dal Risorto; questo lo raccomanda ad ogni cristiano ed in più per il monaco ecco il celibato e la fraternità. Tutto è inserito in quel “processo di divinizzazione” che Dio continua ad offrirci con la sua incarnazione e che caratterizza l’Ortodossia.

Nella terra degli Angli, nella seconda metà del 1500 per opera di Enrico VIII prende via la soppressione degli ordini monastici e religiosi. Le forme di vita consacrata riappariranno dopo tre secoli.

Nell’Europa di Lutero e degli altri Riformatori si rifiutano i “voti”, specie perpetui, in quanto lesivi della libertà donata dal Signore e non fondati sull’Evangelo, perché la vita celibataria può essere solo donata come esperienza di grazia dal Signore e non come impegno personale. Gli ordini monastici così vengono meno pian piano, fino a riprendere consistenza, diversamente articolati, dalla seconda metà del XVIII secolo.

Il Decreto sul rinnovamento della vita religiosa Perfectae Caritatis a voi dedicato dal Concilio Vaticano II inserisce l’ecumenismo fra i vostri campi di azione “Tutti gli istituti partecipino alla vita della Chiesa e secondo la loro indole facciano propri e sostengano nella misura delle proprie possibilità le sue iniziative e gli scopi che essa si propone di raggiungere nei vari campi, come in quello biblico, liturgico, dogmatico, pastorale, ecumenico, missionario e sociale.” (PC 2c). Sembrerebbe riduttivo per quanto ho cercato di dire, ma in effetti non è così perché tutto il documento fa leva sul “rinnovamento” parola acquisita nel titolo, e poi invita alla conversione e alla preghiera, quei tre elementi che come abbiamo visto vengono definiti “ecumenismo spirituale”.

Concludo questa breve riflessione citando due documenti:

  • Il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo, pubblicato nel 1993 dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (ora Dicastero) che dedica il n. 50 al contributo che gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica possono dare alla “cura di ristabilire l’unità dei cristiani”. Riporto il punto d) perché è quello che fu già messo in pratica ispirato dallo Spirito cento anni fa “Mantenere rapporti con monasteri o comunità cenobitiche di altre Comunioni cristiane per lo scambio di ricchezze spirituali e intellettuali, e di esperienze di vita apostolica, poiché lo sviluppo dei carismi religiosi di tali Comunioni può costituire un reale apporto per l’intero movimento ecumenico. Potrebbe in tal modo essere suscitata una feconda emulazione spirituale”.
  • L’Esortazione apostolica post-sinodale Vita Consecrata di san Giovanni Paolo II, pubblicata nel 1996, che al n. 100 scrive: “Se infatti l’anima dell’ecumenismo è la preghiera e la conversione, non v’è dubbio che gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica hanno un particolare dovere di coltivare questo impegno. È urgente, pertanto, che nella vita delle persone consacrate si aprano spazi maggiori all’orazione ecumenica ed alla testimonianza autenticamente evangelica, affinché con la forza dello Spirito Santo si possano abbattere i muri delle divisioni e dei pregiudizi tra i cristiani.”

 

Grazie per la pazienza. Se trovate qualche spunto positivo ringraziate il Signore e quella Madre che mi ha chiesto di scrivere e che non menziono per rispetto, altrimenti dite una preghiera per un povero peccatore.

 

Rossi diacono Renato
Incaricato Servizio Ecumenismo e Dialogo Interreligioso
Arcidiocesi di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino

 

Bibliografia breve

 

Il ruolo del monachesimo dell’ecumenismo, Atti del Simposio Ecumenico Internazionale, Monte Oliveto Maggiore 30 agosto-1 settembre 2000

Basilea Schlink, Dio fa miracoli, Massimo 1973

card. Jaeger, Il Decreto conciliare sull’ecumenismo, Morcelliana 1965

Testore, Suor Maria Gabriella Trappista, Vitorchiano 1958

 

Visits: 27

Pubblicato il Riflessioni

    Donazione detraibile fiscalmente per le opere della Fondazione Monasteri

    Il tuo nome e cognome *

    La tua email *

    Il tuo messaggio

    Importo della tua donazione (in euro)*

    Riceverai via email i dati del conto bancario dell'Associazione N.S. della Pace su cui effettuare il bonifico per la tua donazione detraibile fiscalmente a favore delle opere della Fondazione Monasteri.

    OPERA SAN PIO X

    Della società San Vincenzo De’ Paoli per l’assistenza dei monasteri di clausura

    Per aiuti ai monasteri

    Via XX Settembre, 23
    10121 Torino

    338 8714418 Antonio
    338 8304980 Daniele

    info@dalsilenzio.org

    www.dalsilenzio.org

    Il bollettino “Dal silenzio” comunica notizie dai monasteri e parole per le contemplative.

    CNEC

    Centro Nazionale Economi di Comunità

    www.cnec.it

    Il CNEC, associazione tra istituti religiosi ed ecclesiali, si propone di studiare e approfondire i problemi del servizio economale.
    Essa offre ai propri soci supporto tecnico amministrativo per una maggiore preparazione degli economi.

    L’associazione, inoltre, promuove la valorizzazione e la sostenibilità delle opere nate dai diversi carismi.

    Il CNEC stimola gli istituti religiosi alla collaborazione per la gestione e il futuro delle opere.

    Infine, si impegna a collaborare con le istituzioni preposte alla guida della vita consacrata (CEI – USMI – CISM),
    e con le altre associazioni che operano a favore degli istituti religiosi.