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Vocazioni. Riflettendo su una buona notizia

Vocazioni. Riflettendo su una buona notizia

di Monica Della Volpe

 

Gran Bretagna, la fede torna tra i giovani; la buona notizia viene da un articolo de Il Timone. Lo sintetizziamo:

Negli ultimi tempi, in Gran Bretagna si sta assistendo a un fenomeno interessante quanto inaspettato: un ritorno alla fede da parte della Generazione Z, nata tra il 1997 e il 2012. Parliamo di ragazzi cresciuti in una società secolarizzata … Eppure, molti giovani britannici stanno riscoprendo la religione come fonte di significato e identità nella loro vita. Un fenomeno su cui si è soffermato il New York Times, prima e il Financial Times dopo che, in un articolo, in cui viene condotta una dettagliata analisi del trend sempre più in crescita, sottolinea: “La religione non è tornata per nostalgia, ma per necessità”.

E i numeri sembrano confermare questa “necessità”: negli ultimi sei anni il numero di ragazzi tra i 18 e i 24 anni che almeno una volta al mese va in chiesa in Gran Bretagna è addirittura quadruplicato, dal 4% al 16%, tra i 25 e i 34 anni è più che triplicato, dal 4% al 13%. A frequentare le funzioni religiose sono più i ragazzi delle ragazze e il trend in crescita riguarda soprattutto i cattolici. (…)

Secondo il Financial Times, la religione viene vista da molti giovani come un’esperienza importante, anzi, unica, attraverso cui riscoprire sé stessi e il senso della propria esistenza. In un’epoca in cui domina l’incertezza del relativismo in tutte le sue forme, la fede diventa l’orizzonte di senso verso cui proiettare tutte le domande ultime, quelle più urgenti, quelle dalle risposte meno facili…come occasione di ricerca e riscoperta di un significato nuovo, perché domanda costantemente aperta ma destinata a trovare delle risposte.

 

Oggi abbracciare la fede, alla Generazione Z, appare a tratti come un gesto controrivoluzionario, quasi una forma di ribellione silenziosa contro il vuoto esistenziale.

Una riscoperta che si esprime anche attraverso gruppi di lettura biblica promossi attraverso i social media, e i podcast spirituali e persino incontri universitari in cui si analizzano le domande sul senso dell’esistenza e sulla morte. A Londra, Manchester e in altre città britanniche, si assiste a vere e proprie “spinte dal basso”, riguardo le comunità giovanili, dove la fede si basa su un confronto molto diretto e personale…come reazione alla tendenza diffusa nella nostra società ad evitare la riflessione sulla sofferenza e la fragilità della vita umana, …. come la risposta coraggiosa che permette di affrontare il senso del “limite” e di “finito” che ci accompagna ad ogni passo.

Risposta consapevole e forte ad una realtà che, con i tempi martellanti e rapidi che la contraddistingue, risulta priva di profondità, realtà a cui la fede riesce a restituire il giusto spessore, conferendo risposte che liberano dal vuoto esistenziale culturalmente conclamato.

 

Questo ritorno dei giovani, o questa domanda, ci riporta alla riflessione di sr. Mirella Soro nella recente Tavola rotonda che concludeva gli incontri USMI. Citiamo a memoria:

Interroghiamoci: cosa Cristo ci sta dicendo attraverso di loro? Mettiamoci in discussione per prime, senza paura. Poi facciamo tesoro dell’esperienza e riflettiamo sull’esperienza: dobbiamo studiare il mondo e studiare profondamente il carisma. I frati predicatori nascono nel tempo in cui i Catari volevano una chiesa perfetta. San Domenico vide nell’ umanità ferita e in errore la sete del Signore; non creò un ordine di puri, ma di redenti.

 

Riflettiamo: il raffronto fra lo spirito dei Catari e quello di San Domenico risulta estremamente illuminante su alcuni passaggi nella vita ecclesiale di oggi. Riguardo al tema degli abusi su cui stiamo riflettendo, c’è un agire, comune a laici “illuminati” e purtroppo a un numero sempre maggiore di ecclesiastici, che vuole stabilire una “Chiesa dei puri” – una Chiesa degna di una società da “mani pulite” (dove il virgolettato dovrebbe essere molto pesante).

C’è di contro un atteggiamento profondamente missionario che, prendendo coscienza della realtà di peccato che ci accomuna tutti, la guarda con profonda compassione (che non vuol dire simpatia!) e la richiama a incontrare, conoscere, illuminare e mettere al centro Colui che è il Redentore, l’Unico: Cristo.

 

Quale differenza profonda.

 

Quando una generazione vuole “fare pulizia” del sudiciume che vede attorno a sé, si rivolta. Finché si tratta delle rivolta dei poveri e di coloro che sono realmente oppressi e feriti, ha un innegabile merito di denuncia che apre la via a una possibile purificazione; ma finisce presto, e quasi sempre si rivolta contro chi l’ha scatenata, i poveri appunto.

 

Ma quando della rivoluzione si impadroniscono i professionisti, le assicurano il successo, diviene metodo, assurge a ideologia, va al potere, allora è la dittatura del terrore, come ai tempi della rivoluzione francese. Un Robespierre si sussegue all’altro e il sangue scorre, senza vantaggio di nessuno. Al governo saranno sempre più i sanguinari, i peggiori.

Questo terrore all’interno della Chiesa che imita la società odierna avrà uno stile felpato, un’aura di santità, un cuore freddo e implacabile…ovviamente solo per qualcuno.

 

La formula cristiana del cambiamento sarà sempre un’altra: non puri, ma peccatori redenti.

E che faranno i peccatori redenti?

Ricostruiranno il popolo dei battezzati, a partire dal sacerdozio di Cristo. I Cristiani non sono uomini in sé migliori, sono fondati su Cristo.

Cristo Sacerdote e Re chiama, accoglie, converte, guarisce, illumina, purifica. Una vita nuova e pura può allora sgorgare dalle sorgenti del Redentore.

Il carisma profetico e contemplativo contempla questo Mistero e lo approfondisce, perché altri possano costruirvi sopra e annunciare.

Abbiamo bisogno di sacerdoti, abbiamo bisogno di missionari e testimoni, Dio chiama, vogliamo come umanità rispondere.

 

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Pubblicato in Vocazione

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