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Vita e morte dei monasteri di monache contemplative. Abusi

Abusi

Sul tema Vita e morte dei monasteri di Monache contemplative  vorremmo continuare una serie di riflessioni Alla ricerca di basi teologiche che ci spieghino ancora una volta la consistenza di questo genere di vita agli occhi di Dio e nel contesto della storia della salvezza.

Contemporaneamente vorremmo avventurarci in un terreno che meno ci è proprio e riguarda piuttosto il clamore del mondo che arriva fino a noi. Ce ne interessiamo perché questa volta ci riguarda. Si fa ultimamente un certo parlare di abusi: abusi sulle suore, tema scandalistico (non diamo link, ma è facile trovarli); palla rilanciata in senso contrario: abusi delle suore. (www.avvenire.it/chiesa/pagine/civilta-cattolica-abuso-di-potere-su-suore).

Qualcuno commenta: le suore si sono permesse di rivelare lo scandalo degli abusi sessuali commessi su di loro da sacerdoti, questi si vendicano mettendo in piazza presunti abusi di potere da parte delle superiore sulle altre suore.

A chi fa bene tutto questo? Probabilmente a nessuno.

Sul tema di abusi che si dicono commessi da suore, anzi da superiore, riportiamo qui l’articolo del noto gesuita Cucci, perché pubblicato da Civiltà cattolica, ripreso da Avvenire, ha avuto un notevole eco; e pubblichiamo la risposta della meno conosciuta suor M. Nives Colle, comparsa nel blog Cultura Cattolica, perché, condividendo le sue argomentazioni,  vorremmo contribuire a far conoscere questa voce.

Sul tema degli abusi sessuali commessi ai danni di suore aggiungeremo prossimamente due testimonianze.

Qui vogliamo solamente riprendere alcune delle argomentazioni più correnti cui si ricorre parlando  del fenomeno (cfr articolo sul messaggero).

Sulle ragioni che facilitano le violenze si insiste soprattutto sulle strutture di potere e sul clericalismo. Si dice che le persone tendono ad appoggiare il prete perché lo ritengono al di sopra di ogni sospetto. È messa in discussione invece la  moralità della vittima.

Probabilmente è stato vero per molto tempo, ora rischia di essersi rovesciata la situazione: basta una parola per rovinare un prete. In ogni caso, il mettere al centro il clericalismo porta fuori strada.

Il problema degli abusi è molto più vasto e più profondo: in moltissime culture non cristiane (abbiamo una certa conoscenza riguardo all’estremo oriente) è considerato un diritto del capofamiglia usare sessualmente delle discendenti, in età giovanissima. Da noi la cosa non era così esplicita ma in molti strati popolari vigeva, e talora ancora trapela, questa mentalità, che condanna la donna se si ribella in queste situazioni. Evidentemente a monte c’è lo stesso pensiero. Il punto dolens è la cristianizzazione della famiglia, che qua e là non era stata sufficiente e oggi viene quasi ovunque abbandonata. Inutile negarlo: solo Cristo ha conferito eguale dignità alla donna e all’uomo. Dove Cristo è assente, la condizione della donna non potrà essere che quella di un peggiore degrado. I veri cristiani, chierici o no, anche quando tradiscano il loro credo almeno conoscono la verità sull’uomo e sulla donna.

Abbiamo conosciuto un monastero in cui (parliamo di molti anni fa) era l’operaio della comunità a insidiare le novizie. Le poche che osarono dirlo non furono credute, il risultato fu che il monastero si spopolò. Qui il clericalismo non c’entrava proprio.

Si dice che una seconda ragione del silenzio è la paura e la vergogna della vittima: «Spesso la vittima viene accusata di seduzione. Il che significa perdere la fiducia per raccontare quanto è successo». «La maggior parte degli eventi è nascosta. Le donne si vergognano e i predatori clericali rimangono attivi». No: i predatori in generale! Tutto il resto è verissimo.

Ma passiamo al tema degli abusi che sarebbero commessi da parte di suore. A dialogo due articoli recentemente comparsi.

Monica della Volpe

ABUSI DI AUTORITÀ NELLA CHIESA

Problemi e sfide della vita religiosa femminile

Giovanni Cucci | Quaderno 4083-4084 di La civiltà cattolica | pag. 218 – 226 | Anno 2020 | Volume III

1 Agosto 2020

Un tema per lo più inesplorato

La Chiesa si è a più riprese occupata del tema degli abusi, anche in tempi recenti, sia a livello di riflessione che di provvedimenti e protocolli operativi. Tuttavia la rilevanza del tema ha riguardato per lo più gli abusi sessuali e psicologici nei confronti di minori da parte di ministri della Chiesa, soprattutto presbiteri. Si tratta di aspetti indubbiamente preponderanti, ma non certamente esaustivi.

Un tema che non ha avuto finora sufficiente attenzione è l’abuso all’interno delle Congregazioni femminili. Esso non assume per lo più la forma della violenza sessuale e non riguarda minori; tuttavia non per questo risulta essere meno importante e gravido di conseguenze rilevanti. Dall’esperienza pastorale e dai colloqui avuti in proposito si tratta per lo più di abusi di potere e di coscienza.

Il fascino del potere nelle Congregazioni femminili

Il vento di rinnovamento suscitato dal Concilio Vaticano II e dal magistero successivo non è stato vissuto allo stesso modo nelle varie Congregazioni religiose. Alcune hanno dato vita a una difficile, ma efficace opera di aggiornamento e di riforma; altre, invece, non sono riuscite in tale scopo, o per mancanza di forze, o perché convinte che le consuetudini sinora praticate potessero costituire ancora la modalità ideale di governo. La storia insegna purtroppo che senza una tale fatica di confronto e ricerca di strade nuove si rischia di smarrire la freschezza del carisma, avviando un lento ma inarrestabile declino.

Va anche aggiunto che le dinamiche della vita religiosa femminile risultano essere molto diverse da quella maschile sotto vari aspetti. Gli studi e le molte possibilità pastorali di chi ha ricevuto gli Ordini permettono ai religiosi maschi di vivere con maggiore apertura e autonomia anche la vita fraterna e i voti religiosi… (segue)

Abusi di autorità

Un articolo su civiltà cattolica

Autore: Sr. Maria Nives Colle | Curatore: don Gabriele Mangiarotti | Fonte: CulturaCattolica.it

L’articolo Abusi di autorità nella chiesa – Problemi e sfide della vita religiosa femminile di Giovanni Cucci, pubblicato in Civiltà Cattolica, Quaderno 4083-4084, ci lascia una impressione complessa e nell’insieme penosa. Non tanto per la supposta gravità dei fatti rivelati, quanto per il livello e la modalità delle argomentazioni: certamente nel vento della moda e tali da attirare l’attenzione – abusi da parte delle superiore religiose femminili, quale ghiotto argomento! – ma di una superficialità impressionante, tanto più in un autore che ci ha dato buoni articoli, in altri campi.

Non si citano statistiche o indagini approfondite tra le fonti: ma soltanto esperienze pastorali e colloqui avuti, in modo generico.

I titoli dei paragrafi già sono allusivi: Il fascino del potere nelle Congregazioni femminili. Non mancano affermazioni equilibrate e accettabili, come:

Il vento di rinnovamento suscitato dal Concilio Vaticano II e dal magistero successivo non è stato vissuto allo stesso modo nelle varie Congregazioni religiose. Alcune hanno dato vita a una difficile, ma efficace opera di aggiornamento e di riforma; altre, invece, non sono riuscite in tale scopo, o per mancanza di forze, o perché convinte che le consuetudini sinora praticate potessero costituire ancora la modalità ideale di governo. La storia insegna purtroppo che senza una tale fatica di confronto e ricerca di strade nuove si rischia di smarrire la freschezza del carisma, avviando un lento ma inarrestabile declino.

Ma si affacciano poi considerazioni molto gratuite:

 Va anche aggiunto che le dinamiche della vita religiosa femminile risultano essere molto diverse da quella maschile sotto vari aspetti. Gli studi e le molte possibilità pastorali di chi ha ricevuto gli Ordini permettono ai religiosi maschi di vivere con maggiore apertura e autonomia anche la vita fraterna e i voti religiosi.

Siamo d’accordo sul fatto che le dinamiche siano differenti; anzi, questo dovrebbe essere scontato; che poi questa differenza coincida ipso facto con un difetto di base da parte femminile, questo è per noi meno evidente, e ci ricorda tristi esempi di un clerical- maschilismo a noi ben noto: cambiano i tempi, cambiano un po’ le forme ma il problema è ancora lì. Non ci saranno più i responsabili ecclesiastici che parlando alla comunità femminile esortavano: siate virili! Come usava un tempo – tanto più che virilità e femminilità sono meno di moda. Ma sempre si troverà chi confonde una legittima e doverosa diversità che plasma differentemente la comunità femminile, con tutte le deviazioni possibili… (segue)

Maria Nives Colle

Posted in Monasteri, Omelie, Vita consacrata